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Corriere dei Ciechi

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Numero 5 del 2026

Titolo: ATTUALITÀ- La famiglia: nido o gabbia?

Autore: Lucia Tilde Ingrosso


Articolo:
Dalla letteratura alla cronaca, riflessioni in ordine sparso su come cambia la famiglia in Italia. E sul perché resta centrale nel cuore, e nella vita, di ognuno di noi

La famiglia, nella mia esperienza e nella mia scrittura, ha una doppia valenza. Da un lato, può essere un nido, un riparo, un trampolino. Ci protegge e ci nutre sul piano fisico, emotivo e intellettuale. Ci fa crescere e ci offre le ali per volare alti nel mondo.
Dall'altro, a volte rischia di trasformarsi in una gabbia, una prigione, una camicia di forza. Ci condiziona, ci uniforma, proietta su di noi ambizioni di altri, ci soffoca anche.
La famiglia, con una mano offre e con l'altra pretende. Ma la famiglia non è un'entità astratta. È fatta di persone. Umane, fallibili. Con limiti e grandezze, virtù e miserie.
A volte, abbiamo accanto parenti affettuosi, comprensivi, devoti. Eroici, addirittura. Sono documentati casi estremi di madri e padri capaci di trovare forze sovraumane pur di salvare i loro figli da incidenti, malattie e calamità.
A volte, invece, i nostri familiari si rivelano egoisti, anaffettivi, invidiosi. Violenti, anche. Le cronache ci raccontano che il 35% dei femminicidi in Italia avviene proprio per mano dei congiunti (genitori, figli, nipoti...), mentre il 60% è a opera di partner o ex partner e solo il 5% è compiuto da estranei.
In più, l'evoluzione della società, che ha allentato molte consuetudini sociali, ci affranca dall'obbligo di amare qualcuno solo perché abbiamo con lui, o con lei, un legame di parentela. Basta riunioni alle feste comandate in cui ostentare sorrisi, covando malanimo. Addio pretese di famiglie perfette da spot. Nell'eterno trade off tra essere liberi ed essere amati, i tempi presenti ci portano a privilegiare la libertà a costo di essere meno amati. Più soli. Soli, ma indipendenti. E autentici.
E così le famiglie si rimpiccioliscono: oggi, in Italia, secondo i dati Istat, un nucleo è composto in media da 2,2 persone. E aumenta il numero dei single, che oggi rappresentano oltre un terzo delle famiglie.
Ma la libertà prende anche altre strade. Quella di amare chi ci ama, a prescindere dai legami familiari. Di abitare famiglie allargate, vivere relazioni fluide, privilegiare rapporti sani anche a discapito delle convenzioni.
Come narratrice, sono allergica alle etichette. Scelgo le storie che voglio raccontare; il genere è solo una conseguenza. Il genere è la lente attraverso cui raccontare la storia che, di volta in volta, mi sta a cuore. Al centro della trama c'è un delitto? Ecco un giallo. È una storia d'amore? Il mio romanzo si tinge di rosa. E se la vicenda ruota intorno a persone legate da un vincolo di parentela, prende vita una saga familiare.
Dopo aver scritto gialli e thriller, romanzi per ragazzi e libri umoristici, manuali e storie al femminile, mi sono cimentata proprio con una saga familiare. Ho inventato i Monteleone, famiglia milanese ricca e prestigiosa, raccontata tra gli anni Trenta del secolo scorso e il presente, in parallelo con la storia d'Italia.
Ho scelto di concentrarmi su una famiglia, perché tutti ne abbiamo una di origine. E quasi tutti ne formiamo una nostra. E le famiglie, le nostre e quelle in cui ci imbattiamo, condizionano il nostro modo di essere e di vivere. Nel bene e nel male.
I Monteleone sono ricchi, colti, eleganti. Vivono in abitazioni lussuose, guidano macchine costose, hanno le migliori opportunità e, perlopiù, la strada spianata. Ma, come si diceva, tutto ha un prezzo. Perché la famiglia Monteleone è anche molto richiedente.
L'agenda inizia a dettarla, negli anni Trenta del Novecento, la contessa Pia Stampa, che ha le idee molto chiare. Un Monteleone non può vivere al di fuori della prima cerchia dei Navigli. Può frequentare qualsiasi scuola superiore preferisca, a patto che si tratti del liceo classico e, preferibilmente, di quel liceo classico. Un Monteleone svolge una professione prestigiosa: graditi gli avvocati, da impiegare nello studio legale di famiglia; ma vanno bene anche giudici e giornalisti, insegnanti e creativi. Un Monteleone sposa solo un suo pari, senza discussioni.
Ma, naturalmente, non sempre tutto fila liscio. E così quando Giuliano si innamora di Luisa, originaria delle campagne della Bassa Italia, la madre si oppone. Ma omnia vincit amor e la coppia, malassortita ma innamorata, mette al mondo quattro figli e si rende protagonista di una relazione lunga e felice. Novant'anni dopo, l'avvocata Lucrezia, nipote della coppia anticonformista, osa, anche se un po' meno. Vive lontana dal centro, perché non può fare a meno degli alberi del Bosco in città. E sposa Daniele, anche se è solo un ragioniere. Però lo ama. E il dettaglio, tutto sommato, non è da poco.
Ma, in casa Monteleone (e non solo lì), la capacità di ribellarsi e lottare per la propria felicità a costo di andare contro la famiglia, dipende più dal carattere che dai tempi storici.
Negli anni Cinquanta, c'è un uomo che non se la sente di vivere fino in fondo una storia d'amore proibita. Privilegia la famiglia e l'onorabilità.
E nel presente, anni Venti del Duemila, la decana della famiglia, Silvia, 85 anni, certe cose proprio non le capisce, non le accetta. Si preoccupa che il nipote sia gay e lo ammonisce, nel caso, a non esternare i suoi vizi. Dice alla madre di due neonati ciò che ne pensa («Sono grassi») senza preoccuparsi di essere offensiva o inopportuna. Poi, visto lo sguardo smarrito della donna, si interroga con l'autista: «Ho esagerato?» E lui le risponde diplomatico: «Forse è stata solo troppo sincera. Non tutti sono pronti a sentirsi dire la verità».
Ha una disabilità, Silvia. Ci vede, parla e cammina, ma ha un deficit più profondo e meno visibile. È egoista, egocentrica, preoccupata più del buon nome della famiglia che del benessere dei suoi membri. Quanti danni fanno, ogni giorno, persone così, specie su familiari fragili, emotivi, bisognosi di rassicurazioni? Quanti traumi derivano proprio da relazioni familiari tossiche?
Eppure anche lei, Silvia, il mio personaggio "disabile", alla fine troverà la strada. Arrivando a dire: «Non sono i legami di sangue che fanno una famiglia. Una famiglia è formata da persone che si amano, si aiutano e si proteggono».
Lucia Tilde Ingrosso - Giornalista e scrittrice
In libreria con la sua saga: "I Monteleone" e "Le stagioni della verità"



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