Numero 22 del 2025
Titolo: Una foto che racconta una Repubblica
Autore: Alessio Tommasoli
Articolo:
La straordinaria forza di uno scatto
Le storie sono sempre legate a un'immagine. Ed è lo stesso se si parla di Storia, quella con la S maiuscola: non c'è niente di più sintetico e al tempo stesso evocativo di un fotogramma, che nella sua apparente immobilità scava dentro il flusso di coscienza di chi lo guarda, creando un movimento interiore che sa descrivere più di centinaia di parole.
Ci sono alcuni momenti della Storia, anzi, che sono legati a più di una sola immagine, perché possiedono molte sfaccettature, molte ragioni che le rendono memorabili. Come la Nascita della Repubblica Italiana, il 2 giugno del 1946, quando, per la prima volta dopo moltissimi anni, i cittadini italiani tornarono finalmente alle urne per il Referendum Istituzionale, col quale decidere se l'Italia sarebbe rimasta una Monarchia o si sarebbe evoluta in una Repubblica: più di 25 milioni le persone votanti, l'89% degli aventi diritto. Numeri che, oggi, lasciano sconcertati, e che sono in grado di testimoniare le tante, tantissime ragioni che davano valore a quel voto. Tra queste, le più di 13 milioni di donne che si sono presentate alle urne (1 milione in più degli uomini), alle quali, per la prima volta nella Storia italiana, era stato concesso il diritto di voto.
E allora, ecco una di quelle immagini iconiche che rappresentano la Nascita della Repubblica Italiana: la fotografia in cui è ritratto il sorriso di una giovane donna che attraversa uno squarcio aperto sulla copertina di un giornale, mentre solleva sopra la testa la prima pagina del Corriere della Sera che annuncia l'esito del referendum del 2 giugno 1946.
Lei è Anna Iberti, all'epoca ventiquattrenne, impiegata come dattilografa al quotidiano l'Avanti! Ad immortalarla, il fotografo Federico Patellani che inquadra quel titolo, «È nata la Repubblica Italiana», lasciando che il sorriso spontaneo e liberatorio di Anna lo illumini di una forza contagiosa, creando uno scatto semplice e diretto che ha saputo cogliere quel volto nell'attimo in cui la gioia è viva esaltazione, per farne uno dei simboli più potenti della nascita della Repubblica Italiana. E, ancora oggi, chi guarda questa foto sente crescere dentro di sé quel sentimento inappagabile di libertà che moltissime persone, allora, non avevano mai avuto l'occasione di provare, nate nella cattività della dittatura fascista, come la stessa Anna. Un'altra, clamorosa, liberazione, dopo quella di un anno e qualche mese prima.
E anche questa immagine, come molte di quelle che simboleggiano un particolare momento storico, non nasce con l'intento di diventare iconica, ma lo diventa proprio grazie alla sua naturalezza che la sottrae a qualsiasi intenzionalità preparata a tavolino. Di fronte ad essa, infatti, anche andando oltre l'immediatezza del primo sguardo e riflettendo, non si può che cogliere l'entusiasmo di due amici che accolgono una notizia storica, lasciandoci immaginare che su quel tetto del «Palazzo dei giornali» in Piazza Cavour, a Milano, sede dell'Avanti!, dov'è stata scattata, si siano incontrati per caso, uscendo dai rispettivi uffici per festeggiare, liberando all'aria aperta tutte le proprie emozioni.
In seguito, Patellani ha pubblicato quella foto nell'edizione del 15 giugno 1946 del settimanale Tempo, come parte di un servizio fotografico celebrativo della Repubblica e del nuovo ruolo della donna, per poi pubblicarla anche sulla prima pagina dallo stesso Corriere della Sera. E poi pubblicata ancora e ancora, per manifesti, campagne e per semplice, essenziale memoria.
Quella di quel giugno del 1946, quando le urne restarono aperte due giorni, il 2 e il 3, per poi avere la notizia del risultato definitivo una settimana dopo, il 10 giugno, con l'ufficializzazione della Corte Costituzionale: circa 2 milioni di voti di scarto tra la Repubblica e la Monarchia.
Una scelta che non rappresentava solo un cambiamento istituzionale: era un nuovo inizio, una rinascita morale e civile dopo le ferite ancora sanguinanti subite fino a quel momento, un grido di vita dopo un annichilimento che sembrava non avere più fine.
E questa fotografia lo incarna, trasuda quel senso di libertà che è rappresentato dalla partecipazione, quella popolare, quella realmente collettiva, raggiunta finalmente con l'ingresso delle donne nella vita pubblica e politica. La straordinaria forza di questo scatto è racchiusa, in fondo, proprio nella sua protagonista: non una politica, non un personaggio pubblico, ma una semplice donna, una persona comune, come quei milioni di cittadine e cittadini che, per la prima volta, avevano avuto voce nella costruzione del futuro dell'Italia.
E quello che oggi guardiamo è molto di più di una semplice fotografia: è un frammento di memoria collettiva che ci ricorda la forza delle scelte democratiche e la dignità delle persone comuni, dalle quali nacque la nostra Repubblica, un simbolo essa stessa per non dimenticare mai che la Storia non appartiene solo ai grandi nomi, ma anche e soprattutto a chi la vive, la costruisce, la sceglie.
Alessio Tommasoli