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Corriere dei Ciechi

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Numero 3 del 2023

Titolo: SPECIALE DONNA- Tre donne

Autore: Patrizia Cegna


Articolo:
Nel mese in cui si celebra la Giornata internazionale della donna, portiamo l'attenzione su tre attiviste che fanno la differenza nel movimento della disabilità, impegnandosi per un futuro più inclusivo, all'insegna del motto “Niente su di noi senza di noi”
L'impegno, la determinazione, la lotta per i diritti e l'inclusione delle persone con disabilità: sono questi gli elementi che accomunano Catalina, María Soledad e Ana.

Catalina Devandas Aguilar
"La disabilità fa parte della diversità", afferma Catalina Devandas Aguilar: "Si tratta di valutare positivamente la differenza. E che non cerchiamo di correggerla, che non cerchiamo di nasconderla, che non cerchiamo di curarla, ma di dire che è assolutamente normale".
Catalina è una persona con spina bifida, è sposata ed è madre di tre figlie. Fa parte del Consiglio d'amministrazione della Ford Foundation ed è, dall'agosto 2022, la direttrice esecutiva del Disability Rights Fund e del Disability Rights Advocacy Fund, dove aveva già lavorato dal 2009 al 2014 a sostegno delle organizzazioni di persone con disabilità del Sud del mondo, comprese le popolazioni indigene, per influenzare le organizzazioni nazionali e i processi internazionali attraverso le loro interazioni con le autorità locali, i governi nazionali e il sistema delle Nazioni Unite.
Catalina Devandas Aguilar è stata la prima relatrice speciale sui diritti delle persone con disabilità, mandato che ha assunto nel 2014 e nel quale ha continuato fino al 2020. La figura del relatore speciale e il relativo mandato sono stati creati, per:
- Incrementare gli sforzi per riconoscere, promuovere, attuare e monitorare i diritti delle persone con disabilità con un approccio basato sui diritti umani, in linea con la Convenzione sui diritti delle persone con disabilità e il più ampio quadro dei diritti umani;
- Ricordare l'universalità, l'indivisibilità, l'interdipendenza e l'interrelazione di tutti i diritti umani e la necessità che alle persone con disabilità sia garantito il pieno godimento di tali diritti senza discriminazioni.
Nel suo lavoro di relatrice, Catalina ha condotto diverse visite nazionali, inclusa la prima visita ufficiale come esperta di diritti umani nella Repubblica Democratica della Corea del Nord. Durante il suo mandato, ha guidato il processo che è culminato nell'adozione da parte del Segretario Generale della Strategia di Inclusione della Disabilità delle Nazioni Unite (UNDIS), una strategia trasversale per l'inclusione delle persone con disabilità nell'organizzazione nell'ambito degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile. Si è concentrata sull'inclusione socioeconomica e sulla promozione dell'esercizio della piena cittadinanza delle persone con disabilità. Nel corso del suo mandato, ha inoltre presentato all'Assemblea Generale un rapporto sull'accesso alla salute per le persone con disabilità, circa 1,5 miliardi di persone nel mondo, dettagliando i principali ostacoli che esse devono affrontare e che iniziano già con l'ingresso nei centri sanitari non accessibili. Come rappresentante permanente del Costa Rica presso l'Ufficio delle Nazioni Unite di Ginevra, Catalina ha, tra l'altro, condotto con successo i negoziati multilaterali che hanno portato al riconoscimento universale del diritto umano a un ambiente pulito, sano e sostenibile da parte del Consiglio dei diritti umani.
Un impegno a tutto tondo, ricordando a tutti che non si possono più accampare scuse, non si possono lasciare indietro le persone con disabilità.

María Soledad Cisternas Réyes
Originaria del Cile, María Soledad Cisternas Réyes, divenuta cieca quando frequentava l'università, a causa della retinite pigmentosa, è avvocato con un master in scienze politiche, docente di diritto e ricercatrice, nonché coordinatrice di progetti giuridici e interdisciplinari e autrice di diverse pubblicazioni. È dal 2017 l'Inviata speciale del Segretario generale delle Nazioni Unite per le questioni riguardanti la disabilità e l'accessibilità, il cui mandato prevede la promozione dei diritti delle persone con disabilità a livello regionale e globale, con particolare attenzione all'accessibilità per tutti.
Ci sono, infatti, più di 1 miliardo di persone con qualche forma di disabilità, che rappresentano il 15% della popolazione mondiale. Nonostante i notevoli progressi verso società accessibili e inclusive della disabilità, rimane un enorme divario tra gli impegni presi e le esperienze quotidiane delle persone con disabilità. Occorre pertanto impegnarsi concretamente per garantire che le persone con disabilità non siano lasciate indietro.
María Soledad è stata anche presidente del Comitato sui diritti delle persone con disabilità delle Nazioni Unite, dopo aver partecipato come esperta al comitato ad hoc che ha elaborato la Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità (CRPD).
Ha formato funzionari pubblici e membri della società civile in varie regioni del Cile sui diversi aspetti dei diritti delle persone con disabilità, attingendo alla Convenzione sui diritti delle persone con disabilità e ha coprodotto il documentario "Six Women in America" che tratta del processo di attuazione della Convenzione da una prospettiva di genere.
La Convenzione è una fondamentale pietra miliare, indispensabile per costruire un nuovo modo di guardare alla disabilità. E María Soledad ha ben evidenziato quanto la sensibilizzazione, come intesa nell'articolo 8 della CRPD, sia essenziale, valorizzando i meriti, le capacità e le competenze delle persone con disabilità, bandendo pregiudizi, stereotipi e pratiche dannose. È convinta che sensibilizzazione e consapevolezza creino un ambiente ideale non solo per l'esercizio dei diritti, ma anche per affrontare le sfide dello sviluppo sostenibile.
Nel suo ruolo di Inviata speciale, ha messo a punto e dato il via a una campagna per la protezione, il benessere e lo sviluppo di ragazze, ragazzi e adolescenti con disabilità, mirata a diffondere dieci importanti principi pubblicati in un apposito opuscolo, allo scopo di sradicare ogni forma di abuso e maltrattamento.
Secondo María Soledad, mentre in passato le persone con disabilità venivano trattate come destinatarie di beneficenza o come oggetto di sole prestazioni mediche, ed erano altri a prendere decisioni per loro, nel 21° secolo si deve parlare di diritti e non di favori. A contare oggi, sono l'autonomia personale, la libertà di prendere le proprie decisioni e l'indipendenza.
Non dobbiamo dimenticare inoltre, ci rammenta María Soledad, che "c'è un debito insoluto con le donne e le ragazze con disabilità per quanto riguarda l'esercizio dei loro diritti".

Ana Peláez Narváez
"Le donne e la società in generale devono capire che nulla sulla disabilità dovrebbe essere fatto senza le donne con disabilità". Questa frase, già da sola, ci fa comprendere lo spirito forte e battagliero della spagnola Ana Peláez Narváez. Ana è non vedente, è sposata e ha una figlia.
"Fin dall'inizio della mia vita, avere una disabilità visiva e perdere mia madre mi ha fatto capire che non c'era nessuno a sostenermi e che dovevo lottare per una vera uguaglianza. A 13 anni, ho deciso di frequentare la scuola di tutti, per l'educazione inclusiva. Fino a quel momento ero stata in un collegio per bambini ciechi. Poi ho deciso di andare a Bruxelles, da sola, per i miei studi superiori. Ho iniziato a lavorare sulle tematiche relative alle donne con disabilità nel 2000, quando sono entrata a far parte dell'Organizzazione Nazionale Spagnola dei Ciechi (ONCE). È stata un'opportunità unica avere un'organizzazione come la ONCE che mi supporta".
Ana è diventata poi responsabile delle Relazioni internazionali della ONCE, Vicepresidente esecutiva della Fondazione Donne del CERMI, Vicepresidente del Forum Europeo della Disabilità (EDF) e presidente del Comitato Donne EDF. Attualmente, all'EDF detiene la carica di Segretario generale. Ana è stata anche componente del Comitato delle Nazioni Unite per i diritti delle persone con disabilità (UNCRPD), ma soprattutto è la prima donna con disabilità ad essere stata eletta, con il sostegno globale del movimento delle persone con disabilità, come componente del CEDAW, il comitato che si occupa di monitorare l'attuazione della Convenzione delle Nazioni Unite sull'eliminazione della discriminazione contro le donne. Per due anni ne è stata la Vicepresidente, è stata rieletta lo scorso anno e dal 6 febbraio 2023 ne è la Presidente.
Sin dall'inizio, Ana si è prefissata di portare la prospettiva della disabilità nell'intera agenda del Comitato CEDAW, rendendo visibili le donne con disabilità in ogni singola attività, non solo menzionandole di tanto in tanto, nonché di studiare come superare molteplici forme di discriminazione. L'intento è giungere a occuparsi in modo olistico degli svariati fattori di esclusione che una donna potrebbe trovarsi a dover affrontare allo stesso tempo.
Secondo Ana, la prima e più importante sfida per le donne con disabilità è essere riconosciute come donne. "La società ci considera "disabili"; sia il movimento delle donne che quello della disabilità ci considerano disabili, ma anche noi siamo donne, anche noi siamo ragazze, fa parte della nostra identità".
Tra gli altri elementi ritenuti di grande importanza, c'è la necessità di garantire che le donne con disabilità possano realmente partecipare ai processi politici e decisionali. Quando gli Stati negano loro la capacità giuridica, le donne con disabilità non possono nemmeno firmare un documento o accedere alla giustizia. A volte viene loro tolta anche la capacità di prendere decisioni quotidiane, perché è la famiglia a farlo per loro conto.
Inoltre, per quanto riguarda la violenza di genere, nel progettare programmi e servizi a disposizione delle vittime, è essenziale fare in modo che tutte le donne possano accedervi.
Nel corso della sua partecipazione al CEDAW, Ana, tra l'altro, ha svolto il ruolo di relatrice nell'ambito della revisione delle relazioni di diversi paesi; ha contribuito alla stesura della Raccomandazione Generale sulla tratta di donne e ragazze nel contesto della migrazione globale e ha preparato la Raccomandazione Generale sui diritti delle donne e delle ragazze indigene, di prossima pubblicazione.
Instancabile, come sempre, Ana continua con vigore a promuovere i diritti delle donne e delle ragazze con disabilità.

Catalina, María Soledad e Ana proseguono il loro impegno per far progredire il movimento della disabilità a livello mondiale, ma non sono certamente da sole. Molte altre donne, forse meno conosciute, si adoperano quotidianamente, con piccole grandi azioni, per andare verso una società più inclusiva, in cui la diversità sia accolta e valorizzata. E a tutte credo che debbano essere riconosciuti questo impegno e questo valore che ancora troppo spesso rimangono nascosti.



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