Numero 1 del 2001
Titolo: Il museo “Omero” di Ancona
Autore: Redazionale
Articolo:
Istituito nel 1993 dal Comune di Ancona, su ispirazione dell’Unione Italiana Ciechi e con il contributo della Regione Marche, il Museo “Omero” è una struttura che offre ai ciechi la possibilità di conoscere l’arte attraverso il tatto.
“Toccare l’arte”: un obiettivo impensabile fino a pochi anni fa, dato che quasi tutti i musei opponevano, ed ancora oppongono, il divieto di toccare le opere d’arte anche a quei pochi ciechi che lo richiedono.
Il Museo “Omero” copre un vuoto nel panorama dei servizi culturali per i non vedenti ed inoltre, essendosi aperto a tutta la cittadinanza, riveste oggi anche un’importante funzione didattica e di promozione artistica.
L’attività svolta e la sua peculiarità nel panorama delle istituzioni culturali hanno avuto come conseguenza un importante riconoscimento: la legge 452 del novembre 1999 ha istituito infatti il Museo tattile statale “Omero”, che potrà contare su finanziamenti per l’acquisizione delle opere e lo svolgimento delle attività di promozione artistica.
Tra queste, di particolare rilevanza, sono le mostre temporanee, le visite guidate, gli incontri e i seminari.
Il Museo “Omero” dedica molta attenzione alle scuole che accedono spesso, in numero sempre maggiore, alle sale espositive; i giovani, osservando i precisi modelli architettonici esposti, studiano da vicino volumi, spazi e stili.
Visitato con interesse e curiosità anche da studenti universitari, laureandi in architettura o in discipline legate ai beni artistici e culturali, questa struttura è considerata all’avanguardia perché il percorso proposto al visitatore è flessibile e si adatta ad ogni specifica esigenza. Inoltre ogni persona che accede al Museo, soprattutto se non vedente, è del tutto autonoma grazie a una guida sonora denominata Walk Assistant, un percorso guidato ad elevata tecnologia.
Struttura museale realizzata per la promozione dell’esperienza tattile nella produzione artistica, il Museo “Omero” intende non solo approntare una strumentazione sussidiaria per chi non può misurarsi con la luce e con l’immagine, ma anche rivelare a tutti, a prescindere dalla cecità, la possibilità della percezione.
Nelle spaziose sale del Museo (750 mq su tre piani) sono ospitati, in ordine cronologico, calchi di gesso delle più celebri sculture di tutti i tempi; dai modelli della scultura egiziana ai massimi capolavori dell’arte greca, dalle opere etrusche e romane a quelle gotiche e medievali.
Tra le tante copie esposte ricordiamo le più famose: la Nike di Samotracia (riduzione), la Venere di Milo, l’auriga di Delfi, la testa (particolare) del gruppo del Galata Morente, la danzatrice di Tivoli, la statua di Aulo Metello, le formelle del campanile di Giotto.
Per ciò che riguarda il Rinascimento, Michelangelo è il più rappresentato con le copie, a grandezza originale, della testa (particolare) del David, dell’intero gruppo scultoreo della notissima Pietà “Rondanini” e dello Schiavo morente; e, inoltre, i due “tondi”, Pitti e Taddei, e la celeberrima Vergine di Bruges.
La scultura del secondo Rinascimento è rappresentata dal Giambologna con il Mercurio e la bellissima Venere al bagno; quella barocca del Bernini con il seducente busto di Costanza Bonarelli, e quella neoclassica dalla Venere italica del Canova.
Il Museo viene arricchito con costanti acquisizioni, al fine di documentare, in modo organico, l’arte scultorea e plastica.
A questo proposito occorre ricordare che all’interno della struttura è stata anche allestita una sala dedicata alla scultura contemporanea, rappresentata da opere originali di artisti molto famosi tra i quali Valeriano Trubbiani, Edgardo Mannucci, Girolamo Ciulla e Umberto Mastroianni. È questa una sezione che arricchisce ulteriormente il Museo stesso e lo colloca all’interno di quelle strutture culturali italiane che operano come centri promozionali e sperimentatori delle più avanzate operazioni estetiche.
Come molte e autorevoli voci hanno affermato, l’Arte del novecento si esprime attraverso una molteplicità di linguaggi, stili e forme espressive.
Il Museo “Omero” vuole testimoniare questa ricerca a tutti e non solo, anche se soprattutto, ai minorati della vista.
La sezione dedicata all’architettura è stata costituita, forse più delle altre, con intenti didattici.
Leggere e capire un’opera architettonica è operazione complessa per tutti; per un non vedente essa diventa anche molto ardua. La mancanza di riferimenti formali, le dimensioni e il difficile rapporto coi materiali sono stati superati, in questa sezione, con l’esposizione di modelli in grande scala, delle opere più significative dell’architettura. La collezione tende a documentare lo sviluppo dei grandi capolavori di tutti i tempi con modelli non solo suggestivi, ma anche realizzati sulla base di criteri scientifici.
Il modello della Basilica di S. Pietro e della cattedrale di S. Ciriaco, quello del Pantheon e del Lazzaretto vanvitelliano, la costruzione più famosa di Ancona dopo il Duomo, sono alcuni esempi