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Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti ETS - APS

 

Corriere dei Ciechi

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Numero 9 del 2018

Titolo: SOSTEGNO PSICOLOGICO- Da padre a figlio: ti amo perché ci sei

Autore: *di Daniele Venturini


Articolo:
Nella famiglia solitamente si colloca la coppia genitoriale: la madre e il padre.
La famiglia pur nel mutare storico delle sue caratteristiche (famiglie ricostruite, famiglie di fatto, ecc.) ha uno scopo primario: condurre il figlio a esperienze importanti che lo possano portare nel futuro ad essere una persona per quanto possibile autonoma e responsabile, o comunque essere in grado di esprimere delle proprie inclinazioni e decisioni. Anche in presenza di deficit personali.
Il sistema famigliare è caratterizzato da biografie profondamente cambiate rispetto al passato: spostamento in avanti dell'età in cui si genera il primo figlio, 1 o 2 figli al massimo, organizzazione familiare più simmetrica ed egualitaria tra partner, aumento delle famiglie monogenitoriali, reti familiari di sostegno affievolite.
Modelli di paternità del passato ci hanno mostrato figure distanti e periferiche nell'educazione dei figli anche se pregnanti sotto il profilo dell'autorità.
La figura del padre negli ultimi 50-60 anni è profondamente mutata: da una figura con un ruolo di detentore della "legge" famigliare, ha assunto sempre più un ruolo affettivo nei confronti dei figli. La figura del padre risulta oggi meno dispotica, più razionale, maggiormente equilibrata e democratica.
In letteratura l'analisi del ruolo del padre risulta meno indagata rispetto a quello della madre. Emerge un'immagine non del tutto definita e a tratti contrastante: marginale, non indispensabile ma anche compagno di giochi o "mammo affettuoso".
Il padre invece funge da mediatore tra la madre (simbolo di protezione e accudimento del neonato sin dai primi giorni di vita) e il mondo esterno all'ambiente familiare e quello sociale.
Il padre - assieme alla madre - è attore rilevante della scena familiare, ove sono presenti i suoi saperi ed azioni educative volte a creare opportunità di vita quotidiana.
I padri di oggi non ricalcano più il modello di quello dei loro stessi padri. Sono padri nuovi che difficilmente traggono insegnamento da modelli paterni del passato, o comunque lo traggono in maniera relativa.
Il modello del padre contemporaneo pare infatti essere in bilico tra il peso dei loro predecessori (sempre più distante dalla odierna quotidianità) e il "nuovo" padre che richiede una profonda rielaborazione e ridefinizione dei compiti educativi che caratterizzano l'agire quotidiano, verso altri modi di esprimere la paternità.
Il padre di un figlio portatore di deficit e fragilità personali - come evidenziato nella letteratura scientifica - può correre tuttavia il rischio di diventare una figura secondaria rispetto a quella della madre, quando invece può assumere, per esempio, funzioni virtuose nel supportare le frustrazioni vissute dal figlio rispetto ai propri limiti (anche connaturati alla crescita), di valorizzazione alle spinte di esplorazione del figlio verso l'esterno all'ambiente familiare, di rinforzo alle sue autonomie, di spinta del figlio verso l'espressione del suo pensiero critico e riflessivo, e in tutto quello che può essere indispensabile per la sua crescita e formazione di identità.
Oppure il padre, per esempio può anche essere importante medium di rete tra la famiglia e il sistema dei servizi e gli interventi per il reinvestimento nel bambino reale rispetto a quello ideale affinché venga superata la sensazione di vuoto dovuta alla perdita di quello immaginario e si possa costruire un rapporto autentico con il proprio figlio.
È quindi necessario sostenere i padri a ricercare un proprio ruolo originale e propositivo sia nei confronti del figlio - limitando il rischio di omogeneizzazione dei ruoli parentali - sia nei confronti della madre, affinché questa possa percepire il proprio compagno come un polo attrattivo e non solo come l'alter ego curante del figlio.
I padri hanno quindi necessità di coltivare la loro capacità generativa, cioè quella competenza di prendersi cura dei figli ad iniziare dalla notizia destabilizzante della diagnosi che nel suo impatto sembra arrestare la progettualità familiare, nella fissità di un "presente continuo" dove il prima (passato) e il dopo (futuro) rischiano di non gettare dei ponti di collegamento nell'avvicendarsi dei tempi.
All'interno delle famiglie ove è presente un figlio disabile è infatti possibile che si crei un'asse relazionale dove la diade madre-figlio si fa potente, quasi esclusiva, di marginalizzazione del padre ove questi fatica quindi ad entrare in tale relazione. La funzione paterna invece può aiutare il processo di separazione e individuazione del figlio dalla madre (e viceversa) per il potenziamento delle sue autonomie. La necessità di cure e accudimento del bambino e l'incertezza del suo stato di salute rischiano infatti di occupare tutti gli spazi familiari oltre qualsiasi vera necessità, senza lasciare sufficienti margini per altre relazioni, affettive, amicali e lavorative degli altri componenti familiari. Occorre pertanto sostenere fin da subito la funzione dei padri (anche con specifici progetti) in una interscambiabilità di ruoli con quello delle madri, per una valorizzazione della pluralità dei modi di educare e prendersi cura dei figli: ogni madre o padre, va pertanto sostenuto nel ricercare il proprio modo di essere genitore, nei compiti di cura e responsabilità educative, dove la diversità di entrambi possa essere qualità ed arricchimento all'interno di un percorso di vita coeso per il benessere del figlio.
Occorre sostenere quindi i padri e le madri a guardare oltre la compensazione degli svantaggi generati dalla situazione di disabilità del figlio, per abitare nei tempi e negli spazi dell'ordinarietà, poiché i bisogni dei bambini con disabilità riguardano quelli di qualunque altro bambino: crescere, imparare, essere amato dai propri genitori, giocare e stare con gli altri coetanei, socializzare, integrarsi.
In questo senso va anche il progetto "Stessa strada per crescere insieme" promosso dall'Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti ETS-APS e dal Consiglio Nazionale Ordine degli Psicologi nell'idea di promuovere e sostenere tra le altre cose il "mestiere" del genitore come quello del padre - e della madre - di figli anche con presenza di deficit visivi.

* Coordinatore progetto “Stessa strada per crescere insieme” per l'area Veneto, Friuli-Venezia-Giulia, Trentino-Alto-Adige.



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