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Corriere dei Ciechi

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Numero 9 del 2025

Titolo: ATTUALITÀ- Quando il non vedente è in vacanza

Autore: Alessio Tommasoli


Articolo:
Storie di ordinaria inaccessibilità e di straordinaria inciviltà

Partire per una vacanza è sempre un'avventura che però spesso, per chi si trova in una condizione di disabilità, si trasforma in una disavventura. Mancanza di accessibilità degli spazi, inconsapevolezza di leggi e regole, pregiudizi e incompetenza sono solo alcuni degli ostacoli che ci si trova ad affrontare. Nonostante la presunta disponibilità di mezzi di trasporto, la tecnologia a disposizione per prenotarli, tutte le precauzioni e l'organizzazione per evitare il sorgere di problemi, al termine dell'estate ci si trova di fronte a episodi che dimostrano quanto ci sia ancora da fare. A volte, anche solo salire su un taxi con un cane guida diventa una battaglia invece di un viaggio di piacere. Non tutte le strutture turistiche sono attrezzate e spesso ci si trova a ricevere trattamenti inadeguati rispetto al prezzo pagato, per non dire della mancanza di formazione e disponibilità di chi ha fatto dell'accoglienza il suo mestiere. I comportamenti discriminatori che ci si trova ad affrontare vanno portati nelle giuste sedi, segnalati e punti come prevede l'attuale giurisprudenza. La vacanza dovrebbe essere il momento in cui tutti hanno diritto a godere di libertà, riposo e pace. Visitare luoghi artistici, immergersi nella natura, conoscere persone nuove: è questo, in fondo, che cerchiamo tutti quando scegliamo di visitare una località e di trascorrervi qualche giorno. Purtroppo, questo che pare essere un diritto per tutti non sempre viene rispettato e sono tante, troppe le segnalazioni che arrivano.
Una, due, tante storie diverse, unite da un filo comune: le barriere che la società impone a chi ha una disabilità visiva.
Episodi che sembrano incidenti isolati, ma che rivelano un problema più grande. Non è la cecità a escludere, ma l'ignoranza e l'indifferenza, la mancanza di regole applicate, l'assenza di attenzione e di responsabilità. Storie di vita quotidiana che diventano imprese e disavventure incredibili quando si dimentica che l'accessibilità non è un favore, ma un diritto. Perché dietro ogni negazione non c'è solo un disservizio, ma la frattura profonda di una promessa d'inclusione che resta troppo spesso incompiuta.

BOX
Quando il cane guida è in vacanza (di Vittorino Ilario Biglia)
Rispettare le leggi, oltre a essere un obbligo, dovrebbe essere un istinto naturale, che permette la convivenza civile degli esseri umani e il rispetto di valori fondamentali come solidarietà, giustizia e riconoscimento di ogni diversità. Non sempre questo accade e io stesso ho dovuto subire le conseguenze di un'accoglienza davvero pessima. Questa estate, il 24 giugno, sbarco all'aeroporto di Dubrovnik alle 17,30. Io, non vedente con il mio cane guida e mia moglie, andiamo a ritirare l'autovettura prenotata dall'Italia 60 giorni prima della partenza, indispensabile per raggiungere il luogo di vacanza distante circa cento chilometri.
Tardo pomeriggio, molto caldo, affaticati, arriviamo alla società di autonoleggio dove non ci consegnano l'automobile a causa della presenza del cane di assistenza-guida, riconoscibile dalla pettorina. Faccio presente la normativa europea vigente che prescrive «libero accesso del cane guida in tutti i luoghi aperti al pubblico, trasporti inclusi», ma l'addetto giustifica la non consegna dicendo che è obbligatorio avere all'interno dell'autovettura «una gabbia, che loro però non mettono a disposizione. Forse non sa che la normativa europea esclude il cane guida dall'osservanza della presunta regola da lui citata (obbligo di una gabbia?), poiché «in ogni situazione il cane guida deve seguire il disabile e stare al suo fianco». Annulliamo il contratto per evitare una penale ingiusta e onerosa e ci rivolgiamo ad altre società, ricevendo offerte senza vincoli per il cane, ma a cifre che sono il triplo del costo stabilito dall'Italia!
I nostri amici presenti, indignati, telefonano alla Polizia locale per chiedere un intervento, ma la risposta è negativa: non possono intervenire sui contratti tra privati e le società di autonoleggio. A quel punto, mentre i nostri amici partono verso la località di vacanza per effettuare anche il nostro check in (altrimenti avremmo perso l'intero soggiorno), torniamo in aeroporto. Siamo costretti ad accettare l'offerta di un'auto molto più grande, al doppio del prezzo originario e con minore copertura assicurativa.
Sono trascorse più di tre ore dal nostro arrivo. Il primo impatto certo non è stato positivo. Qui manca la cultura sul cane guida, segno di una civiltà ancora molto carente verso i più deboli come i non vedenti. Un'esperienza difficile da dimenticare, compensata solo dalla bellezza del mare e del verde.

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Un illuso che voleva prendere un Flixbus
Vivo a Macerata per amore, lavoro a Roma per passione. E sono ipovedente.
A tenere unite queste due parti della mia vita, un unico mezzo: il pullman Flixbus.
Chi conosce le Marche sa quanto siano difficili da raggiungere, specie se non puoi guidare. Il treno? Una giungla di coincidenze e scali. Flixbus, allora, diventa l'unica opzione, da quando ha eliminato la concorrenza con prezzi stracciati, salvo poi aumentarli a piacimento. Roma-Macerata 5 ore, fiancheggiando la costa adriatica per tagliare a L'Aquila, ultima fermata prima dell'arrivo.
Per farcela da solo, ho fatto sopralluoghi accurati all'autostazione, verificando scalini, luci, ostacoli e lo stallo giusto, oltre all'inconfondibile pullman verde coi caratteri cubitali della compagnia sotto la scritta digitale della destinazione. Devi farlo se hai una disabilità visiva. Soprattutto se non è prevista alcuna assistenza, nemmeno su richiesta, nonostante un biglietto di Flixbus costi quanto un volo aereo.
E così, parto spesso prima dell'alba, affidandomi a memoria e determinazione, con un brivido costante: se perdo il bus, posso ottenere un rimborso massimo del 10% richiedendolo entro 15 minuti.
Qualche giorno fa, però, qualcosa è andato storto. Partenza a mezzogiorno, orario insolito per me che mi fa arrivare all'autostazione con largo anticipo e uno strano presentimento: il Flixbus non c'è. Cerco ovunque, dentro e fuori l'autostazione, tra la folla, corro sotto il sole di giugno, ma nulla. Spero sia in ritardo, a volte lo è stato, ma la stazione si svuota attorno a me insieme alla mia speranza.
Accecato dal sole, cerco il contatto dell'assistenza sullo smartphone, ma è un numero estero irraggiungibile col cellulare, come impossibile è la pratica di rimborso, cogli occhi che bruciano di lacrime, sudore e sforzo.
Tornato a casa, chiamo l'assistenza clienti: quella corsa era gestita da una compagnia partner e non avrò alcun rimborso. Mentre riattacco, ripenso a tutti i pullman che ho visto inerme partirmi davanti, uno in particolare, bianco e anonimo come gli altri bus di linea, senza marchio Flixbus, con un foglio scritto a mano attaccato al parabrezza. Niente che i miei occhi potessero leggere.
Unire amore e passione: il sogno di un romantico diventa l'incubo di un illuso in una società che continua a fare di tutto per scoraggiarci.



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