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Corriere dei Ciechi

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Numero 4 del 2026

Titolo: SALUTE E BENESSERE- Curare la vista oltre i confini

Autore: Andrea Cusumano


Articolo:
Quando la teleoftalmologia supera le barriere imposte dalla guerra
Quando pensiamo alla telemedicina, immaginiamo spesso una consulenza a distanza: un medico che osserva, consiglia, orienta. Ma cosa succede quando il tempo è poco, il paziente è impossibilitato a raggiungere centri d’eccellenza e la malattia non può aspettare? È proprio in queste situazioni che la medicina è chiamata a fare un passo in più. Riportiamo qui un’esperienza di teleoftalmologia concreta, per noi molto significativa da diversi punti di vista, pubblicata sulla rivista scientifica Nature Medicine: siamo riusciti a portare una vera e propria terapia retinica a migliaia di chilometri, superando non solo dei meri confini geografici, ma riuscendo ad abbattere i duri, crudeli confini imposti dalla guerra: stiamo parlando di Kyiv, Ucraina. Grazie a una collaborazione tra specialisti basati a Roma e a Kyiv, abbiamo eseguito tre trattamenti laser sulla retina di pazienti situati a migliaia di chilometri di distanza, implementando una medicina “a distanza” che non sostituisce quella locale ma la coadiuva e la rafforza. La teleoftalmologia è una realtà sempre più concreta basata su una tecnologia all’avanguardia che ha fatto e continua a fare passi da gigante. Ma oltre alla tecnologia è fondamentale il rigore nella pianificazione e nel metodo: il trattamento viene pianificato su immagini ad elevatissima precisione della retina del paziente, su cui gli specialisti “disegnano” una vera e propria mappa delle aree da trattare, che viene poi condivisa, lasciando il controllo clinico al medico fisicamente presente accanto al paziente. È quindi l’oculista locale ad eseguire materialmente la procedura, basandosi sulla mappa condivisa, ma ogni step viene discusso in tempo reale con gli altri specialisti collegati a distanza. Questo nuovo modello terapeutico ha funto da vero e proprio “corridoio teleterapeutico” e ha permesso il trattamento tempestivo di due pazienti in Ucraina - affetti rispettivamente da una rottura retinica iniziale e da una trombosi venosa retinica - evitando loro il rischio di perdita della vista. Un terzo paziente è stato trattato a Roma, sempre in modalità di collaborazione bidirezionale con il contributo a distanza dei colleghi ucraini. Tutti e tre gli interventi si sono svolti senza complicanze e con elevata soddisfazione da parte dei pazienti.
Il dialogo tra specialisti è continuo e reciproco: l’esperienza non parte solo dai centri più stabili verso quelli in difficoltà, ma si costruisce insieme, con una collaborazione autentica che valorizza ogni competenza. Chi vive una malattia oculare può comprendere facilmente il significato e l’importanza della teleoftalmologia. Patologie della retina anche molto comuni possono evolvere rapidamente verso un danno irreversibile se non trattate in tempo. In condizioni normali, esistono percorsi di cura ben definiti; ma in guerra, tra allarmi, difficoltà negli spostamenti e strutture ospedaliere sotto pressione, questi percorsi si interrompono facilmente e i corridoi teleterapeutici permettono di ripristinarli. Noi avevamo già testato procedure di teleoftalmologia tra continenti diversi ma non in contesti bellici, questa nuova esperienza acquista ora un significato ancora più forte e dimostra che fare medicina avanzata, anche sotto pressione estrema, è possibile, purché esistano organizzazione, collaborazione e fiducia. In un mondo segnato da conflitti, crisi climatiche e disuguaglianze nell’accesso alle cure, la capacità di condividere le competenze indipendentemente dalla geografia e dalla nazionalità diventerà sempre più importante. E forse è proprio qui il messaggio più profondo: laddove il mondo si divide, la medicina ri-unisce: medici che collaborano oltre confini e barriere, che condividono conoscenze e competenze, e pazienti che tornano a vedere sono segni concreti di un’umanità che resiste e una speranza di pace.



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