Numero 3 del 2026
Titolo: ATTUALITÀ- "Si può dare di più"
Autore: Silvia Colombini
Articolo:
Festival di Sanremo: la lezione di inclusione del Coro Anffas all'Ariston
C'è un momento, prima che la musica inizi, in cui il palco di Sanremo incute timore anche alle star. È quell'attimo di sospensione, con l'orchestra in attesa e il cantante immobile in scena, immerso in un'atmosfera fatta di luci abbaglianti e aspettative. Ma quando i cinquanta componenti del Coro Anffas di La Spezia hanno preso posto, quel momento si è riempito di una presenza vibrante, colorata di un rosso che non era solo quello delle loro divise, ma quello di un cuore collettivo che batteva all'unisono. E poi le note di "Si può dare di più" hanno risuonato sul palco dell'Ariston e il pubblico non ha assistito solo a un'esibizione musicale, ma a una vera e propria dichiarazione di esserci. Il Coro Anffas (Associazione Nazionale di Famiglie e Persone con disabilità intellettive e disturbi del neurosviluppo) di La Spezia ha trasformato il tempio della canzone italiana in uno spazio di autentica inclusione, dove il talento ha ribaltato ogni stereotipo.
La scelta del brano non è stata casuale. Quel dare di più è diventato un invito collettivo a guardare oltre il limite, a riconoscere la ricchezza che nasce dalla diversità e a impegnarsi ogni giorno per abbattere i pregiudizi. Vincitore nel 1987 nella versione di Gianni Morandi, Umberto Tozzi e Enrico Ruggeri, "Si può dare di più" in quel contesto e cantato dai ragazzi del Coro Anffas ha assunto un valore ancora più forte, dimostrando come la musica, l'arte e la cultura siano un linguaggio universale e un motore importante per affermare i diritti di ogni persona. Se allora era un invito alla solidarietà, oggi, nelle voci di questi ragazzi, è diventato un imperativo di civiltà. Dare di più non significa fare beneficenza, ma spalancare le porte della percezione, riconoscendo che il talento risiede nella capacità di emozionare ed emozionarsi. Mentre le note del celebre trio Morandi-Tozzi-Ruggeri risuonavano tra le pareti dell'Ariston, è accaduto qualcosa di magico: il confine tra chi aiuta e chi è aiutato è svanito. È rimasta solo l'arte. Il coro ha trasformato i disturbi del neurosviluppo in una partitura di possibilità. Come, del resto, ribadiva la scritta "Sono come te" sulle magliette rosse indossate dai componenti del coro che brillando sotto i riflettori, ci ha ricordato che non esiste l'altro, ma solo un riflesso di noi stessi. Un messaggio che ha colpito anche i grandi artisti presenti, come Laura Pausini, che ha voluto sottolineare la purezza e la potenza di questa lezione di amore.
L'esibizione all'Ariston è frutto di un impegno costante. Dietro quei pochi minuti di gloria c'è il lavoro quotidiano dell'Anffas di La Spezia, una realtà che da anni si batte per trasformare la disabilità in risorsa. Attraverso laboratori musicali, percorsi di autonomia e progetti di inserimento sociale, l'associazione non assiste, ma costruisce cittadinanza. Il coro è lo specchio di questa missione: un mosaico di talenti dove ogni differenza scompare per lasciare il posto alla disciplina del canto e alla gioia della condivisione. Sulla scena del festival della canzone più seguito d'Italia, di fronte a un pubblico entusiasta, quei cinquanta ragazzi hanno dimostrato che l'inclusione è una ricchezza per chi la riceve, ma soprattutto per chi la offre.
L'esibizione del Coro Anffas ci insegna che la bellezza è un diritto universale. Scesi da quel palco, i ragazzi ci hanno lasciato una consapevolezza profonda: se impariamo a riconoscere l'umanità che ci accomuna, allora quel dare di più smette di essere un testo di una canzone e diventa, finalmente, la nostra realtà quotidiana.