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Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti ETS - APS

 

Corriere dei Ciechi

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Numero 5 del 2026

Titolo: ATTUALITÀ- L'audiodescrizione oggi: passare dall'assistenzialismo all'inclusività creativa

Autore: Laura Giordani


Articolo:
Spunti di riflessione per una partecipazione consapevole

Da alcuni anni a questa parte noto con piacere che l'audiodescrizione sta entrando a far parte della vita di un numero sempre maggiore di famiglie italiane. Non penso soltanto a quelle persone cieche o ipovedenti che da tempo si affidano a questo ausilio per accedere a contenuti audiovisivi (cinetelevisivi e non) che altrimenti sarebbero loro del tutto preclusi. Ho in mente anche i casi, via via più frequenti a dire di molti, di persone che scelgono l'AD come mezzo di apprendimento della lingua italiana o come sostegno per spettatori anziani o con problemi cognitivi di vario tipo. Segnali, questi, che consentono di affermare, con ottimismo cauto ma fermo, che la svolta è finalmente avvenuta e che le reti televisive e le produzioni cinematografiche hanno recepito le direttive italiane ed europee in materia di accessibilità.
Come ho già ripetuto in più occasioni, sento che è arrivato il momento di riflettere sulla situazione attuale nel nostro Paese, per capire quali siano i prossimi passi da compiere nello sviluppo dell'AD in Italia, e per favorire un uso più consapevole di questo strumento, tenendo conto di ciò che rende un'audiodescrizione davvero fruibile, nel rispetto delle opere e dei contenuti descritti.
Dopo vent'anni di esperienza a stretto contatto con il pubblico delle AD e numerosi riscontri da parte di utenti ciechi o ipovedenti di ogni età e retaggio, penso di poter affermare che l'importante è tenersi il più possibile alla larga da quella sorta di "assistenzialismo passivo" che induce ad accettare acriticamente ciò che "passa il convento" senza mai fermarsi a valutare se le AD che si ascoltano siano davvero comprensibili (e godibili). Anche alla luce dei successi culturali e sociali fin qui ottenuti, il rischio è infatti che i fruitori si trovino ad accettare come oro colato tutto ciò che viene propinato nel variegato, ma ahinoi non sempre idoneo, panorama dell'audiodescrizione in lingua italiana.
Va bene, a mio avviso, apprezzare il fatto che un approccio più moderno al tema dell'accessibilità sia entrato a far parte del sentire comune. Fondamentale, però, è non confondere la quantità con la qualità della fruizione. Certo, non tutti i fruitori sono esperti di cinema e non si può neppure pretendere che abbiano il tempo o la voglia di approfondire i meccanismi che regolano il linguaggio filmico.
Esistono però alcune accortezze che possono aiutare il fruitore attento a capire se l'AD che sta ascoltando è ben fatta: nel corso dell'opera capita di distrarsi, ripensando alla descrizione ascoltata? Il fraseggio è sempre scorrevole e facile da seguire? E ancora: arrivati al finale dell'opera, rimangono incertezze, questioni irrisolte, nodi al pettine? Oppure si è giunti a conclusioni diverse da quelle degli altri fruitori? Se la risposta ad anche una sola di queste domande è sì, vuol dire che l'autore dell'AD in questione non ha rispettato i principi di oggettività, chiarezza e semplicità. Si tratta di criteri solo in apparenza facili da seguire, che in realtà sono frutto di studi approfonditi e di regole precise, condivise e accettate non soltanto in Italia, ma anche in Europa e nel resto del mondo.
Purtroppo, ad oggi, il numero di descrittori che si improvvisano tali è in forte aumento. Molti sedicenti "addetti ai lavori" operano senza una chiara comprensione delle linee guida necessarie a scrivere un'AD o dei meccanismi che regolano il linguaggio del cinema e della televisione. Ancora più preoccupante è il fatto che non tutti possiedono una padronanza completa della lingua e ricorrono spesso ad anglicismi, imprecisioni e calchi di traduzione che influenzano il modo in cui i fruitori più giovani apprendono e utilizzano l'italiano. Un'altra pratica altrettanto nociva, diffusa tra i descrittori non adeguatamente formati, è quella di cedere alla tentazione di narrare anziché descrivere, con il rischio di interpretare indebitamente ciò che si osserva o di rivelare in anticipo dettagli preziosi del racconto. Per questo è importante ricordare al fruitore attento ed esigente che è sempre bene diffidare di AD che si abbandonano a slanci letterari e poetici: il linguaggio filmico è, per sua natura, dinamico, talora essenziale nelle sue forme, e una buona audiodescrizione deve innanzitutto fornire al pubblico quattro coordinate fondamentali alla narrazione: quando, dove, chi, che cosa. Innamorarsi di ciò che si scrive non è mai una buona idea, tanto in letteratura quanto in AD. Un campo, quest'ultimo, in cui la chiarezza e l'ausilio alle persone cieche e ipovedenti sono (o dovrebbero essere) una priorità assoluta e imprescindibile.
Un altro ambito in cui spesso si riscontrano errori è quello del "punto di vista del descrittore": troppo di frequente ci si dimentica che chi crea AD deve "scomparire" dalla propria opera senza lasciare alcuna traccia delle proprie preferenze personali. Le conseguenze di questa regola sono molteplici e sottili, e non sempre è facile comprenderne la portata per chi è alle prime armi o non ha ricevuto una formazione approfondita. Il descrittore è onnisciente e super partes: conosce l'opera che descrive in tutti i suoi dettagli (o perlomeno dovrebbe) e la ripropone al fruitore rendendola accessibile. Questo, però, non significa che debba comporre un'opera "assistenzialista", servendo al fruitore le informazioni "su un piatto d'argento": al pubblico cieco e ipovedente spetta lo stesso lavorio mentale, fatto di ricostruzione, memoria e interpretazione, che tocca allo spettatore vedente. Privare il pubblico fruitore di questa esperienza equivale a tradire l'intento artistico della regia e degli autori, e rappresenta quindi un intervento arbitrario e per nulla professionale.
Allo stesso modo, utilizzare tecnicismi di regia, termini specialistici, prospettive spaziali e, in generale, tutto ciò che non contribuisce a portare avanti la storia è indice di una scarsa comprensione delle particolarità che contraddistinguono il pubblico cieco e ipovedente. Il fatto di dilungarsi sull'inessenziale, appesantendo il copione descrittivo e distraendo dallo svolgimento della trama, è, d'altra parte, un problema che non riguarda soltanto i descrittori "umani", ma anche la loro controparte "artificiale". Al giorno d'oggi nessuno stenta a credere che l'IA sia perfettamente in grado di descrivere un singolo fermo immagine fin nei minimi dettagli. Questo, però, non significa che l'intelligenza artificiale sia in grado di ricostruire le intenzioni artistiche e narrative dell'opera, mettendo in luce gli aspetti su cui la regia ha voluto porre l'accento e presentandoli al fruitore in modo selettivo, chiaro, semplice e oggettivo.
L'audiodescrizione non è un lavoro "tecnico" in senso stretto (sebbene richieda una formazione e un'esperienza molto approfondite). Si tratta, piuttosto, di un'arte creativa, e in questo senso esclusivamente umana, in cui il descrittore deve calarsi nella mente e nella poetica del regista e degli autori, rimanendo al contempo "esterno" alla narrazione e, in quanto tale, oggettivo. È un'operazione raffinata e complessa che nessuna macchina potrà mai svolgere senza svilirne il significato e la portata.
Ed è proprio questa dimensione squisitamente umana che, negli anni, mi ha convinta della necessità di sperimentare il concetto di un'AD collaborativa, in cui professionisti con gusti e sensibilità artistiche diversi possano operare in sinergia, coinvolgendo nel processo creativo anche fruitori e fruitrici formati alle linee guida e alle regole di buona prassi che ho raccolto nel corso della mia esperienza sul campo. Un progetto, questo, che ho avuto modo di esporre durante il mio intervento sull'audiodescrizione alla IULM, alla presenza di accademici provenienti da varie università europee, che ho approfondito in un manuale di prossima pubblicazione e che ho messo in pratica descrivendo Il Signore degli Anelli - La compagnia dell'anello, di Peter Jackson, insieme ad altri 11 professionisti che hanno aderito al progetto.
Come accennavo all'inizio, molto è stato fatto e molto è cambiato, spesso e volentieri in meglio. Per la prima volta in Italia, si ha la sensazione che i contenuti audiovisivi e cinetelevisivi stiano diventando davvero accessibili a tutti. Questo mi rende orgogliosa di poter vivere e lavorare in un periodo così speciale. Cerchiamo quindi, tutti insieme, di rendere il futuro di questo ausilio meraviglioso ancora più promettente, senza mai rinunciare a essere esigenti e a contribuire con la creatività che ci contraddistingue, come fruitori e come audiodescrittori.



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