Numero 4 del 2026
Titolo: ARTE E CULTURA- Il suono di una voce capace di animare mille emozioni
Autore: Redazionale
Articolo:
Intervista alla doppiatrice Marta Altinier
Il compositore Richard Strauss diceva che “la voce umana è il più bello strumento che esista” e aveva ragione. Infatti, basta ascoltare quella di Marta Altinier per sentirsi avvolti da colori, suggestioni, toni che raccontano il mondo. Attrice e doppiatrice di talento, Marta dedica parte del suo dono al Libro Parlato, trasformando l’inchiostro in avventure da vivere per migliaia di lettori. La sua voce non è solo uno strumento meccanico, ma un’espressione dell’anima capace di farsi luce, storia e libertà.
D: Che responsabilità senti quando sai che la tua voce è la guida che permette a chi non vede di immaginare un personaggio o un’emozione?
R: La responsabilità che sento, quando leggo, nei confronti di chi non vede non è, in realtà, diversa da quella che ho verso chi, invece, può vedere, perché il mio unico intento è quello di riuscire a trasportare l’ascoltatore nel mondo dell’immaginazione, dove - che meraviglia! - vediamo tutti allo stesso modo. E spero sempre di riuscirci, ovviamente. Perché ciò accada ci devono essere chiarezza nell’espressione, buona dizione e rispetto per la scrittura, certo, ma credo che l’ingrediente più importante per la buona riuscita sia principalmente permettere a me stessa di essere, a mia volta, trasportata da ciò che sto leggendo, in quel mondo che nasce parola e si traduce in immagini ed emozioni. E quando mi trovo tra le pagine di un buon libro, non è difficile per me immergermi completamente nelle atmosfere descritte fino a dimenticarmi anche di me stessa, risucchiata dal mondo fantastico in cui l’autore mi ha portata. Pensandoci bene, non c’è molta differenza tra me e chi mi ascolterà: anche io “immagino”, esattamente come faranno gli ascoltatori, solo che io immagino tramite la parola scritta e loro tramite la mia voce. Tutti comunque “vediamo” tramite gli occhi spalancati della fantasia.
D: C’è differenza nel modo in cui ti prepari davanti al leggio e quando sai che la tua voce sarà l’unico ponte tra l’autore e un ascoltatore che si affida completamente a te?
R: C’è un’enorme differenza tra l’attività di doppiatore e quella di lettore: il compito del doppiatore è mettersi totalmente a disposizione dell’artista che doppia, nel senso che deve riprodurre al meglio, tramite la propria voce, le emozioni che l’attore sullo schermo sta trasmettendo, seguendo peraltro i tempi e i modi dell’attore che sta doppiando. Il lettore, invece, non deve essere “fedele” a nessuno e può dare libero sfogo alle proprie emozioni, nel modo in cui si sente di esprimerle. È quindi un’attività molto più libera; per quanto possano avere la stessa preparazione “tecnica”, non ci saranno mai due lettori che leggeranno nello stesso identico modo lo stesso romanzo, perché ognuno ha una sensibilità unica; verranno “toccati” in modo diverso e, quindi, si esprimeranno con sfumature decisamente diverse, pur raccontando la stessa storia. Sperando, ovviamente, che quella sensibilità personale venga poi accolta e condivisa da chi si metterà all’ascolto, arricchita ed elaborata dalla sensibilità dell’ascoltatore.
D: Spesso cerchiamo la bellezza nelle immagini, ma esiste una bellezza acustica fatta di pause, respiri e sfumature. Secondo la tua esperienza, qual è il segreto per rendere una voce davvero espressiva?
R: Sicuramente un segreto è contenuto nella consapevolezza di come risulterà la propria voce una volta registrata e il conseguente buon uso del microfono (e questo rientra nella tecnica, che è quella cosa che si studia fino a che entra nel DNA e, da quel momento, non ci si pensa più), ma un libro scritto bene contiene già in sé tutte le indicazioni utili per una buona lettura, senza dovere ricorrere ad artifici o forzature. Un dialogo intimo avrà sicuramente un tono e un ritmo diversi da quelli di un litigio, una situazione pacifica avrà più pause e “respiro” di una situazione conflittuale, un inseguimento porterà ad una lettura a perdifiato... Devo dire poi che, forse, il fatto di essere un’attrice mi agevola, perché ho la tendenza naturale ad immedesimarmi nei personaggi, in ciò che provano e in ciò che pensano; non mi pongo mai il problema di COME dovere pronunciare la frase di un dialogo, bensì del PERCHÉ il personaggio pronuncia quella frase e, se il “perché” è chiaro, il modo giusto, nel tono, nel ritmo, nel volume, nel respiro, nell’intenzione, viene da sé.
D: C’è un libro o un personaggio a cui hai prestato la voce che ti ha lasciato qualcosa di profondo, un momento in cui hai sentito che le parole stavano cambiando non solo chi ascoltava, ma anche te stessa mentre le pronunciavi?
R: Ho amato profondamente la protagonista di “Elizabeth è scomparsa”, anziana signora malata di Alzheimer (e che conserva un grande segreto) che mi ha commossa, intenerita e dato molto da pensare, ho adorato il protagonista di “L’uomo che metteva in ordine il mondo”, così burbero, arrabbiato, sofferente nell’animo ma anche incredibilmente buffo, e tutti i variegati personaggi di quel romanzo divertente ma anche delicato e tutt’altro che superficiale, ho seguito con passione l’amicizia, la crescita e lo scorrere degli anni di Lila e Lenù de “L’amica geniale”, sono stata conquistata dall’ironia pungente di Dorothy Parker... In ogni buon libro esiste un tesoro tutto per noi fatto di “grandi illuminazioni” o anche solo di piccole lampadine che, comunque, ci fanno crescere nel pensiero. Senza contare che, molto spesso, è nei libri che troviamo descritte, con parole semplici e chiare, emozioni che ci appartengono, ma che non eravamo mai riusciti ad esprimere. Direi che nessun buon romanzo è inutile: o ci fa conoscere “altro”, o ci fa conoscere meglio noi stessi. Spesso entrambe le cose. E c’è sempre qualcosa da imparare, quindi... Viva i libri!