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Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti ETS - APS

 

Corriere dei Ciechi

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Numero 9 del 2018

Titolo: ATTUALITÀ- La cooperazione internazionale

Autore: Eugenio Saltarel e Giorgio Ricci


Articolo:
Nella sua riunione del 12 luglio scorso la Direzione Nazionale ha costituito un gruppo di lavoro per gli interventi nei paesi in via di sviluppo. Una volta di più ho avuto l'occasione di entrare a far parte di un gruppo che mi sta facendo scoprire situazioni interessanti e veramente gravi dove è necessario intervenire. Non credo si possa restare indifferenti di fronte alla situazione che vivono gli albini in stati come la Tanzania e il Malawi: la popolazione li ritiene portatori di sventura e ritiene che dal corpo dei bambini si possano ricavare talismani per sconfiggere il male; da qui nasce l'esigenza di procurarsi questi bambini, costi quel che costi, perché i talismani hanno poi un prezzo; da qui anche la necessità di difendere questi bambini. Non si può restare indifferenti di fronte alla situazione che vive l'Uganda dove oltre un milione di profughi si sono riversati dal sud Sudan a seguito delle guerre civili che hanno coinvolto e coinvolgono quell'angolo di terra: l'Uganda non si è tirato indietro, ha accolto come può questi profughi, ha creato dei campi dove possono sopravvivere, ovviamente in un paese come quello la situazione è grave perché l'acqua scarseggia e così pure i viveri; dal nostro punto di osservazione la scarsità dell'igiene comporta che gli insetti trasmettano, soprattutto ai bambini più piccoli, gravi infezioni agli occhi, determinando la loro cecità, a cominciare dal Tracoma. Ma anche patologie che causano cecità e che sarebbero evitabili, prevenibili e curabili, a cominciare dalla cataratta e per quanto riguarda soprattutto i bambini l'handicap visivo causato da importanti difetti refrattivi e quindi anche facilmente risolvibili, ma che impediscono spesso una regolare vita di relazione e scolastica. Come è facile comprendere, se al vivere in situazioni già precarie vi si aggiunge la cecità, diventa davvero drammatico, coinvolgendo nel dramma, non solo la famiglia, ma anche la comunità villaggio dove si vive.
È evidente che la nostra Associazione, da sola, non è in grado di affrontare questa ed altre situazioni che richiederebbero un diverso ordinamento mondiale, ma, insieme ad altri, promuovendo iniziative di cooperazione internazionale, concordando gli interventi con le associazioni che rappresentano chi ha problemi di vista in quei paesi, possiamo con poco sforzo ottenere molti risultati. In questo senso abbiamo già avviato - e siamo a buon punto - un gemellaggio con l'associazione del Burkina Faso dove pensiamo di intervenire a cominciare da un Centro e da una scuola dove sono presenti oltre 50 bambini non vedenti e ipovedenti gravi, dove è necessario materiale tiflotecnico e carta per scrivere, oltre ad una adeguata valutazione delle singole patologie, soprattutto per i bambini e ragazzi ancora con residuo visivo e questo sarà possibile nella prossima missione di medici oculisti nel contesto del progetto "La Toscana contro la cecità in Africa". Dai primi contatti con altre Associazioni si stanno aggiungendo paesi quali il Togo, il Senegal, l'Eritrea, l'Etiopia, il Nepal. Vedremo di consolidare qualche possibile idea progetto.
Detto questo, non vi è alcun dubbio che questo possibile impegno, pone la UICI in un'ottica nuova all'interno del panorama delle Associazioni dei disabili visivi a livello internazionale, senza nasconderci l'ambizioso obiettivo di stimolare l'interesse e il coinvolgimento di altri, realizzando quella rete sia interna che internazionale che ci permetterebbe di vivere il mondo che cambia e sempre più piccolo dall'interno, quali soggetti attivi, in favore di altri, molto più sfortunati di noi.
Siamo all'inizio, l'entusiasmo e l'ideale ci sono tutti, speriamo di essere capaci di andare avanti e di contribuire a limitare almeno le sofferenze di tanta gente, in particolare dei più deboli quali i bambini, con l'obiettivo di non far perdere la speranza o di dare nuove speranze di vivere e continuare a vivere la propria vita, la propria famiglia e comunità in modo attivo e forse produttivo.
Ma questo deve assolutamente passare attraverso la condivisione, prima di tutto tra noi e successivamente con quella rete interna e internazionale auspicata e auspicabile. Andiamo avanti, insieme ci riusciremo!



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