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Corriere dei Ciechi

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Numero 9 del 2018

Titolo: ARGOMENTO DEL MESE- Suona la campanella. Ma non per tutti

Autore: Carlo Giacobini


Articolo:
La prima campanella, quella che segna l'avvio di un nuovo anno scolastico, vissuta con emozioni molto diverse da genitori, alunni e insegnanti, non è solo un trillo più o meno acuto, ma anche l'ideale spartiacque fra i principi di inclusione e la loro reale e immediata applicazione operativa.
Sussurrava amaro quel genitore di un bimbo con disabilità: "Per i nostri figli la scuola non inizia in settembre o in ottobre, ma troppo spesso a novembre o magari a ridosso della pausa natalizia".
Forse, ma non vorremmo essere malamente smentiti, lo scenario sembra meno cupo di qualche anno fa, il che non significa che brilli per efficienza. Non sono poche le segnalazioni di famiglie che denunciano la mancata assegnazione dell'insegnante di sostegno, che lamentano l'assenza dell'indispensabile assistente educativo o alla comunicazione, che subiscono l'indisponibilità di assistenza igienica o materiale. E ancora che non contano sul trasporto scolastico.
Sembra che la "macchina" dell'inclusione ci metta qualche mese ad attivarsi, come se - ma non è così - la presenza di un alunno con disabilità sia una sorpresa, una emergenza che comporta tempi dilazionati per essere affrontata.
Il Ministero, proprio in questi giorni, ha pubblicato un po' di dati. Non entriamo nel noioso merito di alcuni dubbi metodologici, né nella puntigliosa descrizione delle diverse variabili. No, solo qualche numero per tratteggiare il perimetro quantitativo.
A settembre sono tornati sui banchi delle scuole, statali e paritarie, poco più di 8 milioni e mezzo di studenti. La stragrande maggioranza frequenta la scuola statale, distribuita in 370.611 classi.
919.091 studenti frequentano la scuola d'infanzia, 2.498.521 la scuola primaria, 1.629.441 la secondaria di I grado, 2.635.582 la secondaria di II grado.
Nella scuola statale, il Ministero segnala 245.723 alunni con disabilità, in crescita rispetto allo scorso anno. Di loro 21.434 frequentano la scuola dell'infanzia, 89.029 la primaria, 66.823 la secondaria di I grado, 68.437 la secondaria di II grado.
Il Ministero ci offre anche i dati sugli insegnanti di sostegno: in quest'anno scolastico ne sono previsti 141.412. In linea teorica essi sono in una proporzione leggermente superiore di 1 a 2 rispetto agli studenti con disabilità. Più semplice: ogni insegnante di sostegno ha "in carico" meno di due studenti. Il termine "in carico" ha un valore quantomai esplicativo, ovviamente. Da sempre sosteniamo che l'azione di sostegno deve essere assunta dall'intero gruppo classe e coinvolgere attivamente gli insegnanti curricolari.
La recente stabilizzazione di circa 13.000 insegnanti di sostegno è un intervento positivo e che si aspettava da tempo, ma non sufficiente a garantire continuità didattica e a fare in modo che tutti gli alunni con disabilità possano, ogni giorno, seguire proficuamente le lezioni. Secondo alcune stime delle associazioni, circa l'80% degli alunni hanno cambiato due insegnanti di sostegno nel corso dell'anno, il 48% ne ha cambiati tre, il 15% ne ha cambiati quattro e il 6% addirittura cinque. Non è un bel segno.
È un mosaico a cui mancano alcune tessere: nel focus pubblicato dal Ministero non sono presenti dati altrettanto compiuti sugli assistenti educativi e alla comunicazione. La competenza infatti è degli enti locali (che peraltro definiscono questi operatori in modo diverso). E su questo servizio c'è un buco informativo significativo, con conseguenti difficoltà di analisi dell'efficacia.
Però qualche dato ce l'abbiamo. Secondo il rapporto ISTAT "L'integrazione degli alunni con disabilità nelle scuole primarie e secondarie di primo grado" (marzo 2018), il 7% degli alunni con disabilità nella scuola primaria e il 6% nella scuola secondaria di primo grado non è autonomo in una delle seguenti attività: spostarsi, mangiare, andare in bagno. Sempre secondo il medesimo rapporto ISTAT, si stima che tali alunni possano contare su circa 12,5 ore settimanali di assistente ad personam nelle scuole primarie e circa 11,5 ore in quelle secondarie. Nel Mezzogiorno tale aiuto si riduce drasticamente, con una differenza di oltre 3 ore rispetto alle scuole del Nord. Non è una questione da poco, nemmeno in termini di risorse. Una parte delle persone con disabilità non hanno affatto problemi legati all'apprendimento, quindi il ricorso all'insegnante di sostegno, oltre che inutilmente più dispendioso, risulta improprio. Hanno però, magari, necessità di un assistente alla comunicazione o di assistenza materiale. Oppure hanno bisogno di entrambe le figure.
Abbiamo appena scritto che le competenze in materia di frequenza scolastica e di diritto allo studio non sono tutte in capo al Ministero. Infatti un ruolo, proprio nell'assistenza all'educazione, alla comunicazione, al trasporto, rimane affidato agli enti locali. Si innesta su questa diversa attribuzione lo strascico della riforma che ha portato alla soppressione delle province. Le loro competenze sono state sì ridistribuite fra Regioni e Città Metropolitane, ma qualche cono d'ombra è rimasto. E uno di questi riguarda proprio tali aspetti.
Da tre anni ormai le associazioni delle persone con disabilità e lo stesso prezioso Osservatorio Permanente per l'Inclusione Scolastica, ma invero anche gli stessi enti locali, sono chiamati a sollecitare e a richiedere specifici finanziamenti, che arrivano - certo! - ma forse non in modo sufficiente e sempre come intervento straordinario. È tempo di mettere un punto alla situazione, fissando competenze chiare, accompagnate da risorse certe.
Quello allo studio è un diritto, non una concessione. Si basa su una valutazione dell'alunno, sul suo Piano educativo individualizzato (PEI) in cui sono indicate le sue necessità, quelle esigenze che se assolte possono effettivamente garantire una reale inclusione.
Il passato recente e recentissimo è copiosamente punteggiato di azione in giudizio di migliaia di famiglie che sono ricorse al Giudice per vedere riconosciuto ora il sostegno, ora il supporto alla comunicazione, ora il trasporto. L'atteggiamento e le soluzioni organizzative sono state indubbiamente segnate positivamente da questa significativa mole di contenzioso e di azioni civili. Ecco la spiegazione del parziale miglioramento dello scenario cui abbiamo accennato all'inizio.
Altri risultati si sono raggiunti anche grazie alla pressione delle associazioni. Si pensi al recente caso della Lombardia, dove UICI ha recitato un ruolo trainante spingendo la Regione a stanziare, in sede di manovra di assestamento al Bilancio Regionale, un contributo straordinario pari a 2 milioni di euro, volto a finanziare i servizi di supporto all'inclusione scolastica rivolti agli studenti con disabilità sensoriale per l'anno scolastico 2018-2019.
Già, ma le altre Regioni? Come già abbiamo visto leggendo il rapporto di ISTAT, le disparità territoriali sono marchiane.
E un ultimo dato riguarda la qualità degli edifici. Le barriere sono ancora presenti in troppe scuole. Secondo la Corte dei Conti, per l'anno scolastico 2017-2018, su un totale di 39.847 edifici attivi, più di 10.000 non erano in regola con la normativa sulle barriere architettoniche. Non a norma, in particolare, risultavano le scale e i servizi igienici, soprattutto nelle scuole del Mezzogiorno, oltre a una generale scarsa presenza di segnali visivi, acustici e tattili nelle scuole di tutto il territorio nazionale.
E intanto il nuovo anno scolastico è iniziato.
Gli abusi, le lacune, i ritardi non possono essere accettati fatalisticamente: ne va del futuro dei nostri figli e dei loro coetanei. Abbiamo imparato che si può agire, partendo dal proprio caso, in modi diversi, e ciò contribuisce a rinvigorire un diritto e a far prevalere il buon andamento della scuola, ché è la casa di tutti.



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