Numero 3 del 2026
Titolo: ATTUALITÀ- «La vita che vivo, i miei amici in giro»
Autore: Paolo Giovannetti
Articolo:
Ascoltiamo la poesia che (già) c'è
Esprimersi con la poesia, esprimersi in poesia, significa tante cose, tra le quali a volte è difficile orientarsi. Un poeta di nome Sergio Garau, abituato a rivolgersi a pubblici fisicamente presenti davanti a lui (e in lingue che non sono solo l'italiano), ha provato a far parlare Il Ponte sullo Stretto, pensando proprio allo Stretto di Messina: «Sento il cemento fresco formicolarmi nelle mani, inondarmi i piedi. Mi vedranno rigido e freddo. Balleranno sul mio corpo ridendo. [...] La schiena me la stanno facendo storta. Gli occhi sigillati, cuciti nel metallo. Sono pronto». Ed è buffo pensare a un'immensa costruzione tanto timida e impaurita. Prevedibilmente c'è chi, oggi, scrive con l'intelligenza artificiale, AI, che peraltro ha un suono invitante, tanto facile è trasformarla in un lamento. Elisa Davoglio ha cominciato un suo intelligentissimo lavoro realizzato appunto con l'AI, prendendo in prestito queste parole: «"in un pomeriggio dorato" / un gioco correre verso la tana cadere a capofitto oscuri in verticale superficie distanza». E sicuramente l'invito a giocare ci affascina. Così come ci affascina Valentino Ronchi che rivolgendosi a lettori giovani inventa Un quaderno vuoto in cui un adolescente può scrivere frasi del genere: «Come l'allegria, talvolta improvvisa / scende la malinconia. Un velo, un cencio, / il rovescio della tovaglia». Esattamente: dietro l'allegria c'è sempre una malinconia.
E potrei continuare.
Bisogna avere un po' di pazienza con la poesia. Si tratta, ogni tanto, di fermarsi ad ascoltare. Siamo circondati da parole che ci vengono incontro disordinatamente, caoticamente, tanto da farci venire il mal di testa - o proprio la nausea. Una mia amica, Nicoletta Polla Mattiot, sostiene che ogni tanto dovremmo fare silenzio, propagando oasi di tranquillità e di rilassamento. Dovremmo fare pulizia nel mondo dei suoni e ragionare, forse meditare, attraverso qualcosa che, finalmente, interrompa il flusso delle sensazioni che ci attraversano. Pensare nel silenzio. Dire stop ai rumori di fondo e farlo insieme al nostro prossimo.
Io sono però convinto che la strada migliore sia un'altra ancora. Proviamo a estrarre - dal nostro vissuto - il suono verbale, il suono di parole su cui fermarci a riflettere per un attimo. A riflettere anche solo su ciò che qualcun altro ci sta dicendo ma che - per un millesimo di secondo - assume una fisionomia insolita o misteriosa. Anche il più brutto racconto, il rap peggio riuscito, la frase di un amico impertinente, persino lo strafalcione di un politico possono diventare un "testo poetico". Si tratta solo di assumere la giusta posizione, il giusto atteggiamento. Facciamo un esperimento. Leggo fra le notizie che il mio iPhone mi propone la seguente: «tentano di trascinare referendum in lotta nel fango». Bellissimo! Comincio a fantasticare sul povero personaggio-referendum costretto a combattere nel fango, contro un nemico invisibile. E chi non ha mai sognato di sguazzare liberamente nella melma, sporcandosi a piacere? E chi, al contrario, non ha mai pensato che la vita sia qualcosa in cui ci s'insozza orrendamente, e che vivere è cercare di "non macchiarsi"?
Non è un caso se oggi molti tipi di poesia, che una volta consideravamo di avanguardia, si fondano proprio sulla capacità di prelevare - dalle stupidaggini di tutti i giorni - frasi che, miracolosamente, possono apparirci nitide, pure, perfetti cristalli di senso estranei alle porcilaie da cui vengono. Il problema però, anche, è che la spazzatura non è davvero spazzatura, o meglio che dobbiamo imparare ad attraversarla tutti i giorni nel modo giusto perché è lì che viviamo e, per il momento, non ci è dato fare i conti con altro. «Se ti piacciono queste regole, usale come vuoi», ha scritto uno dei più intelligenti poeti d'oggi, concludendo un suo lunghissimo libro in versi, pieno di ragionamenti e paradossi, persino di racconti, nati dall'immersione in un mondo che pare privo di regole e gerarchie, ma a cui si possono prescrivere delle norme. Norme fantastiche, ovviamente.
Provo a mettere ordine nel mio discorso e a sintetizzare quella che credo possa essere una giusta "pratica di poesia", un modo per invitare le persone a starci dentro: ossia a vivere con quei discorsi solitamente scritti in versi che si leggevano a scuola ma che nella vita da adulti sembra non esistano più. Un'esperienza poetica nasce, soprattutto, da una capacità di ascolto, da un lavoro attivo fatto con le parole che già ci sono. Il poeta ci offre una specie di spartito che dobbiamo attivare, mettendolo in movimento con le virtù - soprattutto - delle nostre orecchie che scandiscono il suono, lo organizzano in un avvenimento. Ma il poeta, se ci pensiamo bene, è una o uno il quale ha lavorato con gli stessi suoni che sono parte della nostra vita. Il fatto che abbia letto e studiato un po' più di noi è importante ma non cambia la sostanza delle cose. Noi ascoltiamo il mondo che lui ha ascoltato, e anche noi possiamo metterci nella sua posizione, a spremere parole poetiche dall'esperienza che ci riguarda. Distilliamo discorsi che possono, anzi devono dipendere anche da situazioni "brutte", "sgradevoli", "vergognose". Un rapper famoso, Sfera Ebbasta, nel suo secondo album ha potuto scrivere / dire:
"Su una spalla l'inferno di chi ha visto la vita vera
Sopra l'altra Dio prega che torni ogni volta che esco la sera
In totale equilibrio
Le rime che scrivo, la vita che vivo, i miei amici in giro"
L'inferno e Dio possono confondersi, anche perché "scrivere rime" fa parte della vita di tutti, è un atto pubblico che si condivide con altri.
Insomma. La poesia è un tipo di azione sociale che si confronta con le parole di tutti i giorni. Poesia significa capire come si piacciono fra loro, le parole, come piacciono a noi, come si rincorrono e come le rincorriamo. È un gioco non facilissimo, che a volte ci spaventa un po' perché finisce per trascinarci su strade non semplici. Ma può farci stare meglio, rendendoci persone più consapevoli, persino migliori. Proviamoci.
Opere citate o ricordate, nell'ordine: Sergio Garau, Risolza, 2001-2025, Miraggi edizioni 2025; Elisa Davoglio, God-Mother-Book-Case. Où est ma chatte?, ArcipelagoItaca 2025; Valentino Ronchi - Alessandra Lazzarin, Un quaderno nuovo, Topipittori 2025; Nicoletta Polla Mattiot, Il silenzio è rivoluzione, Einaudi 2026; Vincenzo Ostuni, Faldone, il Saggiatore 2025; Sfera Ebbasta, Equilibrio, Universal 2016.