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Corriere Braille

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Numero 22 del 2025

Titolo: Rileggere i Malavoglia da adulti

Autore: Patrizia Onori


Articolo:
Una prospettiva nuova su un classico dimenticato
Quando avevo diciotto anni, mi trovai ad affrontare l'esame di maturità e, come molti studenti italiani, mi immersi nello studio di due grandi capisaldi della letteratura nazionale: «I Promessi Sposi» di Alessandro Manzoni e «I Malavoglia» di Giovanni Verga.
Allora, quella lettura fu per me un dovere scolastico, un ostacolo da superare tra l'ansia per l'esame e la pressione del giudizio.
Anni dopo, spinta dalla curiosità e dalla voglia di rileggere quei testi con un atteggiamento diverso, ho ripreso in mano «I Malavoglia». Questa volta non come studentessa ma come lettrice adulta, libera da obblighi scolastici e capace di lasciarmi coinvolgere in modo autentico dalla narrazione e dai suoi personaggi.
Il risultato è stato sorprendente: ho riscoperto un capolavoro ma soprattutto, ho scoperto quanto sia cambiato il mio modo di osservare il mondo e di interpretare gli avvenimenti.
Il romanzo di Verga racconta la storia di una famiglia di pescatori, i Toscano detti i Malavoglia, che vivono ad Aci Trezza, un piccolo borgo siciliano. Al centro della vicenda, c'è la lotta di questa famiglia per mantenere dignità, unità e stabilità economica di fronte ad una serie di sventure tra cui la perdita della barca la Provvidenza, la morte di un familiare, la prigione, la povertà e l'inevitabile sgretolarsi dei legami.
Letto oggi, quel senso di fatalismo, il peso delle convenzioni sociali, il valore del lavoro e dell'onore assumono un significato diverso, dato che non è più solo una vicenda di sfortuna e decadenza ma un'analisi acuta della società in trasformazione, dei meccanismi dell'emarginazione e del sogno spesso infranto di riscatto.
In un'epoca come la nostra in cui le famiglie si trovano spesso a fare i conti con crisi economiche, instabilità sociale e la perdita di riferimenti comunitari, la storia dei Malavoglia risuona ancora con forza.
Il desiderio di ricominciare con più energia, il conflitto tra tradizione e cambiamento, l'orgoglio di fronte all'umiliazione: sono temi che parlano ancora oggi, forse con maggiore intensità.
La seconda lettura mi ha permesso anche di apprezzare la lingua di Verga, semplice, vera, piuttosto spettacolare nella sua capacità di rendere vivo il paesaggio umano e naturale della Sicilia dell'Ottocento.
Non c'è retorica ma realtà, non c'è giudizio morale ma osservazione profonda.
In conclusione, «I Malavoglia» non è solo un romanzo da maturità, poiché la considero un'opera viva, attuale, capace di parlare a chiunque abbia vissuto il peso della responsabilità, la frustrazione del fallimento o la tenacia nel voler ricominciare.
Rileggerlo oggi, è stato come riscoprire un frammento di verità nascosto in quelle pagine che da ragazzi, spesso, leggiamo troppo in fretta e forse è proprio questo il valore dei classici: quello di saperci dire cose diverse ogni volta che li incontriamo in una nuova stagione della vita.
Patrizia Onori



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