Numero 3 del 2023
Titolo: SPECIALE DONNA- Senza giri di boa
Autore: Luisa Bartolucci
Articolo:
Come è noto, il nostro non può certamente essere definito un paese per donne; tuttavia quando sono proprio costoro a rilasciare dichiarazioni a dir poco inquietanti, è importante che almeno altre si ribellino. Lo ha fatto un gruppo di giornaliste determinate e consapevoli, dopo che la imprenditrice Elisabetta Franchi ha dichiarato di assumere le donne solo "dopo i quattro giri di boa - ovvero matrimonio, figli, divorzio, over 40, poiché costoro sicuramente sono tranquille e lavorano h24".
Se la stilista si è conformata alle logiche di un mercato in cui già da tempo la disparità di genere è all’ordine del giorno, alcune professioniste hanno detto di no e lo hanno fatto dando vita al volume "Senza giri di boa" (PaperFirst), un progetto con il quale non si vuole certo crocifiggere l'imprenditrice, piuttosto si intende far tesoro delle sue parole per aprire un dibattito, una profonda riflessione il più possibile aperta a tutte e tutti.
A chi appartengono le voci che hanno dato vita a queste interessanti pagine? Francesca Biagiotti, Valeria Brigida, Giulia Cerino, Gaia De Scalzi, Micaela Farrocco, Francesca Fornario, Silvia Franco, Chiara Maria Gargioli, Linda Giannattasio, Sara Giudice, Barbara Gubellini, Sofia Mattioli, Ambra Orengo, Valentina Petrini, Giulia Presutti, Chiara Proietti D’Ambra, Nathania Zevi.
Spiega nel corso di un'intervista rilasciata a Slash Radio Web la giornalista Francesca Biagiotti: "Tutto nasce in una sera di maggio, dalle parole di Elisabetta Franchi, pronunciate durante un incontro nel quale ci si occupava di donne ed imprenditoria. La Franchi chiarisce e svela come seleziona il proprio personale e le posizioni apicali della propria azienda. Elisabetta Franchi è una stilista che, se così si può dire, viene dal basso e per questo,in un certo senso, rappresenta un po' un modello di imprenditorialità al femminile. Ebbene, durante il suo intervento asserisce di scegliere le donne dopo che hanno compiuto tutti e quattro i giri di boa: si sono sposate, hanno divorziato, se desideravano figli li hanno già concepiti e hanno superato i quarant'anni di età. Stando così le cose, sono donne libere e disponibili per lavorare senza grossi ostacoli ventiquattro ore al giorno. Queste parole ci hanno fatto saltare sulla sedia, poiché ciascuna di noi per motivi diversi si è sentita chiamata in causa... all'epoca ero incinta ed avevo più di 40 anni: mi sono detta, sicuramente non sono la donna per la Franchi! Eppure mi occupo di politica per RAI News, all'ottavo mese di gravidanza effettuavo dirette da Montecitorio e non mi ritenevo certamente un modello di donna che desidera rimanere a casa e non lavorare, bensì una persona alla quale piace essere in piena attività e lo fa anche all'ottavo mese di gravidanza. Quelle parole ci hanno scosse, smosse un po' tutte. Ne è scaturito un movimento, assolutamente spontaneo, per cui ciascuna di noi ha pubblicato una propria fotografia sul web, chi incinta, chi senza figli, chi con figli, per far capire che un simile modello di lavoro non ci piace e non ci rappresenta. Sicuramente si tratta di parole che non ci hanno sorprese, anzi, tutto sommato siamo anche grate ad Elisabetta Franchi per le sue dichiarazioni, che ci hanno consentito di prendere coscienza pienamente che vi era un problema, che esiste una questione che riguarda tutte le donne, non soltanto noi giornaliste. La cosa bella di questo movimento, di questo collettivo è che, oltre a noi, che siamo donne che operano nell'ambito della comunicazione, e abbiamo superato le nostre differenze, abbiamo ricevuto feedback da parte di numerosissime donne che svolgono professioni totalmente diverse: commesse, o professioniste che hanno raggiunto livelli altissimi in diverse aziende, persone che percepiscono il reddito di cittadinanza, studentesse... abbiamo compreso che tanto il problema del lavoro h24 che quello della maternità considerata un vero e proprio ostacolo alla realizzazione professionale sono molto sentiti da donne di ogni estrazione sociale che svolgono le più disparate attività. Così abbiamo pensato che era assolutamente necessario dare finalmente voce a soggetti che di solito non ne hanno neanche nei media tradizionali".
Deve stupirci che simili parole provengano proprio da una donna? Dice Gaia De Scalzi, sempre sollecitata nel corso di un'intervista rilasciata a Slash Radio Web: "Non meraviglia cheun discorso simile provenga da una donna, non sembra strano. Forse un uomo non avrebbe detto ciò in maniera esplicita: probabilmente avrebbe agito nella stessa maniera, ma senza dichiararlo. Elisabetta Franchi ha brillato per clamorosa trasparenza, affermando con sincerità quanto altri pensano, ma che non avrebbero mai esternato, benché faccia parte del loro modo di agire. Indubbiamente il fatto che questa procedura sia stata svelata proprio da una donna ha avuto una eco non indifferente. Ritengo che sia stato un bene che questo argomento sia stato portato all'attenzione di tutti proprio da una figura femminile".
Non è certamente un tema nuovo, ma purtroppo ancora resta fondamentalmente senza soluzione, spiega Francesca Biagiotti: "È vero, sicuramente non si tratta di un tema nuovo; c'è da dire, però, che questi argomenti trovano scarso accoglimento nella discussione generale. Sembra che, da un certo punto di vista, faccia comodo non andare a toccare il modello lavorativo, anche perché, quello che noi raccontiamo nel libro imporrebbe un ripensamento radicale del sistema di lavoro, perché se sono soltanto le donne, o solamente alcune di esse, che decidono di non lavorare h24 e scelgono di godersi la propria maternità, nel caso in cui si parli di maternità... se non vi è un cambiamento che si manifesta a livello collettivo, avviene che poi diventa controproducente per quante mirano a mutare le cose. Occorre una modifica che coinvolga tutto il sistema e riguardi anche gli uomini, l'altra metà del cielo, altrimenti se sono solo le donne, o ancor peggio alcune di esse, a voler cambiare le cose accadrà che costoro saranno sempre più isolate. Se ne deduce che non è semplice parlare di questo argomento, non è facile per gli uomini discuterne, desiderare di farlo, poiché hanno un vantaggio competitivo, che non hanno voglia di mollare, di perdere, finanche le persone più attente a determinati meccanismi, perché è comunque arduo scardinare una cultura all'interno della quale e nel segno della quale si è cresciuti e che ci ha condizionato la vita. Io stessa ho sposato il modello h24 per una buona parte della mia esistenza, ottenendo anche buoni risultati. Ad un certo punto ho capito che non era più il modello che mi interessava, non era più giusto per me. Siamo quindi anche noi stesse a dover ripensare il nostro modo di lavorare".
Ma con quali criteri sono state selezionate le storie inserite nel volume? Chiarisce Gaia De Scalzi: "Ci sono pervenute moltissime storie. Abbiamo operato cercando di individuare le testimonianze più eclatanti, maggiormente rappresentative. Successivamente abbiamo cercato di rispettare tutti i quattro-cinque giri di boa, perché oltre al lavoro h24, alla famiglia, alla maternità, al divorzio, abbiamo aggiunto anche la malattia, poiché ci è parso un giro di boa molto importante; abbiamo quindi raccolto 26 storie, abbiamo un'età media delle protagoniste che si aggira attorno ai 41 anni, le abbiamo anche suddivise per appartenenza territoriale, sono equamente distribuite tra nord, centro e sud, vi dirò di più, le donne provenienti dal nord sono la maggioranza. La fotografia che è emersa, che il libro ha scattato, è assolutamente in linea con i dati che siamo abituati a leggere tutti i giorni. Dunque, se così si può dire, nulla di nuovo all'orizzonte, se pensiamo che novantaseimila donne su duecentocinquantamila che hanno perso il lavoro nel 2020 erano madri...Noi abbiamo raccontato la storia di Elsa che è stata licenziata dopo che la figlia aveva compiuto un anno di età. Elsa non era una precaria, ma aveva un contratto a tempo indeterminato da ben otto anni... Riflettiamo sul fatto che una donna su cinque nel nostro paese ricopre un ruolo apicale o di manager... Si pensi alla storia di Loredana che ha rinunciato ad un figlio per la carriera, o a Bianca, che a causa dello stress sul luogo di lavoro, si è inferta addirittura quattro coltellate al collo". Quest'ultima storia, nel libro viene raccontata da Chiara Maria Gargioli, di Slash Radio Web, che ai microfoni della nostra radio così si è espressa: "Si tratta di storie importanti, estremamente delicate. Cerchiamo di far sì che chi ha reso queste testimonianze possa esserci anche alle presentazioni e non solo, senza dimenticare che queste donne, che hanno avuto la forza ed il coraggio di aprirsi, debbono comunque essere assolutamente tutelate. Non tutte sono riuscite ad esternare, chi lo ha fatto, mi vien da dire, ha agito quasi per disperazione; quando deve ripetere quanto ha vissuto indubbiamente fa una gran fatica".
E ancora Gaia De Scalzi: "Le storie sono il tesoro di questo libro. Le donne che hanno reso testimonianza si sono fidate ed affidate a noi: ci hanno scritto, noi le abbiamo ricontattate, le abbiamo chiamate, le abbiamo, passatemi il termine, in qualche misura, spremute, perché volevamo che emergessero anche i loro sentimenti, le emozioni. Ogni volta che si sono aperte a noi e con noi le loro parole hanno inevitabilmente finito per toccare anche noi nel profondo del cuore. In molte delle storie che abbiamo narrato anche noi autrici ci siamo ritrovate e abbiamo, molto probabilmente, anche avuto il coraggio di ammettere i nostri percorsi difficili, tortuosi, le disuguaglianze e le discriminazioni che abbiamo dovuto affrontare, i pregiudizi dei quali siamo state fatte oggetto. È un libro davvero molto coinvolgente, perché in fin dei conti racconta le storie di noi donne".
Nel volume non compaiono testimonianze di donne con disabilità. Francesca Biagiotti: "Storie di questo genere, ossia che abbiano per protagoniste donne con disabilità, non ce ne sono arrivate per il momento. Ciò che desidero sottolineare, però, è che questo nostro lavoro, così come lo spettacolo teatrale che abbiamo ricavato dallo scritto e che continueremo a portare in giro per l'Italia, nella nostra mente, nelle nostre intenzioni è il principio di un percorso, l'inizio di un metodo collettivo di lavoro che certamente non si ferma qui e che si aprirà, spero, a molte altre attività e storie. Noi seguitiamo a tenere aperti i nostri canali, onde poter acquisire altre storie e sicuramente cercheremo di affrontare molti altri temi, mantenendo sempre il focus su quelle vicende che faticano a trovare spazi e forme di riconoscimento e visibilità pubblici. Ovviamente siamo disponibili e aperte. Abbiamo inoltre fondato anche un'associazione. Il libro è un primo step, la nostra opera proseguirà, con molte altre iniziative".
Un libro, dunque, che, come è evidente, potrebbe prendere vita anche fra le pagine di periodici e quotidiani, fra giornalismo di inchiesta e commenti, un volume importante, che è bene leggere tutto d’un fiato, onde acquisire coscienza di quanto il suo contenuto riguardi una questione fondamentale, non trascurabile e di quanto essa sia, altrettanto enormemente, sottovalutata.