Numero 7 del 2026
Titolo: Alpinisti Ciabattoni
Autore: Achille Giovanni Cagna
Articolo:
Aure fresche, e mal di denti (37a parte)
Tutti si erano voltati a quella chiassata, ma il signor Noretti pareva in casa sua, e cominciò senz'altro a ciaramellare ad alta voce, con una disinvoltura che tirava gli schiaffi.
«Ghe l'ha propri con mi sto luder!» pensava Gaudenzio guardando a schiancio quel mezzo matto che si scalmanava a narrargli cose dell'altro mondo; ma il signor Noretti filava dritto, senza un pensiero al mondo, vociando, gesticolando e volgendo tratto tratto occhiate a squarciasacco verso la grossa signora dell'altra tavola. Nei suoi discorsi intercalava certi sottintesi che parevano diretti altrove; sembrava ubriaco più che mai, e puzzava d'acquavite. Metteva manciate di sale sul lesso, e, senza accorgersi, aveva vuotato tutto il vasetto della senapa nel tondo.
Gaudenzio puntava il gomito per tenersi quanto più poteva alla larga, e masticava l'insalata senza neanche sentirne il gusto, tanto era incollerito.
Il signor Noretti intanto gli aveva sussurrato in un orecchio: «Eccola. È lei!».
«Chi?» chiese Gaudenzio voltandosi corrucciato e stufo.
E l'altro più piano gli mormorò: «Quella signora grassa, è lei... la mia rovina!».
«Magari subito!» pensò Gaudenzio voltandogli le spalle; ma Noretti lo aggrappò per la schiena, e gli tubò ancora all'orecchio: «E quell'altro, è il suo ganzo!».
«Che el stia savi na volta!» grugnì il droghiere ributtandolo sulla sua sedia.
Ma colui non si diede per inteso, e continuò le sue chiacchiere.
La tavoleggiante portò ai Gibella un bel piatto di crema gialla, spumante; ma Gaudenzio aveva perso la bussola: quel fanfarone gli gravitava sullo stomaco, avvelenandogli la consolazione di quel buon pranzetto così bene incominciato.
«E così?» saltò a dire Noretti rivolgendosi a Martina «e così, lei signora se la spassa onestamente in compagnia di suo marito! Brava, così fanno le donne dabbene!» e poi più forte, con intenzioni dedicatorie: «Ah! ne conosco delle altre... delle altre, che vanno per il mondo a godersela con un marito provvisorio!».
E dopo questa frecciata, tracannò una bicchierata in un sorso.
Già due volte il compagno della grossa signora aveva voltato il suo ciuffo di galletto verso quel begolone, dando segni di non potersi contenere; ma la signora lo tenne in sesto con occhiate supplichevoli.
Nelle altre tavole erano cessati i discorsi, tutti stavano a sentire.
Noretti dopo la bevuta, ricominciò con lo scilinguagnolo impacciato: «Brava lei... brava signora; lei è una donna come si deve... lei si diverte col suo Bartolomeo... e fate bene tutti e due... mentre quella che dico io... quella là che so io... il suo Bartolomeo, se lo lascia a casa!». E fendendo l'aria con un gesto disordinato, urtò con la mano un bicchiere colmo di vino, rovesciandolo nella crema di Gaudenzio.
A quel tiro il droghiere ebbe una vertigine, e fu lì lì per slanciarsi sul disgraziato, e picchiargli un ceffone; ma, per fatalità, gli accadde il contrario. Prima di lui, il giovinotto dell'altra tavola aveva dato un balzo dalla sua seggiola, precipitandosi invelenito sopra il Noretti, ed agguantandolo per il bavero, gli ruggì sulla faccia: «Che vuoi tu dire, imbecille? È con me che tu vuoi attaccarla?».
Il Noretti, ribellandosi a quella stretta, cercò di acciuffare l'aggressore nella cresta; ma l'altro, furibondo, alzò la mano, e giù un poderoso schiaffone.
Giacomino ebbe occhio ancora da scansare il colpo abbassandosi; ed il povero sor Gaudenzio, che era lì a due dita, si pigliò in piena faccia il manrovescio. Cacciò un urlo, e su anch'egli nella mischia, ad abbaruffarsi con quei due che si erano presi per la gola.
Martina, la grassa signora, e tutti gli astanti, si intromisero vociando, e brancicando per separare i contendenti.
Noretti era ruzzolato in terra, e l'altro sopra lo tempestava di pugni, e Gaudenzio disperato, furibondo, li batteva tutti e due all'orba. Vennero separati con non poca fatica; una fitta di curiosi si pigiava sulla porta.
Il signor Noretti, tutto pesto e sporco, fu accompagnato fuori perché un po' per la sbornia, un po' per l'emozione, boccheggiava, parendo che volesse rimettere il pranzo andatogli di traverso.
L'altro giovinotto si rimise a tavola ricomponendosi in silenzio.
Sor Gaudenzio, verde, livido, convulso, con la cravatta sulle orecchie, la camicia mezzo fuori dallo sparato, e una lunga sgraffignata sulla faccia, voleva continuare il pugilato, e Martina ebbe un bel da fare per tenerlo in freno.
In tanti anni della sua vita di onesto commerciante e di padre di famiglia, era quella la prima volta che il buon Gaudenzio faceva una partita a schiaffi.
(continua)