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Corriere Braille

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Numero 13 del 2026

Titolo: 25 aprile: libertà e rispetto

Autore: Linda Legname


Articolo:
Le parole che scegliamo costruiscono la democrazia di ogni giorno
Viviamo giorni segnati da guerre, da parole dure, rabbia e odio. Sembra quasi che il conflitto sia diventato una normalità, un sottofondo costante che rischia di abituarci all'indifferenza e di indebolire la nostra capacità di ascolto.
Colpisce osservare come questo clima non riguardi più soltanto la dimensione politica o i media, ma si riflette nei comportamenti di tutti: giovani, adulti, persino i più piccoli sembrano replicare lo stesso copione, come se l'aggressività fosse diventata una modalità normale di espressione. Le parole sono importanti, e non a caso il 25 aprile si chiama Giorno della Liberazione. Quella data non è un numero sul calendario: è una categoria dell'anima.
Se nel 1945 l'Italia riconquistava la libertà, oggi quella stessa parola - liberazione - ci chiama a una lotta differente, ma non meno decisiva: quella contro la violenza che si annida nel linguaggio quotidiano con cui, troppo spesso, ci rivolgiamo gli uni agli altri.
Esiste una forma di sopraffazione che non usa le armi, ma le parole. Un'aggressività diffusa, quasi normalizzata, che umilia, esclude. Non è necessario alzare la voce per fare violenza: basta un tono di disprezzo, una battuta che demolisce, un silenzio calcolato per isolare. La violenza verbale è reale quanto quella fisica, e lascia ferite altrettanto profonde. Chi vive una condizione di disabilità conosce bene questo meccanismo: sa cosa significa essere ridotto a una categoria, definito dalla propria fragilità invece che riconosciuto nella propria complessità. Garantire alle persone con disabilità autonomia e accesso pieno alla vita sociale non è un atto di benevolenza, ma il compimento più concreto del mandato costituzionale.
I Padri costituenti lo sapevano. La Costituzione nata dalla Resistenza non è soltanto un documento giuridico: è un patto morale tra persone che avevano visto fino a dove può arrivare una società che smette di riconoscere l'altro come uguale. L'articolo 2 riconosce i diritti inviolabili dell'uomo, ma chiede anche l'adempimento dei doveri di solidarietà. L'articolo 3 proclama la pari dignità sociale di tutti i cittadini.
Questi principi non descrivono solo un ordinamento: descrivono un modo di stare insieme, un impegno quotidiano nel trattare l'altro con rispetto.
Sandro Pertini, che della Resistenza era stato protagonista e che della Repubblica era stato custode appassionato, amava ripetere che «la libertà è come l'aria: ci si accorge di quanto vale solo quando manca». Ebbene, la libertà manca anche quando si respira un clima di ostilità, quando il confronto si trasforma in aggressione, quando la diversità di opinione diventa pretesto per l'insulto. Quando un uomo è costretto a negare la propria identità. Una democrazia che tollera la violenza verbale come norma è una democrazia che sta perdendo ossigeno.
Celebrare il 25 aprile, oggi, significa allora fare i conti con questa deriva; riconoscere che la convivenza civile non è uno stato naturale, ma una conquista che si rinnova ogni giorno nelle parole che scegliamo, nel modo in cui trattiamo chi la pensa diversamente, nella capacità di dissentire senza distruggere.
La scelta di allora, ci appartiene ancora. Buon 25 Aprile!
Linda Legname



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