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Kaleîdos

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Numero 8 del 2018

Titolo: Metamorfosi di un maschio

Autore: Ilaria Amato


Articolo:
(da «F» n. 15 del 2018)
Cadono molti stereotipi, i ruoli diventano intercambiabili e gli uomini si stanno femminilizzando. Tutto bene? No, se prendono il peggio di noi (ossessione per il corpo, insicurezze). Sì, se usano i trucchi delle donne per essere ancora più sexy
Gli uomini sono in piena crisi di identità. Sanno cosa non vogliono più essere, ma ancora non hanno ben chiaro cosa vogliono diventare. Sono confusi, disorientati. Non hanno punti di riferimento o modelli maschili vincenti da imitare. E allora che fanno? Copiano le donne. O meglio le loro nevrosi, diventando insicuri, eterni indecisi, fissati con aspetto fisico e linea, come succede a noi quando ci facciamo prendere la mano. Da un paio d'anni, con una pagina su Facebook da 120 mila follower e ora con l'omonimo libro «Gli uomini sono le nuove donne» (Sperling & Kupfer) un collettivo di osservatori, rigorosamente anonimi, si è preso la briga di raccontare, con puntuale ironia, il maschio di inizio millennio in piena fase di transizione, colto con le mani nel sacco, mentre cercando se stesso pesca a piene mani dal repertorio femminile. Il ritratto che ne esce è quello di uomini che scimmiottano i nostri comportamenti peggiori, che passano tutto il tempo a phonarsi il ciuffo, che dopo un paio di birre sono sbronzi, fastidiosamente pignoli sui dettagli, perennemente a dieta e inseparabili da curcuma e soncino. Ma cosa sta succedendo ai nostri uomini? Da cosa dipende e a cosa porta questa confusione di ruoli? Lo abbiamo chiesto a Donatella Marazziti, psichiatra, studiosa dei segni biochimici dell'attrazione e autrice di «La natura dell'amore» (Fioriti editore).
D. A noi donne piace un maschio così?
R. Difficile essere attratte da uomini simili, che assumono caratteristiche di cui noi stesse vorremmo liberarci.
D. Se non per piacerci, perché lo fanno allora?
R. Sono in piena fase di muta, come i serpenti. Stanno cambiando pelle. È la società stessa che si sta evolvendo e che sta portando a una caduta di alcuni stereotipi, di comportamenti e ruoli tipici dell'uno e dell'altro sesso.
D. Cosa significa in pratica?
R. Lo vediamo tutti i giorni, gli uomini si prestano sempre più a svolgere mansioni che prima erano prerogativa prettamente femminile: hanno iniziato timidamente a prendersi cura della casa, della famiglia. Stanno imparando, a poco a poco, a vergognarsi meno di vivere le emozioni e di mostrarsi fragili, a volte. Non sono più quelli di una volta: è evidente. E questo è positivo, perché è segno che stiamo abbandonando alcuni cliché che ci hanno attanagliato per secoli.
D. Quindi tutto bene?
R. No, un momento. In alcuni ruoli finalmente uomini e donne sono intercambiabili, ma questo non significa che tutti gli stereotipi siano caduti, alcuni sono duri a morire, su tutti quello del maschio che comanda, che ha l'ultima parola, che impone la sua volontà sulla donna. Altrimenti non assisteremmo a tanti casi di femminicidio e violenza sulle donne. Non ce lo dimentichiamo. Non possiamo dire che tutti gli uomini si siano «ammorbiditi». È importante, ci tengo a sottolinearlo. Detto questo non possiamo negare che alcuni si stanno «femminilizzando».
D. Da cosa ce ne accorgiamo?
R. Dall'eccessiva preoccupazione per l'immagine che hanno molti maschi oggi. E questo seppure io mi ritenga una persona senza pregiudizi mi fa pensare. Intendo dire che certo ognuno è libero di fare ciò che vuole con il proprio corpo, io però noto sempre più spesso che questi uomini non si limitano a voler essere belli e curati, il loro rapporto con il proprio aspetto fisico spesso è distorto, noi psichiatri li chiamiamo dismorfofobici e sono quelle persone ossessionate dalla propria immagine corporea, che vedono difetti fisici anche dove non ci sono, sono uomini che si sentono brutti anche se sono belli, che si vedono l'acne anche se hanno la pelle liscia. Anche a noi donne capita di vederci difetti che non abbiamo, ma per noi non è una patologia, è un modo di essere. Quando accade negli uomini c'è qualcosa che non va.
D. Da dove nasce questa estrema attenzione maschile per il corpo?
R. Viviamo tutti, sia uomini che donne, nella società dell'apparire, di Instagram, della continua esposizione della propria immagine. Nessuno si salva, neanche loro. È sotto questa dittatura del narcisismo che anche i maschi hanno iniziato a ricorrere a creme e cerette.
D. E ci guadagnano in sex appeal?
R. No, non basta essere belli e curati per far scattare l'attrazione fisica. Non c'è mistero, fascino. Maschi di questo tipo sono più amiche che partner.
D. Eppure gli uomini «femminili», quelli che trasmettono una certa ambiguità sessuale esercitano una forte attrazione sulle donne.
R. Vero, hanno un grande richiamo erotico, succede da sempre, da David Bowie fino a Damiano dei Maneskin. Il segreto di questi sex symbol, rispetto agli uomini «femminilizzati», è che hanno saputo prendere i tratti femminili migliori e trasformarli in elementi di fascino. È la regola dello specchio rovesciato: siamo attratti da una persona in cui rivediamo una parte di noi stessi. Ci innamoriamo della loro bella parte femminile.
D. Anche se siamo eterosessuali?
R. Sì, la sessualità ha meno paletti di quello che pensiamo.
D. Questo spiega allora perché a alcuni uomini piacciono le donne mascoline?
R. Sì, o anche i transgender, anche se per gli uomini è diverso, se ne sono attratti non lo fanno vedere, lo fanno in modo clandestino: loro hanno paura di diventare omosessuali, di far pensare agli altri che possano esserlo, per loro è ancora un forte tabù questo. Noi donne siamo più aperte in tal senso, abbiamo meno remore.
D. Quindi le regole dell'attrazione non sono così rigide: o bianco o nero?
R. Direi che sono più come l'immagine orientale del Tao, diviso a metà tra i due colori, ma in ognuno c'è una parte dell'altro: nel nero un punto di bianco e nel bianco un tocco di nero. A una donna può piacere un uomo con una parte di donna e viceversa.
D. «I sessi per quanto diversi si mescolano. Non c'è sesso umano che non oscilli da un sesso all'altro», scriveva Virginia Woolf in Orlando.
R. Sono d'accordissimo e confermo che l'ambiguità sessuale aumenta la libido, ma è bene anche ricordare che come tutti i giochi sessuali funziona se limitata a certe situazioni.
D. Cosa vuol dire?
R. Che la contaminazione stimola l'attrazione, ma attenzione a non alimentare la confusione, la perdita di differenziazione tra un genere e l'altro. Se arriviamo a un unico essere privo di identità sessuale, che fine fa la trasgressione?
Ilaria Amato



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