Numero 3 del 2023
Titolo: SPECIALE DONNA- Professione Donna
Autore: Silvia Colombini
Articolo:
8 marzo: insieme contro ogni discriminazione
In questi ultimi anni il tema del femminile è stato sempre più al centro del dibattito internazionale. Nonostante questo e nonostante la crescita di nuovi movimenti legati alla parità di genere, le donne continuano a subire ancora discriminazioni e violenze in tutto il mondo. Traguardi come la parità di accesso a istruzione, cure mediche, lavoro, potere decisionale paiono essere ancora lontani. Promuovere l'emancipazione delle donne è, quindi, oggi più che mai un obiettivo da perseguire per affermare diritti che molti danno per acquisiti ma che, purtroppo, sono ancora lontani. Diritto di scegliere, rifiutare, migliorare, guadagnare. Questo è ancora più vero se pensiamo alle donne con disabilità che affrontano, spesso, una duplice discriminazione in ogni ambito, soprattutto sul lavoro che rappresenta un punto di arrivo importante nella vita di ogni donna. Lavoro significa autonomia economica, realizzazione personale, impegno, riconoscimento sociale del proprio valore come essere umano. Un percorso che può essere ricco di soddisfazioni, ma che per una donna disabile diventa spesso irto di ostacoli. I pregiudizi ancora presenti sulle capacità femminili si amplificano in questo caso rendendo limitante e frustrante il futuro professionale. Come se una donna, disabile per di più, non avesse diritto ad esprimersi, non possedesse le capacità per rendersi utile e, ostacolata dalla propria condizione, non fosse in grado di scegliere in autonomia un'attività nella quale esercitare i suoi talenti. Incasellate nella loro condizione, in una società che ha fatto del culto dell'apparenza l'unica religione condivisa, alle donne disabili come e più che alle altre si chiede di aderire a un modello unico, imposto dai luoghi comuni, e di adeguarsi a quello. Sei una donna, sei disabile, continua a essere quello che sei e a fare quello che puoi, cioè poco o niente, perché questo vali. A parità di ruolo, le donne vengono pagate meno rispetto agli uomini, come dicono i dati, e la situazione si fa ancora più critica per le donne con disabilità. Al recente Forum Europeo sulla Disabilità sono state evidenziate le disparità alle quali vanno incontro le donne con disabilità nel mondo del lavoro: accesso a opportunità professionali, parità di retribuzione, svantaggi sociali. Costituiscono il 60% della popolazione complessiva di oltre 100 milioni di persone con disabilità, ma solo il 20% di loro ha un'occupazione a tempo pieno. Una condizione che le vede penalizzate rispetto alle altre donne e anche rispetto agli uomini con disabilità. Certo, in questi anni parole come inclusione e accessibilità sono diventate di moda e molte aziende hanno attivato politiche imprenditoriali efficaci per valorizzare al loro interno anche le categorie più svantaggiate. Spesso, però, queste azioni sono funzionali a migliorare l'immagine e la reputazione imprenditoriale e non sono frutto di visioni e strategie autentiche. Pare, invece, che favorire pari opportunità porti, anche da un punto di vista produttivo, a una maggiore innovazione, che sia un investimento virtuoso non solo in termini etici o sociali, ma anche economici. Ad esempio, indagini recenti rilevano come alcuni gruppi sottorappresentati nel mondo del lavoro, ad esempio donne e disabili, costituiscano un potenziale inutilizzato, anche e soprattutto per quel che riguarda le competenze scientifiche e digitali che sono quelle più richieste. Chissà perché, da sempre si ritiene che le donne non siano portate per le materie STEM (acronimo inglese che indica Scienze, Tecnologia, Ingegneria e Matematica). Le bambine vengono indirizzate verso studi più tradizionali, che magari implicano la cura e l'accudimento, studi letterari o umanistici, ed è credenza diffusa che la scienza non sia alla loro portata. In questo modo, però, si precludono loro grandi opportunità in un mercato che rappresenta il futuro e si continua ad allargare quello che viene chiamato "gender gap", la disparità di genere. Per le donne, disabili o meno, la rivoluzione tecnologica di questo secolo rappresenta invece una grande opportunità per sfidare i pregiudizi, ottenere un'occupazione soddisfacente e svolgere un ruolo fondamentale per l'evoluzione della società. A volte le pressioni dell'ambiente in cui si vive, famiglia, amici, media, si fanno talmente forti e opprimenti da condizionare scelte che dovrebbero essere solo individuali. Senza rendersene conto, donne di tutte le età, di condizioni fisiche e sociali differenti, si ingabbiano da sole in stereotipi che non corrispondono alle loro ambizioni. "Sei una donna, sei disabile, già farai fatica a farti una famiglia, stai casa, accontentati di quello che hai, certe cose non sono alla tua portata".
In questo modo, l'autostima si abbassa, le aspettative si riducono e ci si abitua a rinunciare. Così, quando qualcuno chiede a una bambina la fatidica frase "Cosa vuoi fare da grande?", la piccola invece di rispondere "Tutto!" come sarebbe suo diritto, perché qualsiasi bambina tutto può fare, si autolimita cercando di corrispondere all'immagine che il mondo ha di lei. Bisogno di approvazione, di riconoscimento, a volte solo il desiderio di compiacere gli altri: questi i motivi che possono portare le donne a mettere in un cassetto i propri sogni. Ecco, l'8 marzo è il momento adatto per aprire quel cassetto, tirare fuori tutte le rinunce e invece di stirare, fare le pulizie, stare zitte e buone, riuscire a spalancare la finestra, guardare l'orizzonte e stendere all'aria sogni, desideri e immaginazione. Una donna disabile può partire svantaggiata, nel mondo del lavoro o in altre situazioni, ma come tutte le donne ha gli strumenti e le capacità per abbattere le barriere che ostacolano il suo percorso professionale. Le difficoltà da affrontare sono tante: il grande divario retributivo tra donne e uomini, l'esclusione da posizioni di rilievo, conciliare la crescita professionale con quella dei figli. Problemi che vanno affrontati con la consapevolezza di dover dimostrare ancora di più il proprio valore proprio perché, che si muova su una carrozzina o che impugni un bastone bianco, che indossi tacchi alti o abbia il volto velato, ogni donna è in qualche modo portatrice di una diversità che il mondo pensa connaturata al suo sesso. E la società contemporanea non è ancora in grado di comprendere quanto la diversità rappresenti un elemento fondamentale per affrontare le sfide del futuro. Guardare il mondo con occhi differenti, da una prospettiva inusuale, confrontarsi con altre esperienze di vita è la strada giusta per trovare soluzioni innovative e autentiche. Lo sport di squadra ci insegna che la diversità di un gruppo è più efficace nel raggiungere gli obiettivi delle abilità individuali. Uomini, donne, abili e disabili: sarebbe bello condividere relazioni, spazi e lavoro senza dover abiurare al proprio valore personale. Tante le misure previste per i prossimi anni dalla Commissione Europea che ha inserito in agenda iniziative per promuovere l'accesso al mercato del lavoro alle persone con disabilità e per azzerare le discriminazioni sulla parità di genere. Progetti e proposte importanti, utili, anche se il cambiamento fondamentale dovrebbe avvenire nel cuore, nella mente e nello sguardo di tutti noi. Dovremmo riuscire a cancellare stereotipi, pregiudizi, comportamenti che, nel discriminare donne disabili, precludono a tutti noi opportunità di crescita individuale e collettiva. La scrittrice e attivista Helen Keller diceva che una forza invincibile risiede nel "Tenere il nostro viso rivolto ai cambiamenti". Ricordando che Helen Keller, sordo cieca, imparò a leggere, parlare, e diventò la prima persona nella sua condizione a laurearsi, proviamo anche noi a cambiare ogni giorno, cominciando magari proprio l'8 marzo.