Numero 5 del 2026
Titolo: ATTUALITÀ- Inclusione lavorativa e disabilità
Autore: Pierpaolo Bombardieri - Segretario Generale UIL
Articolo:
Tra riforme nazionali e sfide delle politiche europee
Il tema del lavoro rappresenta oggi un banco di prova decisivo per la capacità del nostro Paese di integrare diritti, crescita e inclusione in una fase storica segnata da profondi mutamenti geopolitici, dalle guerre in Ucraina e in Medio Oriente alle tensioni globali che incidono su energia, commercio e stabilità economica. Le ricadute sociali di queste crisi si riflettono anche all'interno dei nostri sistemi di welfare.
A subire maggiormente gli effetti di questa fase sono ancora le persone più fragili, sempre più esposte a un rischio crescente di povertà ed esclusione. L'aumento del costo della vita, le difficoltà del mercato del lavoro e le disuguaglianze territoriali rendono ancora più complesso l'accesso a un'occupazione stabile e di qualità. Eppure, il lavoro resta il principale strumento per costruire indipendenza, partecipazione sociale e dignità.
Il momento storico che stiamo vivendo impone quindi una riflessione profonda. Come UIL abbiamo sempre sostenuto che non basta favorire l'ingresso nel mercato del lavoro, ma è necessario costruire percorsi professionali solidi, coerenti con le competenze e sostenuti da contesti accessibili. In una fase di incertezza globale, come dicevamo, c'è un rischio effettivo che le fragilità strutturali si amplifichino, relegando ulteriormente le persone con disabilità ai margini dei processi produttivi.
Negli ultimi anni abbiamo avanzato proposte precise per migliorare l'inclusione lavorativa. Tra queste, il rafforzamento del collocamento mirato, che deve puntare non solo al rispetto degli obblighi di legge, ma alla qualità dell'inserimento lavorativo, favorendo occupazioni stabili e valorizzanti.
Un passaggio fondamentale è rappresentato dalla riforma della disabilità, che introduce il progetto di vita personalizzato. Si tratta di un cambiamento epocale: per la prima volta si afferma con chiarezza che ogni persona deve poter costruire il proprio percorso anche sulla base delle proprie aspirazioni. In questo quadro, il lavoro dovrebbe essere un elemento centrale del progetto di vita personalizzato, superando l'attuale frammentazione tra servizi sociosanitari e servizi per il lavoro attraverso una governance integrata e un sistema unitario di presa in carico.
Tuttavia, a oggi questo obiettivo non risulta ancora pienamente raggiunto. Il lavoro continua a essere considerato una possibilità tra le altre e non si configura come un vero asse portante. Piuttosto, appare come una dimensione tra le possibili, spesso subordinata a interventi di carattere assistenziale. Permane inoltre una carenza di raccordo efficace tra chi elabora il progetto di vita e i servizi per l'impiego chiamati a trasformarlo in concrete opportunità occupazionali.
Una frammentazione istituzionale che rende difficile trasformare gli obiettivi individuali in opportunità concrete e che stiamo cercando di evidenziare e correggere.
Per questo, come Uil, insistiamo sulla necessità di una governance più integrata, capace di mettere in rete servizi sociali, sanitari e per il lavoro. Senza un sistema coordinato, il rischio è che anche i progetti più avanzati restino sulla carta.
Un altro nodo centrale riguarda le risorse. Senza investimenti adeguati nelle politiche attive del lavoro, nella formazione e nei servizi di accompagnamento, il diritto al lavoro resta solo formale.
Questo vale in modo particolare per le persone con disabilità visiva, per le quali l'accesso alle tecnologie assistive è spesso determinante. Software accessibili e strumenti digitali inclusivi non costituiscono semplici ausili o supporti aggiuntivi, ma condizioni essenziali per lavorare. Eppure, la loro diffusione è ancora troppo limitata e disomogenea. In questo contesto, anche il lavoro agile e le nuove modalità organizzative possono rappresentare un'opportunità concreta di inclusione, a condizione che siano progettate secondo criteri di accessibilità e non diventino nuove forme di isolamento o marginalizzazione.
In mancanza di un sistema unitario di presa in carico, il rischio è che il progetto di vita resti un documento programmatorio privo di reale capacità attuativa sul piano occupazionale.
Critica, e non lo diciamo oggi ma da sempre, è l'annosa questione delle risorse. Senza un adeguato investimento nelle politiche attive del lavoro, nella formazione inclusiva e nei servizi di accompagnamento, la previsione di un lavoro nel progetto di vita rischia di essere puramente formale.
Poi c'è tutto il tema della qualità del lavoro, che la riforma non affronta in modo sufficientemente incisivo. Come UIL abbiamo sottolineato che non basta promuovere l'accesso: occorre garantire percorsi professionali stabili, dignitosi e in grado di valorizzare le competenze, evitando il rischio di alimentare forme di precarietà che non consentono una reale autonomia. In questa prospettiva, è stato richiesto anche un maggiore sostegno alle imprese, attraverso incentivi economici e supporto tecnico per l'adozione di accomodamenti ragionevoli e per l'adattamento dei contesti organizzativi, con particolare attenzione alle piccole e medie imprese che spesso incontrano maggiori difficoltà. È necessario, inoltre, promuovere una cultura diffusa dell'inclusione nei contesti produttivi, attraverso percorsi di sensibilizzazione e formazione rivolti ai datori di lavoro e ai colleghi, affinché l'inserimento lavorativo sia realmente efficace e duraturo.
I dati dell'ultima Relazione al Parlamento sul collocamento mirato e gli andamenti occupazionali parlano chiaro: persistono difficoltà nel garantire occupazioni stabili e qualificate, forti disuguaglianze territoriali, dove le fragilità delle condizioni si manifestano in forma ancora più acuta, e una limitata diffusione delle tecnologie assistive. Tutto ciò mostra un quadro ancora complesso e problematico. A ciò si aggiunge un tasso di occupazione delle persone con disabilità ancora significativamente inferiore rispetto alla media nazionale, a conferma di un divario strutturale che richiede interventi più incisivi e continuativi.
Il nostro rilievo attribuito al sistema dell'istruzione e della formazione, per il quale la UIL ha chiesto investimenti nella formazione dei docenti, è dirimente nello sviluppo di materiali accessibili e nel rafforzamento dei servizi di orientamento, anche in ambito universitario, che sia più efficace e allineato alle trasformazioni del mercato del lavoro, al fine di accompagnare le persone con disabilità verso le professioni emergenti ed evitare nuove forme di esclusione. Particolare attenzione deve essere rivolta ai giovani con disabilità, che incontrano ostacoli ancora più rilevanti nella transizione dalla formazione al lavoro, rischiando di restare esclusi sin dalle prime fasi del proprio percorso professionale.
In questo quadro si inserisce anche il tema dell'innovazione tecnologica e dell'intelligenza artificiale, che ci appare ancora debole, soprattutto in collegamento tra progetto di vita e trasformazioni del mercato del lavoro, rispetto al quale abbiamo evidenziato la necessità di una governance pubblica capace di garantire che tali strumenti diventino fattori di inclusione e non di ulteriore disuguaglianza, rendendo l'accessibilità un requisito vincolante negli investimenti e nelle politiche di sviluppo.
Senza una visione capace di integrare queste dinamiche, il sistema rischia di restare ancorato a modelli tradizionali, perdendo l'opportunità di costruire nuovi spazi di inclusione lavorativa.
In questo contesto, il ruolo del sindacato e della contrattazione collettiva è determinante oggi, nel quale l'obbligo di assunzione e i relativi strumenti attuativi operano in assenza di un'effettiva integrazione nelle dinamiche delle relazioni industriali, che genera di fatto una separazione tra dimensione normativa e organizzativa, limitando l'efficacia degli strumenti disponibili. Un maggiore coinvolgimento della contrattazione rafforza la qualità e la continuità dei percorsi di inclusione, favorendo l'integrazione tra obblighi e pratiche aziendali.
Rimane centrale il dialogo con le istituzioni e il supporto diretto alle persone con disabilità, anche per la sequenza di ritardi accumulati sulla precarietà, la formazione e l'accessibilità ai servizi, per un intervento strutturale ed evitare un ulteriore impoverimento del tessuto economico e sociale. Per questo, rivendichiamo una maggiore valorizzazione delle parti sociali anche in una logica di co-progettazione con le vostre associazioni e il terzo settore, affinché si possano rendere più efficaci gli strumenti disponibili e rafforzare l'integrazione tra norme e prassi organizzative nei contesti lavorativi.
In questa prospettiva, il rafforzamento della governance dell'inclusione non può prescindere da un ripensamento del ruolo delle parti sociali, da coinvolgere non solo in chiave consultiva, ma come attori co-responsabili nella costruzione di modelli inclusivi sostenibili.
Le richieste della UIL al Governo sono chiare: rafforzare il collocamento mirato orientandolo alla qualità del lavoro; sostenere le imprese nei percorsi di inclusione; investire nella formazione continua; semplificare le procedure e adeguare le politiche sociali a un contesto economico sempre più instabile.
Accanto al lavoro, per noi della Uil resta centrale il tema dell'assistenza, intesa come leva di autonomia. In una fase di aumento dei costi e di crescente precarietà, i servizi pubblici adeguati sono indispensabili per prevenire situazioni di povertà e per consentire una piena partecipazione alla vita sociale.
Il momento storico che stiamo vivendo impone quindi una riflessione profonda: le crisi globali incidono direttamente sulla vita delle persone e sulla tenuta dei sistemi sociali. I più fragili sono i più esposti, ma possono anche rappresentare una risorsa per costruire un modello di sviluppo più equo e sostenibile.
Su questa prospettiva, per la Uil, assume un rilievo strategico anche il quadro delle politiche europee. L'Unione Europea, attraverso la Strategia per i diritti delle persone con disabilità 2021-2030, ha definito un orizzonte chiaro in materia di inclusione lavorativa, accessibilità e partecipazione, sottolineando con forza la necessità di aumentare il tasso di occupazione delle persone con disabilità come leva fondamentale per ridurre il rischio di povertà e di esclusione sociale. Tuttavia, anche alla luce delle più recenti evoluzioni del dibattito europeo, è evidente che tali obiettivi richiedono strumenti più incisivi per tradursi in risultati concreti.
Per la Uil è necessario un salto di qualità politico: introdurre una vera condizionalità sociale nei fondi europei, vincolando l'accesso alle risorse, in particolare FSE+ e fondi per la transizione digitale, al raggiungimento di obiettivi misurabili di inclusione lavorativa delle persone con disabilità; rendere l'accessibilità un requisito obbligatorio e verificabile per tutti gli investimenti, soprattutto nei settori dell'innovazione e dell'intelligenza artificiale; definire target occupazionali chiari a livello europeo e rafforzare i sistemi di monitoraggio.
Ogni investimento pubblico deve essere subordinato al rispetto di standard rigorosi di accessibilità, pena l'esclusione dal finanziamento.
In un contesto globale così complesso e segnato da un aumento delle disuguaglianze, l'Europa non può limitarsi a promuovere principi, ma deve assumere un ruolo più vincolante e capace di orientare le politiche nazionali. L'inclusione lavorativa deve diventare un indicatore concreto della qualità dello sviluppo europeo e della sua capacità di non lasciare indietro nessuno. Solo così sarà possibile evitare che le trasformazioni in atto producano nuove forme di esclusione e garantire, invece, una crescita realmente inclusiva e sostenibile.
La strada è ancora lunga, ma i segnali di cambiamento non mancano: cresce la consapevolezza del valore dell'inclusione, aumentano le esperienze positive e le tecnologie aprono scenari nuovi. Per trasformare queste opportunità in risultati strutturali è necessario un impegno condiviso e coordinato tra di noi, le istituzioni e la società civile, per riportare al centro equità, diritti e solidarietà. L'inclusione lavorativa delle persone con disabilità non è solo una questione sociale, ma un indicatore della qualità democratica ed economica del nostro Paese. Investire su questo fronte significa rafforzare la coesione sociale, valorizzare talenti e costruire un futuro più equo per tutti.