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Corriere dei Ciechi

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Numero 3 del 2026

Titolo: ATTUALITÀ- Teatro e inclusione: una coincidenza strutturale

Autore: Lea Giamattei


Articolo:
L'esperienza del Laboratorio Teatrale Integrato Piero Gabrielli

Il teatro non diventa inclusivo per scelta ideologica: lo è per vocazione e, storicamente, per necessità. È nella sua natura accogliere le differenze, farle dialogare e trasformarle in materia scenica, una propensione consolidatasi nel tempo anche per effetto di risorse limitate e assetti produttivi fragili, che hanno reso la compagnia teatrale un organismo inevitabilmente eterogeneo. Fin dagli albori il palcoscenico ha visto l'attore anziano e celebrato esibirsi insieme al giovane inesperto, così come l'artista dotato di tecnica e disciplina insieme a quello dall'intuizione ancora acerba. Calato in una condizione di precarietà il teatro ha imparato a fare di realtà virtù, lavorando con ciò che è dato e affidando all'immaginazione il compito di trasformare la contingenza in linguaggio, fino a riconoscere nell'inclusività, non una dichiarazione programmatica, ma un tratto strutturale del proprio essere. Su questa consapevolezza si fonda l'esperienza del Laboratorio Teatrale Integrato Piero Gabrielli, che da oltre trent'anni celebra il teatro come luogo comunitario in cui la pluralità dei corpi e delle voci non rappresenta un ostacolo da superare, ma una condizione necessaria alla riuscita degli spettacoli.
Realtà permanente del Teatro di Roma, il Gabrielli è guidato dal regista Roberto Gandini che, con la collaborazione di artisti, docenti e specialisti della cura e della riabilitazione, favorisce la partecipazione attraverso una pratica registica che si basa sull'armonizzazione dell'incontro tra scena e interpreti con e senza disabilità.
Un testo, per Gandini, anche quando scritto con maestria, non è un monumento immobile, ma una sostanza viva che si rinnova e modifica ogni volta che viene attraversata da un corpo presente. I personaggi stessi non sono entità intoccabili, ma figure aperte: archetipi che, per radicarsi nella concretezza della scena, hanno bisogno di nutrirsi delle sfumature dell'interprete. La rimodulazione del personaggio e l'adattamento del testo all'attore, in questo contesto, non rispondono dunque a un dovere intellettuale, ma nascono come gesto creativo e, soprattutto affettivo, sia verso l'autore della storia che verso l'interprete. Quest'ultimo, infatti, non è chiamato a negare la propria specificità, bensì a metterla al servizio della scena e a vantaggio della narrazione.
Poiché il Gabrielli riunisce sullo stesso palcoscenico ragazzi e ragazze con e senza disabilità, le sue attività sono progettate affinché l'esperienza teatrale sia coinvolgente per tutti, anche se quel "tutti" è pensato diversamente per ognuno. Un contesto misto in cui tuttavia viene esplicitamente evitata la dinamica dell'amico "forte" che porta in scena quello "fragile": rappresentazione che finirebbe per confermare una gerarchia sottile e paternalistica, e trasformare l'atto teatrale in un gesto di benevolenza. L'inclusione al Gabrielli non coincide solo con la tutela dei più fragili, ma si fonda sulla responsabilità condivisa di provare a realizzare uno spettacolo bello, e non semplicemente edificante. Tra gli attori della "Piccola Compagnia" del Gabrielli - così come del Laboratorio Pilota - si attiva un rapporto di cura per il quale ci si sostiene in quanto colleghi, ma nessuno è incaricato dell'altro e tutti sono incaricati di lavorare bene. Questo approccio favorisce nel tempo la nascita di un clima affettivo sincero che, lontano da ogni sentimentalismo, fa parte delle condizioni necessarie alla riuscita dell'evento scenico. Fare teatro è, infatti, esso stesso un atto affettivo, verso il pubblico, i compagni e se stessi, e si realizza pienamente solo se si arriva all'accettazione della propria vulnerabilità, possibile in uno spazio adatto e protetto.
La centralità della prova nella pratica teatrale costituisce un ulteriore nodo nel percorso di autonomia e autodeterminazione che i ragazzi intraprendono al Laboratorio Gabrielli. La prova permette loro di verificare e affinare parole e azioni, fino a trovargli una forma compiuta, in un processo in cui l'errore non è solo accettato, ma accolto, secondo l'idea di Gianni Rodari che "sbagliando s'inventa". In questo spazio non giudicante matura un senso di "giustezza", un'aderenza tra sé e il compito, che nella vita quotidiana rapida, ambigua e poco indulgente è molto difficile da sperimentare, e che è in grado di spezzare quelle dinamiche di autocensura tutt'altro che circoscritte alla disabilità. Nella pratica laboratoriale è evidente come i ragazzi sviluppino un'energia viva e un'autentica gioia di partecipare che nascono dal percepirsi adeguati alla situazione e apprezzati da chi è intorno. Il pubblico poi suggella questo processo con segni semplici e inequivocabili - una risata, un applauso, un silenzio carico di attenzione - che restituiscono misura e valore al lavoro svolto. Al Gabrielli non si applaude un'intenzione generosa, ma un lavoro riuscito, ed è in questo riconoscimento, fondato sulla qualità dell'esperienza condivisa, che si radica una forma profonda di autostima. Chi partecipa al Gabrielli smette di essere definito dalla sola identità di "disabile", e acquisisce la possibilità di abitarne altre, come quella di attore, performer, o membro di una comunità artistica in cui ciascuno, proprio per la sua singolarità, è necessario e insostituibile. Al Laboratorio, ogni voce non convenzionale, ogni corpo che si muove secondo dinamiche inattese, ogni modalità comunicativa atipica non è da compensare, ma una risorsa capace di proporre soluzioni drammaturgiche che l'omogeneità non avrebbe consentito. Il Gabrielli stesso si lascia trasformare dalle presenze concrete che lo attraversano al punto da sviluppare con esse un legame tanto profondo da non poter esistere allo stesso modo senza di loro.

BOX
Le attività del Laboratorio Teatrale Integrato Piero Gabrielli

Il Laboratorio Gabrielli offre un'esperienza che supera la produzione di spettacoli: permette di abitare il racconto come forma ordinata dell'esistenza e di sperimentare una struttura in cui ciò che accade trova un senso e una direzione. Se nella vita il significato appare spesso frammentato, sulla scena una storia si articola in un prologo, che introduce personaggi e ambientazioni; uno sviluppo, che intreccia i percorsi; e un epilogo, che nel giro di un'ora o poco più sistema i fili lasciati sospesi. Vivere questa compiutezza per i ragazzi coinvolti nel progetto non è una forma di evasione, ma un modo più nitido di leggere il reale. Il Gabrielli si conferma dunque come luogo in cui l'inclusione non viene proclamata, ma praticata, e non attraverso l'abbassamento delle aspettative, o come concessione, ma dentro un rigore condiviso e come riconoscimento della pluralità quale valore costitutivo del fare artistico.
Le attività del Laboratorio Teatrale Integrato Piero Gabrielli si articolano in:
Un Laboratorio Pilota, realizzato negli spazi del Teatro di Roma, con un saggio conclusivo aperto alla città;
Laboratori decentrati, realizzati nelle scuole di ogni ordine e grado;
Spettacoli della "Piccola Compagnia";
Laboratorio estivo con gli attori e le attrici del Corso di Perfezionamento del Teatro di Roma e i ragazzi e le ragazze del Laboratorio Pilota;
Laboratori sperimentali per mettere in relazione il Laboratorio Integrato Piero Gabrielli con le realtà del territorio e attraversare le diverse discipline dell'arte performativa;
Laboratori di lettura ad alta voce per giovani e adulti;
Corsi di formazione per insegnanti e Corsi propedeutici per attori, registi, musicisti, scenografi e costumisti scenotecnici, insegnanti e operatori della riabilitazione.
Dal 1995 ad oggi il Laboratorio Teatrale Integrato Piero Gabrielli ha realizzato:
30 laboratori pilota, 492 laboratori decentrati, 472 incontri di diffusione, 292 spettacoli, 1071 repliche (in teatri e scuole), 235 video e 30 registrazioni podcast.
Tutto con il coinvolgimento di 297.826 ragazzi di cui: 92.269 con disabilità, 5.347 docenti, 1.439 scuole, 1.873 professionisti e 739.890 spettatori.




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