Numero 10 del 2025
Titolo: ARTE E CULTURA- Monologo dell'Indovino cieco
Autore: Redazionale
Articolo:
Per quali prodigi e qual disegno un albero cresca ramo dopo ramo prendendosi il cielo, non so né so perché i miei occhi di bambino guardino ora dal volto di un vecchio.
Forse so la data della fine del mondo e il primo palpito dell’inizio.
Ma non so cosa unisce il Padre al Figlio e il Figlio alla ragazza dei profumi e quella all’Assassino, al Teschio e a Raiden il luminoso e cosa li tiene sospesi sul filo tra il primo e l’ultimo giorno della loro vita preziosa.
Quando morirò, io posso saperlo: morirò un giorno come tutti gli altri ma perché tanta pietà io sento per la morte di ognuno non so.
Non so perché un bambino a me uguale dà nome agli alberi del giardino e ad amici immaginari parla mentre gli eserciti muovono e lenzuola avvolgono i morti.
Non lo so, e sanguino.
Io non ho paura della città né delle sue mille voci ho imparato tra loro a conoscere quella che chiama il mio nome.
Io non posso chiudere gli occhi e le storie vengono a me come odori dal giardino o il ramo d’albero che trascina il fiume da lontano.
Rane, grilli e fumo di ciminiere, rottami d’auto bagnati di luna gente che riempie le strade e sola si addormenta, cecità che accende i sogni il cuore indifeso il segreto fiorire.
Io che leggi non cerco ma l’anima mia ascolto.
Io vedo un uomo che si prepara a uccidere e un altro che cerca lavoro un ragazzo innamorato, una ragazza fiera, un teschio tatuato su un braccio un burattino di luce su un monitor e una donna in riva a un mare così chiaro da sembrare invisibile.
Io vecchio e cieco, vedo che i destini si muovono sento che sto sulla terra come una foglia, volando e gli universi precipitano nel mio bicchiere vuoto, che trema.
Amore che hai sulla bocca un segno amaro di lotta io vedo vite che la speranza tocca pulsare, vibrare, rivivere come fa il pesce restituito all’acqua.
Corri, corri, piccola mano che sposti il sipario dei giorni fino alla scena dove più non vedo e dove tutti mi vedono.
Stefano Benni
Tratto da “Blues in sedici – Ballata della città dolente”, Feltrinelli Editore