Numero 3 del 2026
Titolo: ATTUALITÀ- Violenza Digitale
Autore: Ilaria Bonuccelli
Articolo:
Un fenomeno da arginare, una violenza amplificata che richiede misure immediate
"Vieni qua, fammi divertire". "Vieni qua, fammi vedere come sei brava". Ma Carolina è svenuta. Ha vomitato nel bagno di un suo amico dove si sono ritrovati per una cena "quelli che credevo mi volessero bene". Ha 14 anni, ha bevuto un po' e non ha retto il superalcolico. È a terra, il corpo rannicchiato. In 4 o 5 la circondano. Non la soccorrono. Pensano, invece, di farle uno scherzo: mimano gesti sessuali. Uno di loro, 13 anni, riprende la scena con il cellulare. Poi la gira al gruppo. In breve il video finisce in rete.
Cominciano gli insulti. Le minacce. "Ma come fai a vivere dopo quello che hai fatto?". Non ha fatto nulla, Carolina. Ma la verità, on line - anzi onlife, secondo il neologismo del filosofo Luciano Floridi - è quello che appare, non quello che accade. Così, un venerdì sera, il 4 gennaio 2013, Carolina scrive un messaggio: "Le parole fanno più male delle botte. Ciò che è accaduto a me non deve più succedere a nessuno". Poche ore dopo si uccide. Sui social qualcuno commenta: "Finalmente è morta, quella puttana". Il ragazzino che aveva filmato la scena del finto stupro, intervistato dopo il suicidio commenta: "Mi sento in colpa per quello che è successo, ma non tanto, perché io non volevo fare male a lei. Io ho solo messo il video nella nostra chat".
Quattro anni dopo, la morte di Carolina diventa la prima legge in Italia e in Europa contro il cyberbullismo. Uno scudo per adolescenti contro la violenza on line. La legge c'è, ma non impedisce le molestie digitali, il bullismo in rete. Perché la sanzione da sola non è mai la soluzione. Per cambiare, ci vuole formazione, cultura. Ce lo ha detto anche l'Unione Europea nella direttiva per il contrasto alla violenza contro le donne, che in Italia non è legge. Dal 2013, in realtà, dalla morte di Carolina, l'Italia ha approvato varie leggi a tutela delle donne. Ma in 13 anni la violenza digitale è diventata un'emergenza amplificata dai social. L'Intelligenza artificiale ha fatto il resto: ha allargato l'orribile mercato di video sempre più estremi, merce ambita nel deep e nel dark web.
Non sono solo parole. La britannica IWF, Internet Watch Foundation rivela che l'anno scorso nel Regno Unito "gli analisti hanno riscontrato uno spaventoso aumento del 26.362% dei video fotorealistici di abusi sessuali su minori generati dall'Intelligenza artificiale, spesso con vittime reali e riconoscibili. Nel 2025 l'IWF ha scoperto 3.440 video di abusi sessuali su minori generati dall'intelligenza artificiale, rispetto ai soli 13 del 2024. Di questi, il 65% era così violento, da essere inserito nella Categoria A, la più estrema, video con penetrazione, tortura sessuale e rapporti con animali".
Restando in Italia, su Instagram a settembre 2025, Arianna, una ragazza di 19 anni di Foggia, denuncia: "Ho pubblicato una mia foto vestita; me l'hanno rubata; l'hanno manipolata, l'hanno ripubblicata a seno nudo. Poi hanno aggiunto i miei contatti privati e hanno invitato le persone a contattarmi per prestazioni sessuali a 2,5 euro". Pacchetto completo di reati digitali, nei giorni in cui veniva chiuso il gruppo Facebook "Mia moglie" (32 mila iscritti) dove uomini pubblicavano immagini di nudo delle ignare compagne, invitando altri uomini a commentare. Negli stessi giorni, gli amministratori del forum "phica.net" (800 mila iscritti) chiudevano i battenti, travolti dalle denunce di donne, finalmente ascoltate, dopo anni di indifferenza.
Lo scandalo è esploso solo quando sono state pubblicate foto di politiche, giornaliste, attrici. Meglio tardi che mai. Anche se gli strumenti per contrastare la violenza digitale devono ancora essere messi a punto. Ad esempio, evidenzia la direttiva europea 2024/1385, nel reato di stalking on line dovrebbe rientrare la "sorveglianza ripetuta o continua della vittima tramite TIC (Tecnologie dell'informazione e della comunicazione), senza il suo consenso o in assenza di un'autorizzazione legale; il trattamento dei dati personali della vittima, appropriandosi della sua identità con furto di password o atti di pirateria informatica...; il monitoraggio della vittima mediante controllo degli elettrodomestici intelligenti". Oggi in Italia il cyber stalking è punito come reato di atti persecutori. O, in base a specifiche condotte, anche come diffamazione, istigazione al suicidio, violenza privata. Ma la nostra legislazione non punisce l'utilizzo dell'Intelligenza artificiale per la produzione (deep fake) di foto/video pedo-pornografici, come indica, invece, la direttiva Ue 2024/1385. L'articolo 5 della direttiva, infatti, impone ai Paesi Ue (entro il 2027) di sanzionare chi produce, manipola o altera e rende accessibile al pubblico, tramite TIC, "immagini, video o analogo materiale in modo da far credere che una persona partecipi ad atti sessualmente espliciti, senza il consenso della persona interessata".
In realtà da ottobre 2025 una proposta di legge di M5s è in discussione congiunta alla Camera alle commissioni Giustizia e Trasporti: punta a istituire il reato di diffusione illecita di contenuti sessualmente espliciti generati o alterati con sistemi di intelligenza artificiale senza il consenso della persona interessata; punire chi promuove, organizza, finanzia, amministra "spazi nella rete internet stabilmente destinati alla diffusione illecita dei contenuti sessualmente espliciti senza il consenso delle persone rappresentate". Il dibattito, però, procede a rilento. Troppo rispetto alla velocità con cui i criminali producono i contenuti illeciti con Intelligenza artificiale. La Polizia postale, comunque, anche nel 2025, ha contrastato la violenza digitale: su 16.549 siti segnalati e sorvegliati, ne ha bloccati 2.876. Ha contestato 9.564 reati on line contro la persona e attivato 2.574 procedimenti per contrastare pedopornografia e adescamento di minori. In particolare, nel 2025 - denuncia - "l'adescamento online si conferma un fenomeno di preoccupante vitalità, con 428 casi trattati, la maggior parte (237) nella fascia tra i 14 e i 16 anni". Ma ci sono anche 17 bambini sotto i 9 anni. Per questo l'Europa sollecita la formazione a scuola. Bisogna imparare a riconoscere i segnali di pericolo già da piccoli.
BOX
Glossario violenza digitale
Cyberstalking: reato che prevede l'uso di uno strumento digitale per contattare ripetutamente, molestare o minacciare una persona, monitorata e perseguitata su varie piattaforme tecnologiche.
Catfishing: creazione di una falsa identità online, per manipolare/ingannare qualcuno. Il catfisher utilizza foto, info e storie false per crearsi un profilo credibile su siti e social con cui adescare.
Doxxing: pubblicazione sui social, in rete di info personali e private su una persona senza il suo consenso: indirizzo di casa, numeri telefonici, e-mail.
Grooming: adescamento in rete, soprattutto da parte di un adulto nei confronti di un minore, per abusarne sessualmente.
Hate speech (discorso d'odio): messaggi che incitano all'odio, alla violenza o alla discriminazione contro persone o gruppi in base a razza, etnia, religione, genere, orientamento sessuale o disabilità.
Sexting: condivisione volontaria e consensuale di immagini e testi a sfondo sessuale.
Sextortion: estorsione sessuale finalizzata a ottenere video porno sempre più spinti, dietro minaccia di inviare a genitori, parenti, amici le prime foto o i primi filmati erotici. A volte la minaccia può riguardare anche la pubblicazione dei video.
Revenge porn: diffusione, pubblicazione di immagini/video a contenuto sessuale dell'ex partner senza il consenso della persona interessata. Obiettivo: la vendetta.
Upskirting/Downblousing: è up-skirt una foto scattata dal basso, sotto la gonna (skirt), di nascosto, ma in contesti pubblici, che ritrae la zona pubica di una persona. La foto down-blouse è scattata dall'alto (sempre senza consenso) per rubare immagini del seno.
Fraping: (Facebook+rape, stupro) accesso illecito al profilo Facebook di una persona per alterare info personali e pubblicare falsi messaggi, spesso a sfondo sessuale.