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Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti ETS - APS

 

Corriere dei Ciechi

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Numero 7-8 del 2026

Titolo: SPORT, TURISMO E TEMPO LIBERO- Vedere il vento con il corpo

Autore: Andrea Sanlazzaro


Articolo:
La vela autonoma secondo il metodo Homerus nell'esperienza di Due Colori nel Vento APS

La vela, per una persona non vedente o ipovedente, può sembrare una sfida paradossale: mare, vento, spazio aperto, riferimenti visivi, boe, altre imbarcazioni. Eppure in questo apparente paradosso si nasconde una verità potente: il vento non si vede soltanto. Si sente. Si riconosce sulla pelle, nelle mani, nell'inclinazione della barca, nel modo in cui lo scafo risponde a ogni scelta.
Da questa intuizione, e dall'incontro con il metodo Homerus, nasce il cammino di Due Colori nel Vento APS, associazione costituita nel novembre 2013 per portare anche nel Golfo della Spezia l'insegnamento della vela autonoma per persone non vedenti e ipovedenti. La sua origine è legata all'esperienza personale di Monica Perugna che, dopo aver partecipato a un corso di vela non specificamente pensato per persone con disabilità visiva, si appassionò a questo mondo e decise di approfondirlo. Quel desiderio la condusse a Bogliaco, sul lago di Garda, dove da decenni la scuola Homerus insegna la vela senza vista grazie alla lungimiranza dell'ingegner Alessandro Gaoso e alla sua intuizione: anche chi non vede può raggiungere un'autonomia vera nell'attività velica.
Il metodo Homerus non propone una semplice uscita assistita in barca. Fa qualcosa di più radicale: insegna a governare la barca utilizzando il corpo come strumento di conoscenza. La direzione del vento si percepisce sul volto, sulle braccia, nella pressione che cambia. Il movimento della barca si legge nell'equilibrio, nelle vibrazioni, nella tensione delle cime, nella risposta del timone. Ciò che normalmente viene affidato alla vista viene restituito agli altri sensi, non come compensazione minore, ma come diversa forma di competenza.
È qui che la vela diventa scuola di autonomia. A bordo non basta essere presenti: occorre agire, scegliere, coordinarsi, rispettare i tempi, assumersi un ruolo. La barca non fa sconti, ma proprio per questo educa alla responsabilità. In mare non esistono gesti ornamentali: ogni movimento ha un senso, ogni comando deve essere chiaro, ogni persona dell'equipaggio partecipa alla stessa dinamica. Tolto ciò che è strettamente visivo, sulla barca tutti sono chiamati a fare la propria parte.
Questo principio si esprime con particolare evidenza nel Match-Race Homerus, forma di regata resa celebre anche dalle grandi sfide dell'America's Cup. In questa disciplina due barche si confrontano tra le boe; grazie all'uso di boe sonore e segnali acustici, equipaggi composti da persone non vedenti e ipovedenti possono gareggiare tra loro in autonomia. Non è una rappresentazione simbolica dell'inclusione, ma una competizione reale, con tecnica, strategia, ascolto, prontezza e sangue freddo.
Un'altra espressione significativa è quella delle regate di flotta, in cui equipaggi misti, composti da persone vedenti e non vedenti, lavorano fianco a fianco. Qui l'integrazione non è una parola da convegno, ma una pratica concreta: ognuno ha un ruolo, ognuno è necessario, ognuno contribuisce alla manovra. La persona non vedente non è "portata" in barca come passeggero speciale, ma partecipa alla vita dell'equipaggio: tiene una cima, ascolta il vento, risponde a un comando, prepara una manovra. Il mare insegna che la differenza non si cancella: si organizza, si comprende, si trasforma in collaborazione. Il Golfo della Spezia offre una palestra naturale di valore. La sua conformazione, la presenza della diga foranea e la possibilità di sviluppare esperienze di navigazione d'altura permettono di ampliare l'orizzonte della vela autonoma oltre la dimensione del lago. Il mare aggiunge complessità, profondità e bellezza. Chiede più attenzione, ma restituisce una libertà difficile da descrivere: non essere semplicemente accompagnati in un luogo, ma farne parte, leggerlo con il corpo, attraversarlo con competenza.
In un tempo in cui si parla molto di inclusione, esperienze come questa ricordano che l'inclusione vera non consiste nel creare spazi protetti dove la persona con disabilità resti spettatrice, ma nel costruire contesti in cui possa imparare, rischiare in sicurezza, sbagliare, migliorare, decidere, competere, collaborare. La vela autonoma non elimina il limite visivo: lo attraversa. Non promette facilità: offre metodo. Non sostituisce la vista con la retorica: insegna a usare percezioni, disciplina e intelligenza.
Vedere il vento con il corpo significa scoprire che l'autonomia non è un'idea astratta, ma una pratica fatta di ascolto, mani, equilibrio, fiducia e responsabilità condivisa. Significa salire a bordo non per dimostrare qualcosa agli altri, ma per ritrovare una relazione più piena con se stessi, con il mare e con il mondo.

BOX

Due Colori nel Vento APS
Due Colori nel Vento APS nasce per rendere stabile questa possibilità nel Golfo della Spezia, ufficializzando la collaborazione e l'aggregazione al metodo Homerus. L'associazione è riconosciuta dalla Federazione Italiana Vela come seconda base nautica metodo Homerus in Italia: un riconoscimento che testimonia la serietà del percorso intrapreso e il valore di una proposta capace di unire sport, formazione, accessibilità e crescita personale. L'attività didattica è stata avviata formando istruttori presso la scuola madre di Bogliaco. Oggi Due Colori nel Vento conta quattro istruttori federali preparati secondo il metodo Homerus, con competenze specifiche nel Match-Race. L'associazione organizza corsi base di vela autonoma per persone non vedenti e ipovedenti, per garantire sicurezza e apprendimento reale. Accanto ai corsi, propone giornate di avvicinamento alla vela, perché chi non la conosce possa comprenderne concretamente spirito, metodo e possibilità; inoltre organizza uscite in mare, allenamenti e percorsi di preparazione per regate Match-Race e regate di flotta.
Due Colori nel Vento APS - La Spezia
Email: duecolorinelvento@gmail.com



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