Numero 3 del 2023
Titolo: SPECIALE DONNA- Insieme si può
Autore: Sabrina Parisi
Articolo:
Infrangiamo il soffitto di cristallo e ripariamo lo scalino rotto
In Italia negli ultimi 50 anni la donna nel mondo del lavoro ha assunto una sempre maggiore importanza lungo quella piramide sociale dove, in passato, aveva ricoperto per lo più soltanto ruoli subalterni.
Sono molti i fattori che hanno preparato e contribuito a questa che si può certamente definire una trasformazione culturale: innanzitutto un cambiamento sociale del Paese dovuto ad un miglioramento dei livelli di istruzione. Ed è proprio grazie ad una alta scolarizzazione, e ai mutamenti sul piano del mercato del lavoro, che le donne hanno lanciato sfide per aprire a se stesse nuovi orizzonti. Non illudiamoci però: il percorso per superare il gender gap è ancora molto lungo.
Infatti, la crescente partecipazione al mercato del lavoro, fenomeno generale e comune a tutti i Paesi dell'Unione Europea, non ha cambiato in maniera corrispondente l'approccio culturale ai ruoli di genere.
Non si è assistito a quei cambiamenti nella cultura organizzativa aziendale italiana, capaci di consentire l'ingresso alle donne nei settori in cui attualmente risultano fortemente sottorappresentate.
Inoltre, secondo i dati trimestrali Istat relativi ai flussi di pensionamento pubblicati a febbraio 2023, si evince come le pensioni delle donne valgono il 30% in meno rispetto a quelle degli uomini.
Se per quest'ultimi l'assegno medio è di 1.381 euro, per le donne si ferma a 976. Le Pensioni Opzione Donna sono aumentate del 15% ma oltre la metà di chi aderisce a questa formula ha un assegno inferiore di 500 euro. E su questo la politica non può rimanere indifferente.
Purtroppo, le diversità femminili sono ancora viste come fattore problematico e non come un punto di forza: in realtà, una reale relazione del genere femminile con il mondo del lavoro, e il tessuto imprenditoriale in particolare, è indice di grande lungimiranza anche da un punto di vista economico, oltre che sociale, perché le donne possano diventare i veri driver per il cambiamento in molteplici settori.
Le lavoratrici, difatti, hanno desiderio di migliorarsi, sono empatiche, capaci di essere trasversali in termini di organizzazioni complesse e hanno imparato, per il benessere della famiglia, ad essere problem solving e multitasking.
Ancora troppo spesso però pagano lo scotto di dover scegliere proprio tra la maternità e la realizzazione professionale. E la crisi pandemica da covid 19 con lo smart working ha ulteriormente caricato le donne di responsabilità!
La conferma viene ancora una volta dall'Istat che, secondo l'ultima ricerca sulla "conciliazione tra lavoro e famiglia" elaborata con i dati raccolti nel 2018, rivela che una mamma su 9 non ha mai lavorato per prendersi cura dei figli. La percentuale è dell'11,1, contro una media europea del 3,7 per cento.
Sotto questo aspetto nel nostro Paese l'aspetto più importante da affrontate è proprio il ritardo culturale rispetto agli altri paesi europei, dal momento che la nostra è ancora un'organizzazione molto rigida.
Perché una donna possa realizzarsi professionalmente sono necessarie alcune condizioni senza le quali il percorso sarà sempre incidentato. Bisogna scardinare i differenziali di genere che sono ancora persistenti come ad esempio la distribuzione degli incarichi che rispecchia stereotipi "a modello maschile".
Mancano irrimediabilmente politiche di un reale sostegno pubblico verso la famiglia che possano aiutare lo job sharing, quella particolarità di contratto che permette a due lavoratori di eseguire un'unica prestazione lavorativa potendo scegliere di dividersi l'orario di lavoro, con l'unico obbligo di sostituirsi a vicenda qualora uno dei due fosse impossibilitato di presentarsi a lavoro. Un contratto di tal guisa aiuterebbe certamente le donne a conciliare maternità e legittime ambizioni professionali.
Se si guarda all'Europa come detto, e all'Europa del Nord in particolare, il divario da superare è veramente importante.
Nella nostra realtà lavorativa per andare oltre al "soffitto di cristallo", e superare quelle barriere invisibili che impediscono alle donne di raggiungere posizioni di vertice e responsabilità in ambito professionale, è necessario un approccio diverso da quello normalmente inteso delle "quota rosa", e agire su leve improntate a politiche basate su logiche meritocratiche e su un cambiamento nella mentalità e nei comportamenti dell'intera collettività.
L'espressione "soffitto di cristallo" rende bene l'idea: il cielo si vede ma non si riesce a toccarlo. Fu la scrittrice statunitense Marilyn Loden a utilizzare nel 1978 questa metafora. Oggi "soffitto di cristallo" è diventato anche il nome di un indicatore che in 29 paesi misura il grado di disuguaglianza in materia di istruzione superiore, partecipazione alla forza lavoro, retribuzioni, costi per l'accudimento dei bambini, diritti di maternità, attraverso i dati provenienti da organizzazioni come la Commissione Europea, l'Organizzazione Internazionale del Lavoro e l'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico
Inoltre, soprattutto in Italia le donne devono superare anche l'handicap del "gradino rotto" della maternità, che impone loro un rallentamento di carriera, soprattutto nelle piccole aziende private.
Bisogna però riconoscere che le donne possiedono un grave difetto: soffrono della sindrome dell'impostore. Si autolimitano e temono sempre di non essere adeguate al contesto, qualsiasi esso sia.
È un retaggio della cultura patriarcale: dobbiamo ribaltare questo paradigma e spingere le donne ad imparare a fare community, acquisire di più la consapevolezza del loro talento, del valore aggiunto che apportano nel mondo del lavoro per specificità proprie e forti motivazioni intrinseche.
Le nuove generazioni hanno superato il concetto di Eva contro Eva e iniziano a fare squadra, clan.
In questo dovremmo prendere esempio dalle donne iraniane che con coraggio, rischiando la propria vita combattono contro una cultura, che le vuole invisibili, per i propri diritti e per affermare la loro libertà.
Quindi onoriamo l'8 marzo, la Giornata Internazionale della Donna ricordando le conquiste sociali fino ad oggi raggiunte ma richiamiamo tutti, in primis gli uomini, a lottare contro le discriminazioni e le violenze di cui è ancora oggetto il genere femminile.
Superiamo il concetto della ricorrenza simbolica e adoperiamoci affinché 8 Marzo sia tutti i giorni.