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Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti ETS - APS

 

Corriere dei Ciechi

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Numero 9 del 2025

Titolo: ARTE E CULTURA- Ogni forma d'arte è espressione e terapia

Autore: Sabrina Grementieri


Articolo:
L'autrice del romanzo Prima del buio racconta il significato della scrittura

L'invito della redazione a scrivere un articolo per "Il Corriere dei Ciechi" mi ha lusingata e, nel contempo, intimorita. Quale tipo di contributo avrei potuto portare alla rivista? Ci si aspetta che chi è in grado di scrivere storie possa farlo in ogni occasione in cui gli venga richiesto. Non è proprio così, almeno per quanto mi riguarda. D'altronde amo moltissimo le sfide: sono una donna molto esigente nei confronti di me stessa e non sono capace di dire di no quando si tratta di mettersi in discussione.
Perciò vi racconterò di me, dei miei tredici anni di pubblicazioni, e di come sono arrivata a scrivere di una malattia legata alla vista.
Fin da bambina il mio rifugio preferito è sempre stato la lettura. Come sosteneva Umberto Eco: "Chi non legge, a settanta anni avrà vissuto una sola vita: la propria. Chi legge avrà vissuto cinquemila anni: c'era quando Caino uccise Abele, quando Renzo sposò Lucia, quando Leopardi ammirava l'Infinito. Perché la lettura è un'immortalità all'indietro". Leggere mi permetteva di viaggiare quando non potevo farlo, di sognare, emozionarmi, scoprire mondi nuovi, sia che fossero luoghi che pensieri. Sempre in giovane età, ho iniziato a scrivere. Con il tempo ho capito che la scrittura è il mio strumento di espressione, ma allora sapevo solo che mi faceva stare bene, che sulla carta potevo esprimere tutto quello che il mio animo irrequieto non riusciva a dire a parole. Per venticinque anni non ho mai pensato che quella mia passione potesse diventare un lavoro: sono altri che mi hanno spinto a provare, e di questo sarò sempre grata.
In questi anni ho studiato e lavorato molto per imparare a utilizzare al meglio questo strumento, ossia la parola scritta. Ho ancora molta strada da fare ma, oggi più che mai, riconosco l'importanza di avere un vocabolario adeguatamente ricco per esprimere tutte le sfumature di pensiero e di sentimenti che vivo ogni giorno.
I miei romanzi sono frutto della mia fantasia, ma attingono dalla vita vera. Non ho narrato nello specifico la storia di qualcuno che ho conosciuto, ma ho incontrato molte persone, e visitato parecchi luoghi in Italia (dove tutti i miei libri sono ambientati) e ogni volta sono tornata con parecchi stimoli e suggestioni.
A differenza di tutti gli altri, Prima del Buio, il mio nuovo romanzo, racconta di qualcosa che mi tocca da vicino, le malattie legate alla vista. Ho iniziato a cinque anni a soffrire di vari malanni agli occhi. Per quanto non fossero patologie irreversibili, sono cresciuta con la paura che potesse accadere qualcosa di irreparabile. Mi sono tenuta questa paura stretta sotto lo sterno, quasi che a esprimerla ad alta voce potesse trasformarla in realtà. Poi ho conosciuto una persona, una donna meravigliosa che la vista l'aveva persa davvero e che mi ha spinto, inconsapevolmente, a tirare fuori i miei fantasmi. Come farlo, se non con lo strumento migliore in mio possesso?
E così mi sono documentata: ho intervistato medici, letto testi specifici, mi sono avvicinata ad associazioni di ipovedenti e ho intervistato alcune persone, tra cui quella donna speciale. La quale, dietro alla grande forza che mostrava a tutti noi ogni singolo giorno, mi ha aperto il suo cuore e permesso di ascoltare la sua paura, il dolore e la sua grande stanchezza.
È stata, per me, un'esperienza dal valore inestimabile.
Oggi più che mai mi sento di sostenere che ogni forma d'arte è tanto espressione quanto terapia. Non espressione nel senso di veicolare messaggi, non è questo il mio intento. Preferisco condividere avvenimenti, sensazioni, storie di luoghi e persone. Trasformare la quotidianità di ciascuno di noi in un viaggio da condividere insieme. Affrontare, con leggerezza, temi dolorosi, i quali, grazie a un linguaggio non didascalico o pomposo, possano arrivare a più persone possibile.
Per me questo hanno significato i libri e la lettura: non solo l'opportunità di vivere più vite, come sosteneva Eco, ma la possibilità di sentirmi parte di una comunità più grande, compresa e, magari involontariamente, accolta nella mia interezza.
Leggere, e ancor di più, scrivere, mi costringe a rallentare questa folle corsa che è la vita nel nostro secolo, per riflettere sulle mie e sulle altrui esperienze, per conoscere e scoprire altre dimensioni, interiori e non. È in questo senso che la considero terapia: un modo per guardarsi dentro e, nel contempo, tirare fuori quello che a voce ci risulta troppo difficile. O trovare le parole per spiegare degli stati d'animo: vi è mai capitato di leggere un libro e, all'improvviso, di fronte a una frase, trovare la spiegazione a un sentimento fino a quel momento inafferrabile? A me è successo, e vi assicuro che è stata un'esperienza commovente.
Potrei stare qui ore a scrivere di quanto io ritenga importante la lettura, in questo periodo storico più che mai, ma per vostra fortuna la redazione mi ha dato un limite di battute!
Perciò non mi rimane che augurarvi buone letture e audio letture: l'ascolto degli audiolibri è sempre più diffuso, e questo fa sì che aumenti anche il numero di professionisti della recitazione e di donatori di voce che si mettono a disposizione. Ascoltare un libro letto con l'intonazione, il ritmo e le pause giuste l'ho trovata un'esperienza molto coinvolgente!

BOX
L'importanza di raccontare anche la storia di una malattia: Prima del buio
Protagonista del libro Prima del buio (collana Love - Compagnia Editoriale Aliberti) è Alexandra, una fotografa che si trova ad affrontare una malattia degenerativa e la conseguente perdita della vista. Intenso, emozionante, poetico, è l'ultimo scritto da Sabrina Grementieri, autrice di numerosi romanzi, e colpisce per la capacità di arrivare al cuore senza retorica e compiacimenti. La storia è raccontata con uno stile intenso e coinvolgente e racconta la capacità di affrontare i momenti oscuri della vita trovando coraggio e speranza dentro noi stessi, ma anche nelle persone che a volte abbiamo la fortuna di incontrare. Affrontare il tema di una malattia grave che conduce a una condizione di disabilità non è facile, ma l'autrice riesce con sensibilità e originalità a condurre il lettore alla scoperta di realtà che troppo spesso si considerano distante, ma che invece appartengono al mondo e alla vita di ogni essere umano.



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