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Corriere dei Ciechi

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Numero 4 del 2026

Titolo: SPORT, TURISMO E TEMPO LIBERO- A Milano - Cortina 2026 vince la resilienza

Autore: Alessio Tommasoli


Articolo:
Finiscono anche le Paralimpiadi
Donne e uomini che resistono sempre, piegandosi senza spezzarsi mai al destino. E vincono.
Il mese scorso li abbiamo presentati, li abbiamo conosciuti, abbiamo scoperto le loro potenzialità e trasformato le loro aspettative nelle nostre speranze: oggi le vediamo realizzate. Perché le Paralimpiadi di Milano-Cortina 2026 sono state un successo italiano, da record. Gara dopo gara, infatti, il medagliere si è riempito fino a conquistare 16 medaglie e battere il record ottenuto nelle precedenti Paralimpiadi di Pechino 2022, segnando un punto di svolta non solo per lo sport, ma per l’intera cultura dell’inclusione in Italia, come ha dichiarato il presidente del Comitato Italiano Paralimpico (CIP), Luca Pancalli. Perché i successi ottenuti non hanno peso soltanto a livello sportivo, ma soprattutto sociale, contribuendo a cambiare la percezione della disabilità in Italia e nel mondo. La compassione è un sentimento che sembra ormai sparito dalle Paralimpiadi, lasciando spazio esclusivamente al valore tecnico e agonistico degli atleti, al loro talento. Il talento cristallino, mischiato alla cattiveria agonistica, di Giacomo Bertagnolli e Chiara Mazzel che, in due, hanno conquistato la metà delle medaglie azzurre, di cui 3 ori.
Bertagnolli, guidato da Andrea Ravelli, ha chiuso i Giochi di casa con un bottino leggendario: 5 medaglie su 5 gare disputate: oro in Supercombinata (vittoria schiacciante) e Slalom speciale (rimonta incredibile nella manche di slalom), argento nello Slalom gigante (battuto per pochi centesimi) e in Super-G (prova di forza e velocità pura), bronzo in Discesa libera (la prima medaglia dei suoi Giochi in casa).
“Ci siamo tolti un peso”, ha dichiarato visibilmente sollevato appena conquistato il primo oro, dopo un argento e un bronzo. “Volevamo l’oro a tutti i costi e ce lo siamo andati a prendere stringendo i denti dopo le prime gare”. Parla al plurale Bertagnolli, perché accanto a lui, in pista e sul podio, c’è la sua guida, Andrea Ravelli, che ha aggiunto: “Giacomo è stato un leone, è riuscito a sciare con una precisione chirurgica, nonostante un fastidio al ginocchio che si portava dietro dalla gara precedente”. E che si è trascinato fino all’ultima medaglia, quella d’oro nello Slalom speciale, mettendo il sigillo definitivo sulla sua straordinaria carriera e conquistando la sua tredicesima medaglia paralimpica complessiva, da PyeongChang 2018 a oggi.
“Giacomo è una macchina”, ha affermato con ammirazione la sua guida Ravelli, “il mio compito è solo dargli il ritmo e la fiducia, ma la forza che mette in ogni curva è sovrumana”. Una forza che lo ha contagiato, fino a fare di loro una coppia perfetta, quella che ha dominato la Combinata: “Abbiamo sciato come se fossimo un corpo solo”, ha detto ancora Ravelli, “sentivo le punte dei suoi sci vicinissime alle code dei miei, sintomo di una fiducia totale”.
“C’era tantissima aspettativa, ma abbiamo trasformato la pressione in un’incredibile energia positiva, perché chiudere con 5 medaglie è qualcosa che non avrei mai osato immaginare”, ha affermato senza nascondere tutta la propria emozione. “Questa vittoria è il culmine di un percorso iniziato dieci anni fa ed è per tutta l’Italia che ci ha spinto giù per queste montagne, perché vincere davanti a questo pubblico è un miracolo sportivo”. Oro nel Super-G affrontato con aggressività e senza sbavature, argento in una Discesa libera che ne conferma il dominio nelle discipline veloci e altri due argenti nel Gigante e nella Supercombinata, conquistati con due ottime prove perse entrambe solo per un soffio nel finale: questo il bottino di Chiara Mazzel, regina indiscutibile di queste Paralimpiadi 2026.
È stata sua la prima medaglia dell’Italia in queste Paralimpiadi, l’argento nella Discesa libera, realizzato con una gara al cardiopalma in cui ha sfidato la velocità pura.
“Non ho parole, ho solo lacrime”, ha detto dopo questa prima vittoria, “sentire il vento in faccia e sapere che Nicola era lì davanti a dirmi ‘vai, fidati’, è stato tutto”.
Nicola Cotti Cottini, la sua guida in questo trionfo, ha aggiunto: “Senza i suoi occhi non sarei qui, e questo oro è diviso esattamente a metà tra noi due”. Eppure, sono bastate sole 48 ore a Chiara per ritornare sul podio, stavolta sul gradino più alto, con l’oro nel Super-G, dimostrando una forma fisica e mentale straripante.
“Oggi era più tecnica, bisognava disegnare le curve con il pennello”, ha dichiarato a fine gara, “ma quando ho sentito il boato della folla ho capito di aver fatto qualcosa di grande: mi sono detta ‘Chiara, goditela, sei sul tetto del mondo a casa tua’, e questo è un sogno che si avvera”. Ma la Paralimpiade di Chiara è stata particolare, perché alcune necessità tecniche hanno imposto di alternare due guide: Cotti Cottini (Super-G, Discesa libera e Supercombinata) e la sua guida storica Fabrizio Casal, insieme al quale ha vinto la medaglia d’argento nella disciplina più tecnica, lo Slalom gigante.
Nelle interviste post-gara, Chiara ha sottolineato l’importanza della percezione oltre la vista, spiegando come il legame con Fabrizio Casal si sia ulteriormente rinforzato, fino a diventare quasi telepatico durante queste discese a oltre 100 km/h sulle nevi di Cortina.
8 centesimi di secondo. In un battito di ciglia, in quel movimento istintivo e appena percettibile che ripetiamo decine di migliaia di volte in una giornata, questo tempo si è ripetuto quattro volte. Eppure, nello sport è quanto passa tra una medaglia d’oro e un quarto posto che preclude il podio. Proprio quello che lo ha precluso a Martina Vozza in queste Paralimpiadi. “A Martina ho detto che quegli 8 centesimi non definiscono il suo valore”, ha dichiarato la sua guida Ylenia Sabidussi, dimostrando come chi ricopre questo ruolo sia qualcosa di molto più importante di un semplice accompagnatore. “Solo io so quanto ha sofferto per tornare dopo la rottura del crociato”, ha continuato, “ma vedere la sua paura trasformarsi in velocità durante la discesa è stata la nostra vera medaglia d’oro, perché siamo una coppia giovane e il nostro tempo arriverà”. L’atleta più giovane della spedizione azzurra nello sci: 22 anni sono pochi, infatti, quasi come lo sono quegli 8 centesimi che l’hanno tenuta lontana dal podio per ben due volte in questi Giochi, ma sono abbastanza entrambi per trovare l’orgoglio necessario per costruire la propria rivincita sulle Alpi francesi, alle prossime Paralimpiadi invernali del 2030. Perché il talento di Martina, in questi quattro anni, può solo crescere, partendo proprio da queste sconfitte.
“Fa male, non lo nego, perché sentivo che il podio era lì”, ha dichiarato dopo il quarto posto nello Slalom, il secondo dopo quello nel Super-G, “ma se guardo indietro a dove ero un anno fa, con il ginocchio rotto, devo essere orgogliosa, perché abbiamo dato tutto, io e Ylenia. Non abbiamo rimpianti e ora so di avere il passo giusto per stare lì, tra le più grandi del mondo”. Sarebbe banale dire che le Olimpiadi e le Paralimpiadi di Milano-Cortina 2026 sono state un successo sul piano sportivo e organizzativo.
E non lo diciamo. Diciamo piuttosto che lo sono state sul piano sentimentale: vittorie e sconfitte hanno messo in mostra la capacità di resistere agli urti, di adattarsi e di riprendersi dopo una crisi o un trauma. In una parola, hanno elevato la resilienza. E lo hanno fatto entrambe le manifestazioni, forse come mai prima, in una contaminazione reciproca capace di rendere sempre più forte la certezza, sottolineata dal presidente Pancalli, che “non esistono due mondi dello sport”. Olimpiadi e Paralimpiadi, queste di Milano-Cortina 2026, hanno dimostrato più che mai la potenza dello sport come strumento per rendere il Paese “più giusto, equo e solidale”.
Un’eredità morale, alla quale si aggiunge quella più concreta basata sulle tante infrastrutture accessibili che resteranno ai territori, perché, come ha affermato Pancalli, “l’accessibilità non è solo abbattimento di barriere architettoniche, ma un diritto universale che deve restare patrimonio del Paese”.



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