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Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti ETS - APS

 

Corriere dei Ciechi

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Numero 10 del 2025

Titolo: ATTIVITÀ INTERNAZIONALI- Welcome to ICC Aveiro!

Autore: Arianna Sofia Ferrari


Articolo:
L'esperienza del gruppo italiano ad ICC 2025

ICC (International Camp on Communication and Computers) è un'esperienza internazionale, dedicata alle persone con disabilità visiva di età compresa tra i 16 e i 21 anni, che stimola la voglia di mettersi in gioco e scoprire il mondo. Da tutta Europa (e oltre), ragazzi e ragazze si incontrano, accompagnati dai propri coordinatori nazionali, per imparare, sperimentare e… sognare! ICC è un'occasione estiva che spalanca il futuro davanti a questi adolescenti, i quali, nonostante la giovane età, hanno molto da raccontare, da scoprire, da fare. Tra workshop e attività di svago (organizzate e improvvisate), vengono esplorate la tecnologia, la comunicazione, l'autonomia personale, e… molto altro! Momenti di discussione sull'amicizia si alternano a scambi interculturali e di networking; l'informatica affianca gli sport; la cucina danza a ritmo di musica. Ogni istante in ICC permette a chi vi prende parte di scoprire e scoprirsi, di imparare e insegnare, di giocare, di ridere, e di stare, per poco più di una settimana, con la testa tra le nuvole e il cuore felice. È stato… intenso! La notte in aeroporto, l'imbarco delle valige, il volo, le forti emozioni dei ragazzi e delle ragazze, impazienti e, sì!, alcuni anche un po' scettici. Poi l'atterraggio: prima il pulmino, e poi il sonno irresistibile, e l'arrivo. In seguito l'incontro con gli organizzatori e le volontarie: la distribuzione delle chiavi, il tour conoscitivo del campus universitario che ci ospitava. Qualche ostacolo emotivo per i ragazzi e le ragazze, forse un filo intimoriti, ma tutto procedeva — fin troppo velocemente!! I primi pasti, la prima notte e le successive (quasi in bianco, perché "Aris, sono troppo contenta per dormire!"), le assemblee, gli incontri, i workshop, le camminate infinite tra mensa e dormitori; e ancora la nuova routine costruita ad Aveiro, i ritardi, le emergenze, le prime chiacchiere internazionali, le connessioni, la rete che si forma… e loro! Loro, sì, loro: due ragazzi e quattro ragazze veramente speciali: qualcuna timida ma loquace; qualcuno presente, attento, educato; qualcuna esplosiva, con un brulicare folle di idee in testa; qualcuna seria ma dolce; qualcuno simpatico, dal tocco umano inaspettato; qualcuna impaurita ma piena di coraggio. Coordinare sei ragazzi non è semplice. Coordinare sei ragazzi insieme a una seconda persona lo è anche meno. Evitare i contrasti, essere in orario, seguire le consegne, avere pazienza, mediare, osservare, intervenire (o evitare di farlo). La mia nuova cassetta degli attrezzi comprende la consapevolezza dell'importanza della comunicazione assertiva, dell'ascolto attivo, della gestione consapevole dello stress e del saper chiedere aiuto, quando serve. Si tratta di strumenti importanti che saprò meglio valorizzare, da ICC in poi, sia nella vita associativa in UICI (di cui sono presidente sezionale), sia nella mia vita privata e lavorativa. Ho imparato, per esempio, a meglio progettare e tenere un workshop, e che le attività più apprezzate sono quelle interattive, creative e attivanti, dove tutti si divertono e imparano qualcosa facendo. I ragazzi e le ragazze mi hanno poi confessato che non se lo sarebbero aspettati, ma quest'esperienza li ha travolti come il vento fresco quando è estate. È quindi il caso di dirlo: in ICC qualcosa di sorprendente accade! Infatti, se è vero che i ragazzi e le ragazze imparano tanto, è pure vero che proprio loro possono insegnare tanto - sì, anche a noi coordinatori! "Insegnare" è una parola interessante: a me i ragazzi e le ragazze di ICC, indipendentemente dall'età e dalla provenienza, hanno insegnato tanto - mi hanno lasciato un segno dentro! Ho letteralmente perso la voce ridendo e cantando con loro! E, sì, abbiamo parlato tanto: delle barriere linguistiche e delle parole scelte bene per aver un posto nel mondo; delle difficoltà a relazionarsi con gli altri, che ICC ha sradicato, invertendo la tendenza. Mangiando insieme un semifreddo sulle scale, o camminando nel buio - il braccio intorno al braccio -, o durante le ultime lacrime in aeroporto, mi hanno parlato di come abbiano "vissuto appieno l'esperienza, dall'inizio alla fine"; di come abbiano sentito di "potersi fidare" gli uni degli altri; del fatto di sentirsi "tanto più felici e molto meno soli", dopo questa esperienza; di aver trovato uno "spazio sicuro in ICC", nel quale le cose brutte, finanche le cose peggiori, sono state lasciate fuori, o comunque prese insieme per le corna e messe a tacere per poco più di una settimana; di aver potuto gestire un momento di stress grazie agli abbracci reciproci e all'ascolto! Sono stati proprio loro, raccontandomi questi frammenti scintillanti della loro esperienza in ICC, a insegnarmi il valore della rete: loro, il gruppo italiano, insieme a tutti i gruppi di anime bellissime da tutta Europa (e oltre). E, insieme a loro, gli organizzatori, il personale tecnico, i volontari e le volontarie. Loro, tutti loro, uniti in un solo, unico motto: "Goooooodmorning ICC!", fino all'ultima sera.



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