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Kaleîdos

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Numero 5 del 2026

Titolo: La rivincita delle alchimiste

Autore: Federica Ginesu


Articolo:
(da «Donna moderna» n. 11-2026)
Le accusarono di essere streghe, pazze, ciarlatane. Invece sono state le prime donne di scienza, quando ancora la scienza non esisteva. Ora la mostra-evento di uno dei più grandi artisti contemporanei rende giustizia al talento e al coraggio di 38 figure femminili straordinarie. Da cui prendere ispirazione
Riemergono dall'oblio con tutta la forza dell'arte. Appaiono su imponenti teleri immerse in sfondi di materia oscura, abissi, paesaggi desolati o distese abbaglianti. Sono 38 figure femminili convocate in un eccezionale raduno da un «signore del fuoco»: Anselm Kiefcr. «Le Alchimiste» è l'esposizione, prodotta da Marsilio Arte, con il contributo di Gagosian e Galleria Lia Rumma e il sostegno di Unipol e Banca Ifis, che uno dei più grandi artisti contemporanei ha concepito appositamente per la sala delle Cariatidi di Palazzo Reale a Milano. Qui, fino al 27 settembre, in un luogo carico di storia, progettato nel 700 dall'architetto Giuseppe Piermarini, tra specchi e donne di pietra prigioniere delle pareti mutilate dagli orrori della guerra, le bombe del 1943, prende vita un mondo di intelligenze femminili perseguitate e occultate, eppure decisive per la genesi del pensiero scientifico moderno. «Questa esposizione nasce dall'idea di Kiefer di riportare alla luce le alchimiste, donne a lungo dimenticate o misconosciute che furono vere protoscienziate» spiega la curatrice della mostra, Gabriella Belli. «Le riunisce in un corpus unitario, quasi un pantheon che intreccia memoria storica, pratica scientifica e processo creativo». Audaci e visionarie, sperimentatrici ed erudite, custodi e trasmettitrici di segreti, le alchimiste di cui ci parla Anselm Kiefer attraverso la sua pittura simbolica e potente furono, tra Medioevo ed Età moderna, esploratrici di saperi agli albori della scienza. «Per Kiefer» spiega Belli «le donne sono l'elemento portante della società. Questo ciclo si colloca quindi in continuità con altri dedicati a figure femminili, come le donne della Rivoluzione o le trummerfrauen, le «donne delle macerie», che dopo la fine della Seconda guerra mondiale rimuovevano le rovine nelle città tedesche distrutte dai bombardamenti, eroine segnate spesso da un destino tragico. Qui, però, non troviamo solo vittime o simboli: le donne sono soggetti attivi della conoscenza».
Spesso relegate ai margini di una società patriarcale e, in alcuni casi, imprigionate o condannate al rogo come streghe, le alchimiste hanno indagato il mondo e le sue trasformazioni, tracciando un percorso di autonomia ed emancipazione per le donne di oggi. Lo hanno fatto attraverso una disciplina capace di affascinare per millenni, a lungo relegata all'occulto e al sospetto, oggi non più considerata arte di magia. «Il lavoro degli storici ha chiarito come molti concetti e procedimenti alla base della chimica moderna si devono all'alchimia» sottolinea Belli. «È stata una via privilegiata per esplorare la natura e comprendere come l'ingegno umano potesse plasmarla». Nei primi laboratori privati e domestici, tra crogioli e alambicchi, le alchimiste distillavano rimedi, studiavano le proprietà delle piante, tentavano trasformazioni e annotavano risultati, costruendo una competenza che sfidava i limiti imposti dal loro tempo.
La pittura di Kiefer le riporta in vita con un linguaggio che riflette l'alchimia stessa: trasformazione, distruzione, rinascita. Le superfici bruciate e corrose, sottoposte a processi complessi, diventano metafore di esistenze fuori dagli schemi, segnate dal carisma e, a volte, dalla tragedia. I nomi delle protagoniste, scritti in caratteri d'oro, emergono come epifanie. Le biografie sono ricostruite da Natacha Fabbri, storica della scienza e della filosofia, nel catalogo della mostra pubblicato da Marsilio Arte.
Tra queste figure affiorano Alethea Talbot Howard, autrice di uno dei primi manuali tecnico-scientifici pubblicati in Inghilterra da una donna, e Anna Vasa von Schweden, governatrice svedese che creò un'infrastruttura botanico-farmaceutica a partire dalla sua «stanza dei medicamenti», aperta a malati e poveri. Se Dorothea Juliana Wallich fu tra le poche alchimiste a pubblicare testi chimici, di Madame d'Orbelin conosciamo solo il «nom de plume», ma sappiamo che nelle lettere a Benjamin Franklin rivendicava la tecnica per la fissazione del mercurio, ossia la capacità di renderlo solido come gli altri metalli e resistente al fuoco più violento. E ancora: Camilla Erculiani, speziale padovana, era esperta anche in meteorologia; Elisabeth Grey fu autrice di un manuale di rimedi che contemplava anche una sezione di chirurgia domestica; Sophie Brahe è stata alchimista e astronoma. C'è anche Caterina Sforza, protagonista della vita politica e militare tra 400 e 500, capace di sfidare Cesare Borgia e autrice degli Experimenti, raccolta di ricette su cosmesi, farmacopea e pratiche alchemiche operative come raffinazioni, tinture di metalli e dorature. «La più scellerata» racconta Belli «fu Anne Marie von Ziegler»: con la ricetta fatale del suo «sangue di leone», sostanza ottenuta dalla fusione di un oro purissimo che avrebbe dovuto condurre alla produzione della pietra filosofale, si guadagnò una morte atroce.
«Il vero merito di queste donne» osserva la curatrice «è aver rovesciato la prospettiva dell'alchimia. La maggior parte di loro non inseguiva la trasmutazione dei metalli in oro o il segreto dell'elisir della vita eterna. Molte lavoravano per scoprire nuovi medicamenti, salvare vite, curare e promuovere il benessere delle altre donne e delle loro comunità. Erano sperimentatrici rigorose: studiavano, compilavano manuali, costruivano sapere al pari degli uomini, nonostante ostacoli e scoraggiamenti. Con il loro pensiero e la pratica hanno aperto vie inedite a botanica, chimica, fisica, medicina e matematica». Kiefer reinventa i loro volti e corpi: una costellazione viva di intelligenza e coraggio da cui trarre ispirazione.
Ma oggi chi sono le alchimiste? «Tutte le donne che continuano a trasformare il mondo, tutte quelle che lottano non soltanto per il proprio ruolo, ma per un'idea di crescita collettiva» conclude Belli. Perché l'alchimia è la capacità di mutare la realtà, di generare nuove opportunità, di immaginare possibilità.
Federica Ginesu



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