Numero 3 del 2026
Titolo: SALUTE E BENESSERE- La sfida di AXPAXLI: meno iniezioni intravitreali, più stabilità visiva
Autore: Andrea Cusumano
Articolo:
Dallo studio SOL-1 risultati promettenti per una terapia a lunga durata che potrebbe cambiare la storia della maculopatia essudativa
Una nuova possibile opzione terapeutica si affaccia nell'ambito della ricerca sulla degenerazione maculare legata all’età di tipo neovascolare (anche nota come maculopatia essudativa o umida). Il farmaco si chiama AXPAXLI (nome sperimentale OTX-TKI), sviluppato nel corso del 2020 e prodotto dall’azienda biofarmaceutica statunitense Ocular Therapeutix.
Il principio attivo di AXPAXLI è axitinib, una piccola molecola appartenente alla classe degli inibitori delle tirosin-chinasi, già utilizzata per il trattamento di altre patologie sistemiche. I risultati principali dello studio clinico SOL-1, di Fase 3, sono stati annunciati lo scorso 17 febbraio e, sulla base di questi, la Ocular Therapeutics ha dichiarato l’intenzione di presentare domanda di autorizzazione alla commercializzazione del nuovo farmaco (NDA) alla Food and Drug Administration (FDA) nel corso del 2026.
Axitinib presenta un meccanismo d’azione diverso rispetto a quello dei farmaci tradizionalmente utilizzati nel trattamento della maculopatia umida, causata dalla crescita di vasi sanguigni patologici sotto la retina: gli anti-VEGF bloccano il fattore di crescita endoteliale vascolare (VEGF), proteina chiave nello sviluppo dei vasi "malati"; axitinib, invece, agisce come inibitore multi-target delle tirosin-chinasi, enzimi che mediano la crescita di nuovi vasi sanguigni, esercitando un’azione anti-angiogenica più ampia.
AXPAXLI, inoltre, è formulato come un idrogel intravitreale riassorbibile che viene iniettato all’interno dell’occhio per rilasciare il principio attivo in modo graduale nel tempo e garantire un effetto terapeutico prolungato, con conseguente riduzione della frequenza delle iniezioni intravitreali.
Lo studio SOL-1 è uno studio internazionale, multicentrico, randomizzato e in doppio cieco, condotto in oltre 100 centri tra Stati Uniti e Argentina. Lo studio ha arruolato 344 pazienti con diagnosi recente di maculopatia umida e mai trattati precedentemente; le fasi di arruolamento e randomizzazione sono state completate nel dicembre del 2024.
A tutti i partecipanti allo studio sono state somministrate due iniezioni intravitreali di anti-VEGF, aflibercept, nella dose di 2 mg, a distanza di quattro settimane l’una dall’altra (fase di carico). I pazienti che hanno mostrato una risposta visiva adeguata al trattamento sono stati successivamente suddivisi in due gruppi: un gruppo ha ricevuto una singola iniezione di AXPAXLI (dose di 0,45 mg), mentre l’altro gruppo ha ricevuto una singola iniezione di aflibercept (dose di 2 mg).
L’obiettivo principale era verificare quanti pazienti riuscissero a mantenere la visione a 36 settimane dall’inizio dello studio, definendo "mantenimento visivo" una perdita del visus inferiore a 15 lettere nella scala ETDRS. È importante sottolineare che SOL-1 è stato progettato come studio di superiorità, per verificare se AXPAXLI abbia un’efficacia terapeutica maggiore rispetto al trattamento con l’anti-VEGF aflibercept.
A 36 settimane, il 74,1% dei pazienti trattati con AXPAXLI ha mantenuto la visione, rispetto al 55,8% dei pazienti trattati con aflibercept. Questa differenza è risultata statisticamente significativa, con un vantaggio di circa il 17-18% a favore di AXPAXLI.
Anche a 52 settimane (un anno) dall’inizio dello studio, i dati hanno confermato la maggiore durata dell’effetto terapeutico di AXPAXLI: con il nuovo farmaco la visione è stata mantenuta dal 65,9% dei pazienti, rispetto al 44,2% del gruppo trattato con anti-VEGF.
Il dato riguardante la necessità di iniezioni aggiuntive in caso di necessità ("rescue") è risultato particolarmente rilevante: a un anno dal trattamento, circa i due terzi dei pazienti trattati con AXPAXLI non hanno avuto bisogno di ulteriori iniezioni, suggerendo che per molti pazienti vi sia la possibilità concreta di effettuare un solo trattamento annuale con AXPAXLI.
Negli ultimi vent’anni le terapie con gli anti-VEGF hanno rivoluzionato la prognosi della maculopatia umida. Tuttavia queste terapie richiedono la reiterazione del trattamento ogni 4-8 settimane, con un impatto significativo sulla qualità di vita dei pazienti e dei caregiver. Da molti anni si è alla ricerca di una terapia in grado di estendere nel tempo l’efficacia terapeutica, riducendo il numero di iniezioni e proteggendo la visione anche in caso di ritardi nelle visite di controllo.
AXPAXLI potrebbe rappresentare un importante cambiamento nella pratica clinica del trattamento della maculopatia umida, tuttavia è bene sottolineare che al momento questo nuovo farmaco è ancora in fase sperimentale e la sua approvazione dipenderà dalla valutazione delle autorità regolatorie.
La Ocular Therapeutics sta conducendo un altro studio registrativo di Fase 3, denominato SOL-R, per il quale nel novembre 2025 è stato completato l’arruolamento: 555 pazienti con diagnosi recente di maculopatia umida e mai trattati, distribuiti in circa 100 centri tra Stati Uniti, Argentina, India e Australia. I risultati preliminari di questo studio sono attesi nel primo trimestre del 2027.
A differenza dello studio SOL-1, SOL-R è uno studio di non inferiorità: la somministrazione di AXPAXLI è programmata ogni 6 mesi e viene confrontata con la somministrazione di aflibercept ogni 8 settimane; i criteri di intervento ("rescue") sono più vicini alla pratica clinica reale.
La ricerca oftalmologica continua a evolversi verso trattamenti sempre più duraturi e sostenibili e i dati dello studio SOL-1 rappresentano un passo importante in questa direzione. Se le autorità regolatorie daranno parere favorevole alla sua commercializzazione, AXPAXLI potrebbe divenire una delle innovazioni più rilevanti nella gestione della maculopatia umida degli ultimi anni, con meno accessi ospedalieri, minore stress legato alla reiterazione delle iniezioni intravitreali, migliore aderenza alla terapia e maggiore stabilità visiva nel lungo periodo. Ci aspettiamo che il 2027 sarà un anno chiave per comprendere definitivamente il ruolo che AXPAXLI potrà assumere nella pratica clinica del trattamento della maculopatia essudativa.