Numero 7-8 del 2026
Titolo: ATTUALITÀ- U.D.L. 4 V.I.P.
Autore: Marco Fossati
Articolo:
L'inclusione non si adatta dopo: si progetta fin dall'inizio
L'acronimo che si cela nel titolo vuole solo attirare l'attenzione circa una trattazione ben più seria e penso opportuna in questo momento. Premetto che ho presentato il titolo anche ad una mia classe prima di una Secondaria di primo grado e lo sviluppo della sequenza di lettere è stato: Umorismo Di Livorno, 4 Vasi In Piscina. Ma a parte la fantasia degli undicenni, "grazie all'approccio dell'Universal Design for Learning è possibile avviare processi di cambiamento delle agenzie scolastiche e in generale della società rendendole maggiormente "capabilitanti", di accogliere le innumerevoli, impegnative e complesse sfide che tutti siamo chiamati ad affrontare nella vita". (Floridi, 2014).
Il concetto di "Universal Design" nasce negli anni '80 da Ronald L. Mace, che come Architetto ha l'intuizione di creare spazi ed edifici accessibili a tutti fin dalla progettazione originaria. Partendo da questa innovativa radice filosofica, negli anni '90, i pedagogisti e neuroscienziati Anne Meyer e David H. Rose, danno vita all'UDL proprio per evitare di "aggiustare dopo" le progettazioni didattico educative rivolte a gruppi di discenti.
Si tratta di un quadro, un modo di pensare e progettare per migliorare e ottimizzare l'insegnamento e l'apprendimento in base a ciò che sappiamo del cervello umano. Ogni cervello è composto da miliardi di neuroni interconnessi che formano percorsi unici; e come le impronte digitali, non ci sono due cervelli uguali. Per comprendere ancora meglio e praticamente, si propone un piccolo sunto tra le linee guida CAST, agenzia realizzata da Meyer e Rose, e le Nuove Indicazioni Scolastiche Nazionali 2025 ai sensi del D.M. 221/2025 e della Nota MIM 1312/2026 dove si richiama esplicitamente l'approccio UDL - Universal Design for Learning (Progettazione Universale per l'Apprendimento) come riferimento per costruire ambienti di apprendimento flessibili, accessibili e capaci di valorizzare la variabilità degli studenti.
Il primo dei tre principi base dell'Universal Design for Learning, è offrire molteplici modalità di Coinvolgimento (Engagement), dove l'impegno (il perché dell'apprendimento) si concretizza nell'interesse per il reclutamento, per il sostegno dello sforzo e per la perseveranza e l'autoregolamentazione. Nel secondo notiamo la Rappresentazione (Rapresentation) (il cosa dell'apprendimento) ovvero la percezione, il linguaggio, i simboli e la comprensione. Infine nel terzo abbiamo azione/espressione (Action & Expression), (il modo di imparare): azione fisica, espressione e comunicazione e funzione esecutiva al fine di garantire la partecipazione attiva di tutti gli studenti, valorizzare le differenze individuali e promuovere benessere, autonomia e competenze motorie, cognitive e relazionali.
In questa cornice il rapporto tra UDL (Universal Design for Learning) e VIP (Visual Impaired People) è molto più profondo e stretto di quanto sembri. Non è solo una questione di "adattamenti", ma di progettazione inclusiva fin dall'inizio.
Ma per fare questo bisogna che siano note tutte quelle situazioni che in qualche modo, possono agevolare, facilitare e quindi di conseguenza includere le persone con compromissioni visive all'interno dei processi di apprendimento. Non sempre vi sono nello stato generale della Scuola questi saperi e queste conoscenze. Da qui la necessità di focalizzare quelle che sono delle peculiarità didattiche che dobbiamo porre in essere per far sì che la persona con cecità o ipovisione possa arrivare a possedere integralmente quel tipo di conoscenza. Come posso fare per avere una progettazione iniziale che contempli le reali necessità, la valorizzazione dei punti di forza e la diminuzione delle criticità per un'alunna e un alunno con disabilità visiva? Rifacendoci ai tre principi dell'UDL, possiamo inserire i concetti schematicamente tipici delle persone in età evolutiva con compromissione visiva. Potremmo cercare di arrivare a molteplici modalità di coinvolgimento (Engagement) attraverso proposte di lavoro cooperativo e i giochi inclusivi. Sicuramente anche proponendo attività multisensoriali unite ad esperienze concrete e manipolative. Senza escludere, ma anzi rinforzando, nella programmazione l'utilizzo di feedback sonori, motori, propriocettivi e tattili. Per favorire diversificate modalità di rappresentazione (Rapresentation) le informazioni non dovranno essere fornite solo, ed esclusivamente, attraverso il canale visivo. Saranno confezionate modalità video in sintonia con l'ipovisione presente, gradite, e confortevoli per il discente. Saranno usati testi digitali leggibili da screen reader o con caratteri ad alta leggibilità e contrasto. Ovviamente materiali audio e podcast. Si potranno avere descrizioni verbali di immagini, grafici e video. Per gli aspetti tattili avremo mappe tattili e modelli tridimensionali 3D. Per consentire una pluralità di modalità di azione ed espressione (Action & Expression) potremmo inserire in progettazione le interrogazioni orali, anche magari con uso e produzione di artefatti con registrazioni audio. Prevedere l'utilizzo di tecnologie assistive anche per la produzione di elaborati digitali accessibili. Da non escludere attività motorie o esperienziali.
Mi avvierei verso la conclusione di questo scritto, non prima di anticiparvi due possibili tematiche che affronteremo nei prossimi articoli. La prima riguarda l'UDL e le attività legate all'Educazione Fisica a Scuola mentre la seconda mantiene il focus sull'Universal Design for Learning concentrandosi sui luoghi di apprendimento delle autonomie personali.
Vado a concludere con una sintesi forte proposta in realtà, e con tutta sincerità, da ChatGPT. Si potrebbe dire che il rapporto tra UDL e VIP è questo: "L'UDL non "include" le persone con disabilità visiva... le mette al centro della progettazione didattica".