Numero 3 del 2026
Titolo: ATTUALITÀ- Il viaggio di un padre che ha colorato il futuro
Autore: Redazionale
Articolo:
Franco Antonello: dalla onlus "I Bambini delle Fate" alla missione di rendere l'inclusione un'impresa quotidiana
Marzo è il mese che celebra la figura paterna, ma ci sono storie che ridefiniscono il significato stesso di essere padre. Quella di Franco Antonello è una di queste. Non si è fermato davanti alla diagnosi di autismo del figlio Andrea, ma ha acceso i motori, letteralmente e metaforicamente, per iniziare a percorrere strade sconosciute. Fondatore della onlus "I Bambini delle Fate", Franco ha trasformato il legame con suo figlio in una struttura sociale innovativa che finanzia progetti di inclusione in tutta Italia.
D. Per lei cosa significa davvero essere papà?
R. Devo dire che io non mi considero un grande papà. Tutti la pensano così, ma bisognerebbe chiedere ad Andrea e ad Alberto per sapere la verità. Ho sempre riflettuto su questa cosa e credo che, per me, essere papà non stia nel fare chissà quali grandi imprese irraggiungibili, ma stia semplicemente nel dare tre regole ai propri figli. Tre regole. Non regole fisse e valide per tutti ma tre regole del tipo: lavare i denti due volte al giorno, fare il proprio letto per bene ogni mattina, sparecchiare la tavola ad ogni fine pasto in famiglia. Il senso di dare tre regole, semplici ma sulle quali non si transige di un millimetro, mai, è un segnale forte che educa e che rimane. Per me essere papà è dare questo insegnamento ai propri figli, che poi faranno comunque la loro strada.
D. Lei ha spesso dichiarato che Andrea le ha insegnato a guardare il mondo in modo diverso. In che modo?
R. Andrea non può comunicare. Lui in tutta la sua vita non ha mai detto ho fame, ho sete, ho caldo, voglio questo o voglio quello. Al computer gli chiedo mille volte cosa desideri e più che rispondermi uno yogurt o sto bene così, non chiede. Questo ti fa percepire veramente le cose in modo differente. Quando si viaggia per tre mesi in giro per il mondo, in moto o con altri mezzi, senza proferire parola si entra in altre dimensioni. L'unico dialogo è quando io chiedo qualcosa proponendo due risposte alternative. Vuoi bianco o nero? Solo così può scegliere e mi dice quale delle due cose proposte va meglio. Comunicando così è chiaro che aumentano altri sensi. Aumentano altre percezioni: il tatto, l'intuito, il guardarsi, l'abbraccio. Per questo adesso guardo il mondo in maniera diversa, con più calma e apprezzando di più le cose semplici. E si scoprono le cose migliori in mezzo a questo mondo dove oggi si corre corre corre senza sosta per rincorrere soldi, successo, like e cose del genere.
D. Con "I Bambini delle Fate" ha rotto gli schemi della beneficenza classica, parlando di sfida e di organizzazione. Qual è stata la scintilla che le ha fatto capire che aiutando suo figlio poteva aiutare altre famiglie?
R. Con Andrea, grazie a Dio e grazie al mio lavoro soprattutto, non ho avuto bisogno di nessuno, né di aiuti né di sostegni né di altro. Mi arrangio perché potevo arrangiarmi. Ma vedevo altri ragazzi, in condizioni decisamente peggiori, e vedevo che il problema principale (alla fine si arriva sempre lì) era la mancanza dei fondi economici necessari per fare le cose. Io mangiavo la pizza, io pagavo la terapia, io andavo a fare la vacanza, io andavo sulle giostre con Andrea e gli altri stavano giù a guardare con le mani in mano. Ho pensato e se Andrea fosse nato in una altra situazione? Questa cosa non mi ha fatto dormire la notte e ho deciso di fare qualcosa per gli altri. Con la mia visione da imprenditore vedevo il mondo del sociale e prendevo paura. Ho visto un sociale fermo ai tempi della preistoria. Ho visto un sociale che ancora oggi sta in piedi grazie a donazioni, che però arrivano quando arrivano e non si sa se ritornano. E grazie a volontari meravigliosi che però non sono sempre disponibili e arrivano quando possono. Nel nostro sistema siamo partiti da qui ma dopo 20 anni di duro lavoro abbiamo creato un progetto imprenditoriale che ha sostituito le donazioni con contratti veri e propri, con oltre 5.000 aziende che ci sostengono oggi in via continuativa. Il nostro è un progetto concreto, che dà e garantisce che l'80% di quello che raccogliamo vada puro e netto ai progetti sociali. Con l'altro 20% copriamo qualsiasi costo di struttura, compresi i compensi per chi opera con noi in modo importante e a tempo pieno. Funzioniamo come un'azienda vera e propria, con budget, obiettivi e risultati, con utili a fine anno che vengono reinvestiti. In questo modo stiamo finanziando oggi 117 progetti di 94 associazioni in tutte le regioni italiane. Questo è il nostro sistema.
Io me ne occupo al 100% con tutte le mie forze, ognuna delle persone che lavorano con me ha il suo compito preciso, e ognuno fa quadrare le cose a fine mese. Sviluppiamo volumi importanti e tutto questo fa sì che possiamo finanziare oggi tutti i progetti in maniera continuativa. Se chiami una delle nostre associazioni e parli di noi, sentirai solo cose positive perché portiamo risorse economiche che sono quelle che mancano per i loro progetti. Ogni singolo mese in via continuativa.
D. Oltre ai progetti e alla Onlus, qual è l'insegnamento più grande da lasciare al mondo perché cambi la visione riguardo i ragazzi come Andrea o coloro che vengono considerati diversi, che hanno difficoltà?
R. Prendo spunto dal viaggio della fiamma delle ultime Olimpiadi. Mi hanno trasmesso un insegnamento importante perché dei 62 giorni dedicati al viaggio della Fiamma, due sono stati dedicati ai ragazzi con difficoltà, a chi ha la strada in salita nella vita. Uno di questi giorni è stato dedicato ad Andrea. Questo è un esempio che non dobbiamo perdere. Il vero cambiamento per tutti questi ragazzi sarà solo se ognuno di noi, come hanno fatto le Olimpiadi, dedicassimo un giorno, un giorno al mese a questi ragazzi. Senza andare lontano. Si può trovare chi ha più difficoltà di noi nella nostra via, nella nostra strada, nel nostro quartiere. Dedichiamo 29 giorni al mese a noi stessi perché è giusto che sia così, ma un giorno dedicato a chi è rimasto indietro è la vera svolta. Non credo ci sarà mai nessun Stato, nessun Dio, nessun Papa che potrà cambiare queste cose se non partono prima da noi. Non perdiamo questo semplice esempio e dedichiamo anche noi una giornata al mese a questi ragazzi speciali. Per me è così che possiamo cambiare davvero il mondo.
BOX
I Bambini delle Fate
L'impresa sociale che sfida l'assistenzialismo
Nata nel 2005 a Castelfranco Veneto dall'intuizione di Franco Antonello, "I Bambini delle Fate" non è una Onlus tradizionale, ma un'impresa sociale che applica i modelli del mondo del business al terzo settore. La missione è garantire un sostegno economico costante a progetti di inclusione sociale e percorsi riabilitativi per bambini e ragazzi con autismo e altre disabilità. Il loro modello prevede il coinvolgimento di aziende e privati in una rete di sostenitori che versano quote mensili regolari, garantendo stabilità a lungo termine ai progetti. Ogni progetto è legato a un territorio specifico e i fondi vengono gestiti con la massima chiarezza, rendicontando pubblicamente come vengono utilizzati.
Una delle iniziative più celebri è La Banca del Tempo Sociale che mette in contatto ragazzi delle scuole superiori con coetanei con disabilità, trasformando l'amicizia in un potente strumento di inclusione. Ad oggi, grazie al coinvolgimento di migliaia di aziende e privati, finanziano oltre 90 associazioni e progetti in quasi tutte le regioni d'Italia.
Per saperne di più e sostenere i progetti:
“I Bambini delle Fate” Piazza della Serenissima, 20 – 31033 Castelfranco Veneto (TV)
www.ibambinidellefate.it - info@ibambinidellefate.it
Te. l0423 420193 (Lun-Ven, 9:00 - 13:00)
Social: @Franco.Andrea.Antonello (Facebook / Instagram)