Numero 8 del 2018
Titolo: Donna stai zitta
Autore: Gaia Giorgetti
Articolo:
(da «F» n. 15 del 2018)
Nell'antichità gli uomini lo dicevano per tenerci lontane dal potere. Le conseguenze le paghiamo ancora oggi
Stridente e acuto, o caldo e confidenziale, il tono della nostra voce è ritenuto adatto a esprimersi tra le mura domestiche, non nei luoghi di comando. Una scusa perfetta per tapparci la bocca. Lo dicono molti miti. Ma i corsi di dizione fatti dalla Thatcher per rendere più pastosa la sua voce lo confermano
Noi donne blateriamo, facciamo chiacchiere o baccano. Ma il potere ha toni maschili. E quando arriviamo ai vertici ci tocca fare corsi di dizione per scimmiottare gli uomini o indossare tailleur d'ordinanza per essere più convincenti. Perché? La misoginia da sola non basta a spiegare perché noi donne siamo state escluse dal comando: c'è una trama secolare che ci relega al silenzio, in quanto donne. Dai Greci in poi, la cultura occidentale conferma che non abbiamo la voce per occuparci della Cosa Pubblica. È la tesi della classicista inglese Mary Beard documentata nel libro «Donne e potere. Per troppo tempo le donne sono state messe a tacere» (Mondadori).
Il nostro tono vocale è considerato adatto al privato, caldo e confidenziale in casa, stridulo e fastidioso in pubblico, mai abbastanza titolato per rappresentare il Bene comune. Possiamo regnare sulla cucina e sui lavori domestici, tuttalpiù sul letto coniugale, ma nella sfera pubblica siamo e ci sentiamo outsider. Beard, partendo dalla cultura greca e latina, spiega come i meccanismi che ci hanno ridotto al silenzio siano ancora profondi e la pratica di tapparci la bocca sia radicata da migliaia di anni. Miti, letteratura, filosofia, poesia ed esempi di stretta attualità non fanno che confermare questa tesi. E il primo a tapparci la bocca è stato proprio quel bamboccione di Telemaco.
D. La saggia Penelope zittita dal figlio: «Vai a tessere in camera tua».
R. Nel primo libro dell'Odissea, la regina di Itaca lascia le sue stanze per raggiungere il figlio nella sala centrale della reggia, dove un aedo sta intonando le peripezie di Ulisse. Musica troppo triste per Penelope, che chiede di cambiare canzone, ma il figlio Telemaco la redarguisce: «Madre mia, va' nelle stanze tue, accudisci ai tuoi lavori (...), la parola spetterà agli uomini, a tutti, a me soprattutto che ho il potere qui in casa». Una scena comica, dice Beard, se non fosse per il fatto che era esattamente questa la salda convinzione comune: le voci delle donne non sono adatte per il potere. Ancora oggi solo il 30 per cento del Parlamento inglese è al femminile, più o meno come quello italiano.
D. Ci può fare altri esempi?
R. I miti. Per esempio quello di Eco, narrato da Ovidio nelle Metamorfosi. Qui incontriamo il primo narcisista della storia e la ninfa Eco innamorata di lui: sarà punita proprio nella parola, condannata a emettere suoni che ripetono i suoni altrui. Le poche oratrici dell'antichità, secondo i testi antichi, emettevano guaiti o latrati e la brava avvocatessa Mesia fu soprannominata Androgine (una donna che assomiglia a un uomo). Il mito più illuminante è quello della principessa Filomena, alla quale il suo stupratore tagliò la lingua, perché non parlasse, a dimostrazione del fatto che le parole delle donne fanno paura e mettono a rischio il potere maschile.
D. Esiste un modello culturale di donna al potere?
R. Il mito descrive tutte le poche donne al governo, come usurpatrici, pazze e capaci di portare caos e distruzione. Nell'Agamennone di Eschilo (458 a. C.) Clitemnestra assume il regno mentre il marito Agamennone è in guerra. Lo ucciderà al suo rientro scatenando il disordine politico e morale, al quale solo i figli rimedieranno cospirando contro la madre scellerata.
D. La politica femminile si fa tra le lenzuola?
R. La commedia di Aristofane Lisistrata è un cameo di chiarezza sull'idea del potere femminile. Lisistrata era una donna ateniese che riuscì, con un colpo di femminismo ante litteram, a convincere le altre donne ateniesi a fare uno sciopero del sesso per costringere i mariti a far cessare la guerra contro Sparta. I maschi, in preda a orrende erezioni, alla fine capitolarono. Ecco il potere femminile, servito su un piatto d'argento.
D. E poi c'è Atena, la dea maschio.
R. Anche l'iconografia dell'Olimpo dimostra che nelle radici della storia occidentale è sempre esistita una netta separazione «reale, culturale e immaginaria tra donne e potere». La dea per eccellenza, saggia e intelligente, protettrice della città più potente, era Atena, la quale ha tutto fuorché le parvenze di una donna. Indossa una veste da guerriero, è vergine e, soprattutto, non è generata da una donna ma è nata direttamente dalla testa del padre Zeus.
D. I potenti di chi hanno paura?
R. Di Medusa. È l'icona del terrore che il mondo maschile ha nei confronti del potere femminile. Era una Gorgone bellissima e fu violentata da Poseidone nel tempio di Atena, che per punire il sacrilegio trasforma lei (sic!) in una creatura mostruosa, capace di pietrificare chiunque la guardi. Perseo riesce a decapitarla usando uno specchio per non guardarla in volto. Nel gesto di Perseo con la testa di Medusa in mano trionfa la riaffermazione violenta del potere maschile sul pericolo che le donne rappresentano.
D. Quando Medusa ha smesso di spaventare gli uomini?
R. Mai. Questa decapitazione continua a essere un simbolo culturale di opposizione al potere femminile. L'immagine del celebre bronzo di Cellini con Perseo che brandisce la testa di Medusa è stata più volte sovrapposta al viso della Merkel. Theresa May è chiamata la «Medusa di Maidenhead» e l'effigie di Hillary Clinton in versione Gorgone è stata strombazzata ai quattro venti nella campagna Trump.
D. Ma torniamo alla voce...
R. I classici dicevano che i toni bassi della voce indicano coraggio, quelli alti la codardia. Le donne «piagnucolano» e anche i tweet grondano stereotipi: chiudi il becco, smetti di blaterare è il minimo che si possa dire a una donna pubblica.
D. Dall'Androgina a oggi le cose sono un po' migliorate?
R. Insomma. Margaret Thatcher ha preso lezione di dizione per rendere più pastosa la sua voce, acuta e non dotata di quella autorevolezza che i suoi consiglieri ritenevano mancasse. Il rimedio ha funzionato, ma le tattiche di questo tipo lasciano alle donne la sensazione di essere sempre outsider e di non sentirsi a loro agio: quando impersonano ruoli retorici, fingono di essere uomini.
Gaia Giorgetti