Numero 1 del 2001
Titolo: DIDATTICA
Autore: Silvia Frodà
Articolo:
Un “altro” percorso
Parte prima
Introduzione
La mia personale esperienza come maestra di appoggio di una bambina ipovedente pluriminorata è stata caratterizzata dall’utilizzo della tecnica dell’osservazione. Tale metodo è andato da me progressivamente articolandosi fino a giungere all’applicazione dell’“Infant Observation”, tecnica facente parte di quel filone di studi sull’educazione definito “ricerca-azione”.
Vorrei iniziare, quindi, questo lavoro con una breve definizione dell’osservazione come metodo di relazione nello speciale rapporto educatore/educando.
In seguito, entrerò più nello specifico, giungendo fino all’analisi dell’Infant Observation che, da alcuni anni, si è distinta come tecnica osservativa importante, soprattutto, nei casi di bambini pluriminorati o in condizione di svantaggio.
Infine, riporterò alcune osservazioni sulla bambina da me seguita a scuola ed in famiglia durante lo scorso anno scolastico. Tali osservazioni sono state periodicamente supervisionate da un’esperta psicologa psicoterapeuta operante in tale settore.
Ciò vuole proporsi, soprattutto, come spunto per poter condurre positivamente un lavoro con bambini con deficit visivo pluriminorati. Desidero, infatti, che questo mio scritto non venga recepito da chi legge come una specie di “ricetta” costituita da ingredienti sempre precisi e dosati alla perfezione, e nella quale esistono metodi e procedure da cui non ci si può allontanare. Tale intervento non è, quindi, indicatore di verità certe ed intoccabili, ma al contrario, si pone come rivedibile e modificabile in qualsiasi momento. Il mio obiettivo è, infatti, solamente quello di stimolare un’utile riflessione sulle personali esperienze educative di chi opera nel settore. Non potrebbe essere in altro modo dal momento, che, ormai, sempre più spesso, si parla di evento educativo proprio per sottolineare i caratteri di imprevedibilità insiti in qualsiasi azione educativa.
Tale azione, infatti, è basata su una speciale relazione tra educatore ed educando nella quale si intrecciano, in modo sempre unico ed irripetibile, le diversità personali di entrambi. Visto, cioè, che ogni soggetto che andiamo educando è diverso l’uno dall’altro, come d’altronde siamo diversi anche noi educatori, non possiamo far altro che vivere tutti delle situazioni uniche ed irripetibili.
I bisogni, le prospettive, le possibilità, perciò, cambiano a seconda del caso ed è proprio qui che, secondo me, va sottolineata l’importanza dell’educatore e la sua responsabilità verso il bambino con il quale interagisce, come anche nei confronti di se stesso.
È per me d’obbligo, quindi, limitarmi solamente alla formulazione di una serie di indicazioni di carattere generale utili alla comprensione ed all’orientamento di un’azione educativa e questo nel rispetto della sua originalità e peculiarità.
A mio parere, tra le caratteristiche di un educatore si dovrebbero evidenziare, soprattutto, coerenza, elasticità di pensiero e di azione, flessibilità in ogni situazione, intuizione, originalità e creatività, ma anche capacità di ascolto, serenità interiore ed un certo grado di equilibrio personale.
L’osservazione
L’osservazione è un valido metodo per prendere coscienza ed evidenziare la significatività dei vari comportamenti nella comunicazione formativo-didattica.
Più comunemente, infatti, per osservazione si intende una descrizione, più o meno precisa, dell’evento educativo che si vuole prendere in considerazione.
Perciò, chi osserva non deve far altro che rappresentare ciò che sta osservando attraverso dei significati che rispettano delle regole generalmente riconosciute e condivise.
Spostandomi ora nello specifico di un’azione educativa rivolta a bambini pluriminorati, è necessario sottolineare che l’obiettivo cambia: non è più specificatamente didattico e formativo (nel senso di apprendimento scolastico vero e proprio), ma si rivolge fondamentalmente alla formazione ed alla valorizzazione delle risorse proprie di questi bambini mirando, anzitutto, al raggiungimento del loro benessere personale.
Nonostante l’odierna pedagogia si ponga in generale questi scopi anche per tutti i bambini, non solamente per quelli in situazione di disagio, il problema dell’applicazione di questi intenti rimane purtroppo ancora legato all’arretratezza di certa didattica influenzata da programmi vecchi e demotivanti.
Non va dimenticato, perciò, che all’interno del metodo osservativo, al fine di ottenere una reale educazione, il discorso non deve rimanere esclusivamente su un piano descrittivo ma è necessario che evolva in senso prescrittivo, cioè che dia delle indicazioni di Valore. A questo punto, va sottolineato che, così facendo, non otterremo mai dei risultati universali ed oggettivi ma, al contrario, rileveremo la parzialità e la soggettività di tale azione educativa.
Essa, infatti, esprimendosi come un’azione umana, è composta per sua natura da razionalità ed emotività, due componenti che insieme formano la totalità