Numero 5 del 2026
Titolo: ARTE E CULTURA- Lo stato di accessibilità dei musei italiani
Autore: Alessio Tommasoli
Articolo:
Accessibilità e inclusione nei musei italiani: il punto di vista dell’esperta Patrizia Dragoni in occasione della Giornata Internazionale dei Musei
Il 18 maggio si celebra la Giornata Internazionale dei Musei, un'occasione perfetta per valutare il grado di accessibilità del patrimonio museale italiano. Per farlo, ci siamo rivolti alla professoressa Patrizia Dragoni, docente di Museologia, critica artistica e del Restauro all'Università di Macerata, uno dei massimi esperti di accessibilità sociale, inclusione e gestione museale, la cui ricerca si concentra sul ruolo sociale dei musei e sullo sviluppo di strategie per rendere accessibile a tutti i tipi di pubblico.
D. Come giudica la situazione dell'accessibilità museale in Italia?
R. È una situazione in evoluzione, ma resta ancora frammentata e non pienamente sistemica. Negli ultimi anni il tema dell'accessibilità museale ha acquisito crescente centralità anche a livello istituzionale, come dimostrano la nuova definizione ICOM di museo e le normative europee. Si registra quindi una maggiore consapevolezza: il museo è sempre più concepito come uno spazio "accessibile e inclusivo". Tuttavia, nella pratica permangono alcune criticità. Molti musei continuano a interpretare l'accessibilità in modo limitato, riducendola prevalentemente all'eliminazione delle barriere architettoniche; le buone pratiche risultano spesso episodiche e non sufficientemente diffuse; manca, inoltre, un approccio realmente strategico, integrato e trasversale.
Come sottolinea Maria Chiara Ciaccheri (museologa esperta in accessibilità museale, Ndr), l'accessibilità non può essere considerata soltanto una questione tecnica o normativa, ma deve essere intesa come un processo continuo e come una mentalità organizzativa capace di coinvolgere l'intera istituzione museale.
D. Quali sono gli obiettivi più ambiziosi?
R. Un vero e proprio cambio di paradigma nel modo di concepire il museo. Si tratta, innanzitutto, di passare da un modello di museo "tempio", chiuso e autoreferenziale, a un museo "forum", aperto, dialogico e partecipativo. In questa prospettiva, il museo deve diventare sempre più centrato sulle persone, e non esclusivamente sulle opere, ponendo al centro l'esperienza, i bisogni e le diverse modalità di fruizione dei pubblici. Un ulteriore obiettivo fondamentale riguarda l'integrazione dell'accessibilità a tutti i livelli organizzativi, superando interventi isolati e promuovendo un approccio sistemico e trasversale. Ciò implica anche l'impegno a eliminare ogni forma di barriera, fisiche e soprattutto sensoriali, cognitive, culturali ed economiche, che possono limitare la piena partecipazione. In questa direzione si inserisce la necessità di progettare esperienze multisensoriali e personalizzabili, capaci di rispondere alla pluralità dei pubblici, e di coinvolgere attivamente le comunità nei processi decisionali e progettuali, secondo il principio "nothing about us without us".
A questi obiettivi si aggiunge oggi una dimensione cruciale: rendere accessibili anche i contenuti digitali e social, sempre più centrali nell'esperienza museale contemporanea. Accessibilità significa prendersi cura delle persone nella loro diversità, riconoscendone bisogni, identità e diritti.
D. Quali sono gli obiettivi più vicini alla concretizzazione?
R. Oggi gli interventi più concreti in tema di accessibilità riguardano principalmente il miglioramento delle strutture fisiche, come l'installazione di rampe e ascensori, e lo sviluppo di strumenti comunicativi quali audioguide, LIS, sottotitoli e testi semplificati. Si stanno inoltre diffondendo le prime esperienze di accessibilità linguistica, ad esempio nei musei bilingue, insieme a programmi educativi inclusivi pensati anche per persone con disabilità cognitive. Un ambito particolarmente rilevante è quello dell'accessibilità digitale e dei social media, che rappresenta oggi la soluzione più rapida da implementare. I social consentono infatti di raggiungere un pubblico ampio e diversificato e svolgono un ruolo centrale nella comunicazione culturale. Per questo motivo, dovrebbero sempre includere sottotitoli, audiodescrizioni e contenuti progettati per essere accessibili. Nonostante questi progressi, anche tali interventi risultano ancora spesso frammentari.
D. Come può l'Intelligenza Artificiale aiutare lo sviluppo dell'accessibilità museale?
R. L'AI può avere un impatto decisivo, soprattutto nella dimensione digitale dell'accessibilità. Le sue applicazioni comprendono la traduzione automatica, che facilita l'accesso linguistico, la sintesi vocale, fondamentale per le persone non vedenti, e il riconoscimento visivo, che consente la descrizione delle opere. A queste si aggiungono i sistemi di personalizzazione, in grado di adattare i contenuti alle esigenze di pubblici differenti, e gli assistenti virtuali, che possono offrire supporto diretto durante la visita, favorendo una partecipazione più ampia e un maggiore coinvolgimento. Anche nel contesto dei social media, l'AI permette di automatizzare la produzione di sottotitoli e descrizioni e di modulare i contenuti in base ai diversi bisogni di accesso. Non si tratta semplicemente di uno strumento tecnico, ma di una componente strategica all'interno di un approccio organizzativo orientato all'inclusione. In questa prospettiva, l'integrazione tra AI e social media rappresenta una leva fondamentale per rendere l'accessibilità più diffusa. Allo stesso tempo, il suo utilizzo richiede un approccio consapevole e strutturato: non basta introdurre nuove tecnologie, ma è necessario ripensare i processi comunicativi e organizzativi in chiave inclusiva, integrando competenze tecniche e culturali. Solo così l'AI può diventare un reale motore di democratizzazione dell'accesso alla cultura, contribuendo a costruire esperienze più personalizzate, accessibili e significative per tutti.
D. L'Italia è più indietro rispetto ad altri paesi?
R. In generale, se da un lato il contesto italiano appare ancora in ritardo sul piano strutturale e sistemico, dall'altro si dimostra dinamico e attivo sul piano teorico e sperimentale. Nei paesi come Regno Unito, Stati Uniti e Nord Europa, l'accessibilità è sostenuta da una tradizione ormai consolidata, legata allo sviluppo dei disability studies e alle pratiche di audience development, ed è integrata in modo organico all'interno dei processi organizzativi delle istituzioni culturali. In Italia, invece, non mancano esperienze di eccellenza e progetti innovativi, ma questi risultano spesso isolati e non inseriti in una visione complessiva. Il nodo centrale, come già anticipato, è quindi il passaggio da una logica basata su iniziative singole a un approccio fondato su politiche integrate e diffuse, capaci di rendere l'accessibilità una componente strutturale del settore culturale.
D. Qual è il paese con i musei più accessibili e cosa li rende tali?
R. Non esiste un unico modello di riferimento, ma i paesi più avanzati - come Regno Unito, Stati Uniti e Nord Europa - condividono alcuni elementi chiave che spiegano la loro maggiore efficacia. Alla base vi è innanzitutto un approccio user-centered, che pone il pubblico al centro della progettazione e considera la diversità dei bisogni come punto di partenza, non come un'aggiunta successiva. A questo si affianca una forte integrazione tra progettazione, educazione, comunicazione e tecnologia, che operano in modo coordinato, contribuendo a costruire esperienze coerenti e inclusive.
Un ruolo centrale è svolto anche dall'uso strategico del digitale e dei social media, non solo come strumenti di diffusione, ma come veri e propri dispositivi di accesso e partecipazione culturale. In questo quadro, l'accessibilità viene riconosciuta contemporaneamente come un diritto, come un valore culturale e come una leva economica, capace di ampliare e diversificare i pubblici. Ne deriva un cambiamento di prospettiva sostanziale: l'accessibilità non è un ambito separato o specialistico, ma è parte integrante dell'identità stessa del museo, orientandone le scelte, le pratiche e le strategie nel loro complesso.
D. In Italia, invece, quale museo considera il più accessibile?
R. È difficile scegliere. Negli ultimi anni si è sviluppato un panorama molto articolato fatto di progetti nazionali e istituzioni particolarmente avanzate sul tema dell'inclusione. Tra gli esempi più significativi ci sono i musei tattili e multisensoriali, che rappresentano probabilmente il livello più alto di accessibilità. Il Museo Tattile Statale Omero è uno dei casi più emblematici: qui le opere possono essere esplorate con le mani, permettendo anche alle persone cieche o ipovedenti di vivere un'esperienza completa. Un approccio simile si trova anche nel Museo Tattile Anteros, dove i dipinti vengono trasformati in bassorilievi tattili.
Accanto a questi esempi, negli ultimi anni si è sviluppata in Italia una riflessione molto avanzata sull'accessibilità cognitiva, cioè la capacità del museo di essere comprensibile anche a persone con disabilità intellettive o difficoltà di apprendimento. In questo ambito si inserisce il progetto Museo per tutti, che introduce guide e testi semplificati, e percorsi progettati per favorire l'autonomia del visitatore.
Un contributo importante viene anche dall'Università degli Studi di Cassino e del Lazio Meridionale con il progetto Museo Facile. Nato come progetto sperimentale di comunicazione e accessibilità culturale, lavora sulla costruzione di sistemi di comunicazione chiari, leggibili e inclusivi, utilizzando sia strumenti tradizionali, sia tecnologie digitali (come modelli 3D e contenuti multimediali). L'obiettivo è rendere il museo comprensibile a pubblici molto diversi, in particolare a persone con disabilità sensoriali, cognitive o con difficoltà linguistiche.
Uno degli aspetti più innovativi di questo approccio è l'attenzione a categorie spesso trascurate, come persone con analfabetismo funzionale o con difficoltà nella comprensione dei contenuti complessi, ampliando quindi il concetto di accessibilità oltre la disabilità tradizionalmente intesa.
Parallelamente, diversi progetti si stanno concentrando specificamente sulle persone con disabilità mentali o cognitive. Oltre a Museo per tutti, si diffondono pratiche come l'uso della "lingua facile", la semplificazione dei contenuti e la progettazione di percorsi più chiari e prevedibili. L'obiettivo è rendere il museo uno spazio comprensibile e non stressante, favorendo l'inclusione e la partecipazione attiva.
Un caso particolarmente interessante sul fronte dell'accessibilità culturale e linguistica è il Museo Egizio, che ha sviluppato progetti di mediazione rivolti anche a comunità straniere. In particolare, sono stati realizzati contenuti e percorsi in lingua araba, pensati per avvicinare il patrimonio egizio a visitatori arabofoni e favorire un senso di riconoscimento culturale. Questo tipo di iniziativa amplia il concetto di accessibilità, includendo anche la dimensione linguistica e interculturale.
Anche i musei scientifici e interattivi, come il MUSE - Museo delle Scienze o Explora - Il Museo dei Bambini, sono spesso all'avanguardia perché progettano esperienze multisensoriali e intuitive, adatte a pubblici con diverse abilità cognitive.
Nel complesso, l'Italia sta evolvendo verso un modello di museo inclusivo che non si limita a eliminare le barriere fisiche, ma lavora sempre di più sulla comprensione, sull'esperienza e sulla partecipazione.