Numero 1 del 2018
Titolo: I segreti del matrimonio
Autore: Liana Messina
Articolo:
(da «F» n. 49-2017)
Crediamo di sapere tutto di chi ci sta accanto. Ma cosa succede quando un evento inatteso fa cadere il nostro muro di certezze?
In Spagna Dolores Redondo è entrata di diritto nel paradiso degli autori da best seller, ha sfondato il muro del milione di copie e la sua trilogia del Baztàn, con al centro la coraggiosa Ispettrice Amaia Salazar, tradotta in più di 35 lingue in tutto il mondo, è il fenomeno letterario più importante degli ultimi anni. Ma è con l'ultimo romanzo «Tutto questo ti darò» (DeA Planeta) che la scrittrice ha sentito di aver avuto la consacrazione assoluta, vincendo nel 2016 il più prestigioso premio letterario del Paese, il Planeta. Una storia noir, che inizia con una morte e procede col disvelamento di molti misteri, ma in cui hanno grandissimo spazio i sentimenti. Protagonista è uno scrittore di mezza età madrileno, Manuel, colpito nel suo affetto più profondo quando gli comunicano che suo marito, Alvaro, è morto in un incidente d'auto. Sarebbe dovuto essere a Barcellona per un incontro d'affari, invece si trovava all'interno della Galizia dove era nato, nella Ribeira Sacra, terra mistica dominata dalla natura, in cui l'uomo, usando ancora oggi metodi antichi, coltiva vini pregiati su terreni dalla pendenza impervia.
Quando Manuel arriva sul posto per riconoscerlo e seppellirlo si trova davanti un vortice di segreti che lo fanno dubitare di aver davvero conosciuto la persona con cui pensava di dividere tutto. Una famiglia nobile e ricchissima di cui non gli aveva mai parlato, un padre padrone che lo aveva cacciato di casa da ragazzino e che pure, morendo, gli aveva lasciato in eredità la gestione dell'intero patrimonio oltre che la cura delle vite dei fratelli e degli altri parenti; un passato pieno di lati oscuri che si riflettono ancora nel presente. Con l'aiuto di un sacerdote (fedele amico d'infanzia di Alvaro) e di un ruvido poliziotto convinto che si tratti di un omicidio, Manuel riuscirà ad arrivare alla verità, ma sarà anche costretto a rimettere totalmente in discussione il rapporto con il suo compagno.
Questa la trama dell'ultimo libro di una scrittrice che a 47 anni ha vinto il premio letterario più importante del suo Paese. Per lei si tratta di un sogno antico, coltivato fin da bambina. Originaria di San Sebastiàn, nei Paesi Baschi, ma con sangue galiziano nelle vene, la Redondo è cresciuta in una famiglia modesta (quattro figli, il padre lavorava su navi di pesca d'altura, stando lontano anche per sette mesi di fila), ma in cui i libri avevano un posto speciale. «Mia madre e suo fratello se li scambiavano freneticamente, se li raccontavano l'un l'altro - ricorda la scrittrice oggi - e anche se io spesso ero troppo piccola per leggerli, non vedevo l'ora di poter entrare in quella specie di circolo privilegiato». Ha dovuto aspettare l'incontro con l'amore della sua vita (il suo secondo marito, Eduardo, ombra cortese e discreta sempre al suo fianco) per far uscire allo scoperto il suo talento per la scrittura, coltivata per anni quasi di nascosto. Come ci racconta in questa intervista, realizzata in Galizia, nei luoghi che fanno da sfondo al suo ultimo romanzo.
D. Come è nata la sua passione per la letteratura?
R. Prima di tutto dalla lettura: la nostra casa è sempre stata piena di libri e per me a un certo punto sono diventati un'ancora di salvezza: quando avevo sei anni, una delle mie sorelle è morta di leucemia, e poi subito dopo abbiamo perso altri giovani della famiglia, uno zio e un cugino, per degli incidenti. Sembrava una maledizione, il clima era pesantissimo, mia madre soffriva di depressione. Leggere divenne un rifugio, lo spazio immaginario in cui fuggire e respirare. Adoravo i libri d'avventura, di pirati, Stevenson e Salgati.
D. Come è arrivata alla scrittura?
R. Partendo dai diari da adolescente, poi attraverso i primi tentativi di racconti. Ma non sapevo neppure come si faceva a diventare scrittori, vivevo lontano mille miglia da Madrid o Barcellona, non conoscevo nessuno nel mondo editoriale. Ho dovuto trovare qualcosa di più concreto su cui puntare e con cui guadagnarmi da vivere. Ho studiato prima legge e poi ristorazione gastronomica, ho iniziato a lavorare nei ristoranti e poi ne ho aperto uno tutto mio.
D. Che cosa l'ha fatta decidere di cambiare strada e rivoluzionare la sua vita?
R. La verità è che la voglia di scrivere mi era rimasta dentro come una pulsione sotterranea, una luce che non si spegneva e non mi permetteva di sentirmi davvero appagata. Eduardo, mio marito, ha capito quasi subito che era qualcosa di cui avevo bisogno, è stato il primo a crederci davvero, a finanziare i miei tentativi e le iscrizioni ai concorsi, a occuparsi dei nostri due figli, che allora erano piccoli, mentre io scrivevo. E anche a spingermi a non arrendermi ai rifiuti degli editori, che ci hanno messo anni a dirmi finalmente di sì.
D. Perché ha scelto una coppia gay come protagonista del suo ultimo romanzo?
R. La trilogia del Baztàn è basata su un gruppo di donne forti, non solo Amalia, ma anche tutte le altre della sua famiglia, un vero clan matriarcale. Mi faceva piacere essere vista come l'interprete del potere femminile, dei temi legati alle difficoltà per emergere sui luoghi di lavoro, la maternità e gli altri nostri problemi quotidiani. Però volevo dimostrare di saper parlare anche di uomini: questa è una storia tutta al maschile, in cui i tre protagonisti, aiutandosi l'uno con l'altro, superano ognuno i propri pregiudizi. Puntando comunque l'obiettivo sulla cosa che mi interessa di più, le passioni umane.
D. Infatti quella tra Manuel e Alvaro è un'unione forte, un vero e proprio matrimonio d'amore: che però rischia di essere distrutto dai segreti.
R. È uno dei temi di cui volevo occuparmi: quanto conosciamo davvero la persona che ci sta accanto nella vita? Manuel all'inizio vorrebbe addirittura fuggire, rifiutando in blocco quell'altro mondo in cui il marito si muoveva a sua insaputa. Quando scopre il suo secondo cellulare, lo prende come un vero e proprio segnale di tradimento. Anche se non c'è di mezzo una terza persona o una relazione fisica. Poi più va avanti nell'indagine, più l'immagine di Alvaro prende contorni contraddittori, un ribelle, forse un assassino, oppure un eroe. Comunque un estraneo.
D. Un dolore che quasi supera quello del lutto: si può convivere dubitando della persona che si ama?
R. Credo di no: anche perché il solo fatto di avere dei dubbi fa sentire Manuel in colpa. «Come posso», si chiede fra sé e sé, «anche solo pensare che abbia fatto certe cose?». È un po' come tradire l'ideale che ti eri creato innamorandoti di quella persona. Però il viaggio a cui gli eventi lo obbligano gli fa scoprire cose che mai avrebbe potuto immaginare: l'Alvaro più profondo e tutte le ferite che nascondeva. Mostrandogli anche il risvolto positivo delle bugie: qualcosa che a volte tutti noi usiamo per proteggere le persone che amiamo, costruendo intorno a loro una solida corazza.