Numero 4 del 2026
Titolo: SPORT, TURISMO E TEMPO LIBERO- La musica dei sensi
Autore: Alessio Tommasoli
Articolo:
Al Museo degli Strumenti di Roma un percorso accessibile che trasforma il suono in esperienza
Le note del contrabbasso scivolano dense come miele, mentre le percussioni iniziano a tagliare l’aria, un attimo prima che si apra il timbro morbido di un violoncello, sul quale vibra vellutato un clarinetto, in attesa che il flauto spalanchi il suo suono, leggero come seta. Non è l’inizio di un concerto, anche se potrebbe esserlo. Perché è musica, e ci sembra di ascoltarla anche se non la sentiamo, proprio come riusciamo a guardare un oggetto anche se non lo vediamo. È la potenza della coesione tra mente e corpo: la psiche e i sensi collaborano per consentire la percezione simultanea di vista, udito, gusto, tatto e olfatto, o per evocare sensazioni diverse da quelle stimolate. È la sinestesia, un termine greco che indica esattamente la congiunzione dei sensi. Quella che intende realizzare il Museo Nazionale degli Strumenti Musicali di Roma con il suo nuovo percorso inclusivo e accessibile chiamato, appunto, “Sinestesie dal mondo”. Non una mostra, ma un racconto che sfrutta i sensi e la sensibilità del visitatore per scoprire cosa c’è dietro le quinte di un museo: dai depositi allo studio, dai restauri all’allestimento, fino ad arrivare all’oggetto, lo strumento con le sue fattezze e i suoi materiali, il cui risultato finale è il suono. E il suono divaga in una musica che non resta chiusa dentro le teche, ma si diffonde per tutto il museo, trasformandolo in qualcosa di molto diverso dal tempio silenzioso dell’oggetto sacralizzato: il suo spazio diventa sensoriale, un luogo dove la materia esprime il proprio suono che vibra sul corpo stesso del visitatore, per spingerlo fuori, da sé e dal museo, nel mondo. Perché la sinestesia rende il suono un colore, la vibrazione un’immagine, facendosi metodo conoscitivo alternativo a quello consueto a cui siamo abituati. Un percorso che sfrutta l’accessibilità che la musica possiede in modo intrinseco, esaltandola oltre l’ascolto canonico. Il mondo diventa qualcosa di concreto in questo allestimento, nel quale sono rappresentati i cinque continenti attraverso i loro strumenti, con l’Italia al centro, come un cuore dal quale si irradiano arterie sonore che danno e ricevono linfa, grazie a un percorso tematico supportato da approfondimenti sonori, esperienze tattili e stimoli visivi. Linguaggi differenti si compenetrano per realizzare un’esperienza multisensoriale che si fonda sulla logica interdisciplinare del progetto: musicologia, organologia, arte contemporanea, tecnologia e linguaggi multimediali dialogano per creare una narrazione geografica e politica. Come quella che si può scoprire nella sezione dedicata al water drumming, dove le comunità Baka del Camerun, della Repubblica Centrafricana e del Congo sono testimoni dirette di una musica che non ha nulla a che fare con il folklore da cartolina, ma che è viva e universale nella sinestesia di un tamburo che palpita al ritmo del cuore umano. Ma anche una narrazione della nostra contemporaneità, come quella esposta nella sezione There Let Be Bass, dove una ricchissima collezione di bassi elettrici rende omaggio allo strumento che, più di ogni altro, ha cambiato il ritmo del Novecento. O la sezione Risonanze Cinema, che realizza un dialogo trasversale tra la musica e la Settima Arte, aprendo con “Parlami d’amore Mariù”, un’installazione di arte contemporanea dedicata al film di Mario Camerini del 1932. Senza dimenticare, dopotutto, l’essenza fondativa di questo luogo, quella di un museo dedicato agli strumenti musicali: essenza che si manifesta nella sezione dedicata al mandolino, dove lo spazio museale diventa laboratorio del liutaio, bottega in cui smontare e rimontare, ascoltare e sentire vibrare l’oggetto umano dal quale nasce la musica. “Sinestesie dal mondo”, quindi, è un progetto che presenta una serie di narrazioni nuove, capaci di arricchire quelle già rappresentate nel museo, inserendosi perfettamente tra strumenti come la bandura ucraina (donata dal Ministero della Cultura di Kiev), gli strumenti giapponesi, il violino wixárika messicano, il nay mediorientale o la fisarmonica delle sorelle Pascucci. Pezzi unici e storici che testimoniano la ricchezza di una collezione che va dal mondo antico greco-romano alla contemporaneità, passando per le tradizioni popolari, religiose e militari.
Tutto offerto per un’esperienza completamente accessibile, alla quale ha partecipato direttamente anche l’UICI, per permettere che il suono di ogni singolo strumento racconti al visitatore la propria storia, attraverso una sinestesia che ha il suono universale della musica.