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Il Progresso

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Numero 6 del 2020

Titolo: Tecnologia- Social network e big tech mettono al bando le fake news sul coronavirus

Autore: Gabriele Porro


Articolo:
(da «Wired.it» del 5 marzo 2020)
Ecco le contromisure di Facebook, Instagram, Twitter, Pinterest e Youtube. Google e Microsoft promuovono i sistemi di lavoro a distanza
Di fronte al crescere di fake news e teorie infondate sull'epidemia di coronavirus, i social network e le grandi aziende tecnologiche corrono ai ripari, per contenere gli effetti dannosi sulla popolazione. Obiettivo: ripulire la piazza da cattiva informazione, esperti improvvisati e teorie del complotto, e indirizzare gli utenti a fonti affidabili.
Facebook & famiglia: Sia Facebook sia Instagram rimandano gli utenti che cercano informazioni sul coronavirs a un pop-up educativo sull'epidemia, collegato al sito dell'Organizzazione mondiale della sanità e, in Italia, al ministero della Salute. Le due piattaforme hanno messo un freno agli annunci e alle fake news sul coronavius rimuovendo «i contenuti con false affermazioni o teorie del complotto, che sono state contrassegnate da importanti organizzazioni sanitarie globali e autorità sanitarie locali e potrebbero causare danni alle persone che ci credono». Di tutt'altra natura la situazione sull'altra piattaforma del gruppo, WhatsApp. Un'inchiesta del Washington Post ha dimostrato come la crittografia delle conversazioni renda impossibile arginare la divulgazione di false notizie nei gruppi.
Twitter: Anche il social dell'uccellino reindirizza gli utenti che effettuano una ricerca inerente al coronavirus a una pagina con dati raccolti da organizzazioni di sanità pubblica e fonti di notizie verificate. Inoltre, sebbene finora non ci siano state grandi operazioni di disinformazione sulla piattaforma, Twitter ha affermato che sarebbe necessario un «approccio tolleranza zero verso la manipolazione della piattaforma e qualsiasi altro tentativo di abusare del servizio in questo momento critico».
Pinterest: Anche la piattaforma di fotografia ha scelto di limitare i risultati per le ricerche legate a Covid-19, coronavirus e termini correlati, indirizzando gli utenti a una pagina che mostra direttamente i risultati pubblicati da organizzazioni sanitarie riconosciute a livello internazionale.
Google: Big G ha agito su due fronti. Da un lato ha offerto, ai suoi utenti di G Suite, gli strumenti necessari per effettuare lo smart working da casa, dall'altro lato ha agito su YouTube. Sulla piattaforma Google ha aggiunto, all'inizio dei suoi risultati di ricerca, un collegamento alla pagina dell'Oms dedicata all'epidemia in corso. Inoltre ha fatto lavorare a pieno regime i suoi algoritmi, in modo che premino i video di fonti attendibili a scapito di quelli di natura complottistica e cospiratrice.
Microsoft: Il colosso di Redmond ha offerto sei mesi di prova gratuita dei suoi strumenti per lavorare a distanza. In Italia il gruppo fa parte del pool di aziende che sta offrendo sistemi digitali a supporto delle popolazioni confinate nella zona rossa, all'interno del programma di «solidarietà digitale» voluto dal governo.



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