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Kaleîdos

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Numero 8 del 2018

Titolo: Guida alla salute delle donne

Autore: Redazionale


Articolo:
La prostata organo sessuale anche femminile
(da «Ok» n. 4 del 2018)
La ghiandola è fondamentale nella sfera intima degli uomini, ma anche le donne, attorno all'uretra, hanno tessuti del tutto simili
Filippo esce perplesso dallo studio del medico che gli ha appena fatto l'ecografia prostatica. Ha 51 anni e l'esame racconta una storia di vecchie, ma ripetute infiammazioni, probabilmente dovute a piccole infezioni, che hanno lasciato calcificazioni che potrebbero essere responsabili del motivo per cui Filippo era andato dall'andrologo: l'eiaculazione precoce. Ha cominciato la sua carriera di Speedy Gonzales (era l'affettuoso epiteto con cui lo chiamava Anna, la prima moglie) verso i 30 anni. Siccome si controllava bene con le fidanzate precedenti, lo psicologo ebbe buon gioco a convincerlo che il colpevole del sintomo sessuale era proprio il rapporto con Anna. L'analista era certo che Filippo inconsciamente odiasse la moglie, cui voleva sadicamente rubare l'orgasmo, eiaculando prima che lei potesse arrivare. Così, per cinque lunghi anni, Filippo raccontò allo specialista i suoi sogni, il suo rapporto con la mamma, le sue paure e la sua debolezza emotiva. Al termine della psicoterapia aveva trovato la forza di lasciare Anna, di cui in realtà non era mai stato innamorato, per mettersi insieme a Natalia, prosperosa e avvenente cugina della moglie, che aveva segretamente sempre concupito. Nonostante il coronamento del sogno d'amore e i lunghi e costosi anni di psicoanalisi, l'eiaculazione precoce non era però migliorata. L'ipotesi psicologica, forse, non era quella giusta, o perlomeno non era l'unica.
Infiammazioni responsabili dell'eiaculazione precoce
Ho pubblicato il primo articolo scientifico sul rischio di eiaculazione precoce nei pazienti con prostatite (cioè l'infezione-infiammazione della ghiandola, come quella visibile nell'ecografia di Filippo) nel 2001. Anche se la rivista scientifica americana che aveva ospitato la mia ricerca era molto letta e diffusa, la comunità degli urologi rimase a lungo diffidente. Quando ne parlavo ai congressi internazionali si alzava regolarmente un urologo della platea per dire: «A me non è mai capitato di vedere prostatiti associate a eiaculazione precoce». E ogni volta mi toccava ribattere: «Quante volte hai chiesto al tuo paziente che ti consulta per il disturbo prostatico se ha anche problemi sessuali?». Rispondevano invariabilmente: «Beh, mai! Ma che c'entra?». Fu solo dopo che molti altri gruppi in tutto il mondo avevano ripetuto e confermato le mie scoperte che si diffuse l'attenzione alle prostatiti come fattore di rischio di eiaculazione precoce. Tutta la vicenda mi faceva sorridere per tre ragioni: a) gli urologi passano la vita a controllare la prostata; b) il compito della prostata è sia produrre una parte del liquido seminale, sia collaborare attivamente al meccanismo dell'eiaculazione; c) l'eiaculazione precoce è probabilmente il più frequente disturbo sessuale, perché colpisce il 20-25% della popolazione maschile. Se si mettono assieme a), b) e c), ci si chiede come fosse stato possibile che fosse un non urologo come me a scoprire quanto è oramai nei libri di testo di tutto il mondo.
Le disfunzioni permettono di scoprire in anticipo i tumori
Ora sappiamo che quando prescriviamo farmaci potenti, efficaci e ben tollerati per l'eiaculazione precoce come la dapoxetina (il primo e unico trattamento per bocca approvato per questo sintomo sessuale in Europa, Sudamerica e Cina, dove sta furoreggiando) o gli anestetici che si spruzzano sul glande per «addormentarlo», si deve sempre controllare che la prostata sia a posto, ed eventualmente curarne l'infiammazione. E questo principio vale a maggior ragione quando si prescrive una psicoterapia. Il vantaggio di questa scoperta è stato anche che, così facendo, si studia più diffusamente questa ghiandola, scoprendone presto i tumori, che tra l'altro sono tra i primissimi in frequenza tra quelli che colpiscono il maschio. Per farla breve, Filippo è guarito grazie a una lunga terapia con antibiotici, antinfiammatori e successivamente dapoxetina, e ora si gode, con tutta calma, è il caso di dire, l'amore di Natalia.
Quando viene rimossa si può rimediare
La prostata non crea problemi sessuali soltanto quando è infiammata, ma anche quando non c'è più. È il caso proprio della terapia del carcinoma prostatico, che viene rimosso dal chirurgo sia per via tradizionale, sia utilizzando l'aiuto di un sofisticato robot che rende i tagli estremamente precisi. I medici cercano sempre di risparmiare i nervi dell'erezione, ma purtroppo è quasi impossibile farlo del tutto. La sfortuna vuole infatti che questi fili elettrici (attraverso cui passano sia gli impulsi che provocano l'erezione a seguito degli stimoli erotici, sia le sensazioni stesse che il pene e i genitali inviano al cervello) scorrano così contigui alla prostata che è praticamente impossibile non disturbarli o addirittura non lesionarli quando si interviene sulla ghiandola. La cattiva notizia è che la disfunzione erettile si verifica quasi invariabilmente dopo la prostatectomia, l'operazione che rimuove la ghiandola malata. La buona notizia è che questa impotenza iatrogena (cioè generata dal medico) è spesso curabile con le famose pilloline dell'amore o, nei casi più complicati, con la prostaglandina iniettata direttamente nei corpi cavernosi. Un trattamento scomodo, ma certamente migliore del silenzio sessuale postoperatorio.
E c'è di più. Seguendo le prescrizioni dell'andrologo, quei pazienti che prima dell'intervento avevano una erezione perfettamente normale possono aspirare, col tempo, a ritornare agli antichi fasti, anche se purtroppo capita a una minoranza esigua. E il rischio di disfunzione erettile non è poi l'unico prezzo da pagare quando si deve rimuovere chirurgicamente la prostata. L'incontinenza urinaria, seppure transitoria, è frequente. Altro aspetto importante: si produce ovviamente meno sperma, e quello che vene prodotto non è capace di essere espulso in avanti, attraverso l'uretra; viene, al contrario, riversato indietro, in conseguenza dell'atto chirurgico, nella vescica. È l'eiaculazione retrograda: il seme maschile non si vede più se non, in tracce, nelle urine emesse dopo l'orgasmo. Alcuni pazienti riferiscono di provare meno piacere orgasmico, altri si lamentano di aver perso, con l'eiaculato, un importante segnale visibile della loro virilità.
Prostata anche per lei: è il famoso punto G
Avendo raccontato cosa ha a che fare la prostata col sesso dei maschi, dovrei chiudere qui questo articolo. E invece no: c'è ancora molto da dire. Ma non sui maschi: su quell'altra metà dell'universo, dove si pensa(va) che la prostata proprio non ci fosse. Per capire se le donne abbiano una prostata e rendersi conto di come funzioni, bisogna ricordare che il feto parte da un modello base da cui si svilupperanno maschi e femmine, a seconda dei geni e degli ormoni che agiscono. Quindi i maschi hanno strutture anatomiche femminili, trasformate in qualcosa d'altro, o atrofiche e non funzionanti, e le femmine viceversa. La prostata nella donna prende il nome di ghiandole di Skene o periuretrali e circonda, esattamente come quella maschile, l'uretra. Non c'è la spessa capsula fibrosa che sta attorno a quella dell'uomo, ma i marcatori biochimici concordano nel dire che i due tessuti sono identici, indipendentemente dal genere. Solo, le dimensioni e il funzionamento di questa ghiandola nella risposta sessuale femminile possono essere molto diversi da donna a donna. In alcune, di prostata ce n'è così poca che ben difficilmente può dare segno di sé, in altre è talmente abbondante che, se stimolata, molto facilmente si farà sentire.
Il ruolo determinante degli ormoni
La regione della prostata femminile è la parete vaginale anteriore, ed è proprio quella stessa altrimenti celeberrima come Punto G. Per alcuni, che si basano più sulle (proprie) opinioni che sulle evidenze scientifiche, sarebbe un ufo ginecologico. Per altri una realtà complessa, sfaccettata, variabilissima da donna a donna e probabilmente cangiante a seconda dello stato ormonale della stessa donna e del tipo di stimolazione sessuale che riceve. Sì perché la prostata, maschile o femminile, è uno degli organi più sensibili agli ormoni sessuali. Ecco spiegata l'incostanza e le differenze individuali: verosimili effetti di fluttuazioni ormonali. Per chiudere la bocca ai detrattori del Punto G, che in genere strillano come galline cui stanno strappando le penne, ho quindi pubblicato su Nature Review Urology un articolo suggerendo di dimenticare il termine giornalistico (no, non esiste nessun punto, nessun pulsante magico che regala istantanei, favolosi orgasmi e non si chiama nemmeno G) e rinominarlo Complesso Cuv, dove la sigla sta per clitoride (interno, quello che non si vede), uretra (con le sue ghiandole prostatiche) e vagina (con la sua parete anteriore, quella più vicina all'osso pubico, per intenderci), gli attori dell'orgasmo che alcune donne ottengono senza stimolare minimamente il clitoride esterno, ma con la penetrazione. Le donne che riferiscono di avere l'orgasmo vaginale non sono quindi isteriche, come vorrebbero i detrattori del Punto G, ma hanno una precisa base anatomica che permette loro l'orgasmo penetrativo. Ma quand'è che si ha la prova provata che la prostata femminile stia funzionando? Esattamente nello stesso modo in cui se ne verifica l'esistenza nel maschio: quando produce del fluido. Non sappiamo ancora quante sono in percentuale le donne che con la stimolazione del Complesso Cuv hanno la cosiddetta eiaculazione femminile. Ma sappiamo che esistono e non sono certamente né malate né strane. Alcune, con l'orgasmo, emettono attraverso l'uretra grandi quantità di liquido trasparente, più o meno identico all'acqua, noto in pornografia come squirting (né la scienza ha finora saputo trovare un nome migliore per indicarlo), altre invece producono gocce, che riempirebbero giusto un cucchiaio da té, di un liquido biancastro molto simile allo sperma maschile, ovviamente senza spermatozoi visto che le donne, perlomeno finora, i testicoli non li hanno. È la vera e propria eiaculazione femminile, il risultato della stimolazione e dell'attività di questa incredibile e affascinante ghiandola sessuale che (questo è il significato etimologico del nome prostata) «sta davanti». Anche se molti non se ne sono ancora accorti.
Emmanuele A. Fannini



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