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Corriere dei Ciechi

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Numero 10 del 2025

Titolo: ATTUALITÀ- I nonni: riferimenti essenziali

Autore: Roberto Cipriani


Articolo:
Essere nonni e nonne e fare i nonni e le nonne

Paternità e maternità sono forse le esperienze più soddisfacenti nel corso della vita. Ma il diventare poi nonni e nonne supera forse il vissuto precedente in termini di qualità ed intensità perché si ha la sensazione di aver dato luogo a una discendenza che sarà probabilmente duratura nel tempo e magari sino alla fine della storia.
Si pensa di solito che i nonni e le nonne servano a sostituire i padri e le madri in alcune loro incombenze quotidiane nei riguardi dei figli e delle figlie: dall’accompagnamento a scuola all’aiuto nei compiti scolastici da svolgere a casa, per esempio. Ma in realtà gli avi e le ave sono molto di più che collaboratori domestici di lusso e gratuiti. Essi ed esse sono al tempo stesso riferimenti essenziali e simboli imprescindibili. E in effetti chi non ha goduto del privilegio di conoscere e trattare nonni e nonne ha perso molto a livello conoscitivo e affettivo, giacché le persone più anziane posseggono un immenso patrimonio di informazioni, soluzioni, principii, che debitamente trasmessi costituiscono un valore aggiunto formidabile per chi vi attinge, specialmente se lo si fa a piene mani.
Dalla prima alla terza generazione e alla quarta
La transizione dalla prima generazione, quella dei nonni e delle nonne, alla terza generazione, quella dei nipoti e delle nipoti, avviene nel giro di qualche decennio e si costruisce a poco a poco attraverso vicende alterne, non sempre gradite e piacevoli, ma anche felici e memorabili. Comunque, questa lunga serie di anni è caratterizzata da eventi che segnano profondamente la storia di intere famiglie: avvenimenti lieti ma anche luttuosi, trasformazioni rilevanti ma realizzate talora attraverso passaggi lenti e modifiche quasi impercettibili. Vero è, intanto, che difficilmente gli appartenenti a una quarta generazione, successiva, siano in grado di conoscere i soggetti che hanno dato vita alla prima generazione. Detto altrimenti, è piuttosto raro che i pronipoti e le pronipoti conoscano o abbiano conosciuto i bisnonni e le bisnonne. Con ogni probabilità non sanno neppure i nomi di questi antenati neppure troppo lontani nel tempo. Invece, almeno in una certa misura, i nipoti e le nipoti hanno gli stessi nomi dei loro nonni o delle loro nonne. Com’è ben noto, in diversi casi al primogenito maschio si dà il nome del nonno per parte paterna e alla primogenita il nome della nonna per parte paterna. Al secondogenito maschio va sovente il nome del nonno materno mentre alla secondogenita tocca il nome della nonna per parte di madre. Se tutto ciò avviene si crea una catena di nomi che tendono a perpetuarsi nel corso dei secoli, dando una forte riconoscibilità al nucleo familiare, che ben si distingue da altri che pure presentano gli stessi cognomi ma non hanno conservato la tradizione dei nomi ripetuti ogni due generazioni. Peraltro, il fatto di portare il nome di un nonno o di una nonna attribuisce una responsabilità maggiore al discendente o alla discendente che in qualche misura dovrà pur onorare il prestigio di una dinastia, non necessariamente nobiliare, mantenendo alto il livello di affidabilità e di stima riconosciute sia pubblicamente che privatamente.
Eredità, valori e aspetti connessi
È abituale che gli adulti e in particolare gli anziani, dunque i nonni e le nonne nella fattispecie, pensino a rendere quanto più sereno l’avvenire del loro lignaggio, specialmente dei più giovani e delle più giovani, che al momento non sembrano poter sperare in un prosieguo roseo in base alle loro aspettative. Per questo si tende a fornire alle fasce di età più deboli, ancora in attesa di maturazione, dei sostegni "a prescindere", cioè indipendentemente dalle reali e attuali condizioni economiche dei padri e delle madri. Ecco dunque che si affacciano sulla scena di un casato le possibilità offerte dai soggetti più maturi in età i quali possono avere procacciato in precedenza alcune importanti risorse economiche, immobiliari, mobiliari e finanziarie da destinare, più o meno direttamente, a coloro che oggi sono minori di età ma che crescendo acquisteranno la piena cittadinanza, a partire dai diciotto anni di età, e saranno in grado di gestire i propri averi secondo necessità e in modo auspicabilmente utile e fruttifero.
Orbene, la questione dell’eredità è decisiva e strategica perché investe aspetti morali e sentimentali, di giustizia e di equità, di bilanciamento dei beni a disposizione e da distribuire. Insomma, è davvero un punto qualificante e determinante del rapporto intergenerazionale. Dalla soluzione data a tale problematica dei lasciti dipende la vita più o meno confortevole dei destinatari (o meno) delle proprietà e degli averi di chi per ragioni di durata limitata dell’esistenza (foss’anche sino a cento anni) deve comunque lasciare tutto, prima o poi, assegnandolo, secondo criteri sia legislativi che personali, ai suoi successori in linea diretta (ma anche indiretta).
Naturalmente, i beneficiati, se ben sostenuti da quanto ereditano, non possono non essere grati ai loro predecessori nel ramo familiare. Anzi, talora il riconoscimento giunge fino all’implementazione di iniziative che rammentino a un largo pubblico le benemerenze di una persona che ha vissuto la condizione di nonno o di nonna in chiave futuribile, programmando di fatto e in buona misura il vissuto di un nipote o di una nipote.
Si è già detto dell’usanza di rinnovare il legame con il passato familiare richiamandosi ad una o più figure che hanno fatto del bene magari anche erga omnes, cioè a vantaggio di tutti e tutte e non solo di un particolare discendente.
In questa dinamica di transizione attraverso lasciti gioca molto il fattore dei valori di riferimento, sia di natura religiosa che politica, o di altra matrice. In effetti la destinazione di beni avviene, almeno solitamente, mediante un progetto divisato appositamente dal donatore o dalla donatrice.



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