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Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti ETS - APS

 

Tiflologia per l'Integrazione

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Numero 1 del 2001

Titolo: MEMORIE TIFLOLOGICHE

Autore: Zurita


Articolo:
Libri e riviste: esperanto e cooperazione internazionale
Mi sarebbe piaciuto che questo articolo fosse stato scritto da Raymond Gonin.
Ma, nonostante le mie sollecitazioni, la sua cattiva salute, purtroppo, non gli ha consentito di accogliere la mia richiesta.
Il 26 ottobre 1998, ho potuto incontrare Raymond, a casa sua, a Lione (Francia) ed ho raccolto la sua preziosa testimonianza.
Il mio incontro con i coniugi Gonin è stato, per me, un momento di intensissima emozione. Benché l’età avanzata e gli inevitabili problemi di salute che l’accompagnano non risparmino nessuno, ho potuto constatare con gioia che Raymond porta molto bene i suoi 85 anni e che conserva intatti tutto il suo sapere e tutta la sua lucidità. Raymond e Jacqueline, sua moglie, non sono per nulla cambiati: rimangono le persone colte e serene che io avevo conosciuto trent’anni fa. Certo, i ricordi di Raymond non risultano sempre esaurienti, ma proprio seguendo le sue indicazioni, ho potuto leggere i testi che mi hanno consentito di completare il quadro delle informazioni di cui avevo bisogno.
La nascita dell’esperanto
Essendo “The World Blind” una rivista internazionale, non posso dare per acquisito che tutti i lettori conoscano l’argomento che qui ci interessa.
Verso la fine del secolo XIX, un medico polacco, di nome Lazar Ludovik Zamenhof, tentò di risolvere in via definitiva il problema della comunicazione fra persone parlanti lingue materne diverse. Egli ideò, allora, una lingua ausiliaria internazionale: l’esperanto. Se l’esperanto non ha ottenuto il successo sperato, è tuttavia innegabile che sia la lingua artificiale più usata e che meglio ha resistito al tempo.
Gli esperantisti, fra i quali io mi onoro di essere, sostengono un’idea fondamentale, definita “idea interna”, il cui valore trascende l’ambito degli interessi puramente pragmatici. Infatti, si tratta più propriamente di un’affermazione del principio di eguaglianza tra gli uomini, perché permette loro si superare le barriere linguistiche.
L’esperanto e i ciechi
Ben presto, ciechi di diversi Paesi videro nell’esperanto uno strumento di libertà, particolarmente prezioso e promettente, soprattutto perché i problemi con i quali essi si stavano confrontando non conoscevano frontiere.
Prima della seconda guerra mondiale, l’esperanto era parlato da un gran numero di coloro che, specialmente in Europa, erano divenuti dirigenti delle associazioni nazionali dei disabili visivi. Le cose sarebbero profondamente cambiate in seguito: oggi l’esperanto è ben conosciuto soltanto da pochi dirigenti. Per quanto mi riguarda (ed io ne vado fiero), ho imparato l’esperanto durante la mia giovinezza, come se si fosse trattato di un gioco. In seguito, ho mosso i miei primi passi nella vita internazionale, proprio partecipando a congressi di esperantisti. Ancora oggi mi accade di leggere pubblicazioni in esperanto, lingua alla quale rimango fortemente affezionato.
“Esperanta Ligilo” fu la prima rivista in braille a diffusione veramente internazionale. Apparve nel 1904 e, circostanza di particolare rilievo, viene regolarmente pubblicata anche oggi.
Prima della costituzione del Consiglio mondiale per la promozione sociale dei ciechi (Ompsa) e della Federazione internazionale dei ciechi, organizzazioni dalla cui fusione, nel 1984, sarebbe nata l’Unione mondiale dei ciechi (Wbu), sono stati compiuti molteplici tentativi per promuovere la cooperazione internazionale.
Ricordiamo che l’Ompsa fu costituita per iniziativa dei rappresentanti di alcune Associazioni, riuniti a Oxford (Inghilterra) nel 1949. Le prime basi della cooperazione internazionale furono fissate in occasione della conferenza internazionale svoltasi a New York nell’aprile del 1931 (1).
Tornando agli anni che hanno preceduto la seconda guerra mondiale, una conoscenza approfondita delle organizzazioni dei ciechi permette di affermare con assoluta certezza che il movimento internazionale più credibile e più stabile, operante a favore dei ciechi in quegli anni, fu quello costituito dagli esperantisti ciechi.
Fin dal 1906, si nota la presenza di partecipanti ciechi al Congresso universale dell’esperanto di Cambridge. In seguito, secondo quanto si desume da “Esperanta Ligilo”, i contatti si intensificarono ed il movimento si sviluppò ulteriormente.
Accesso all’Informazione
Oggi l’accesso all’informazione è un’aspirazione con più concrete possibilità di successo che in qualsiasi altro momento. Da molto tempo, alcuni ciechi si sono impegnati senza tregua, per non rimanere esclusi dalla cultura.
In occasione di un mio recente viaggio in Svezia, ho potuto visitare il museo storico dell’associazione dei disabili visivi svedesi. Vi ho scoperto alcune meraviglie tiflologiche realizzate, a costo di indicibili sacrifici, da Harald Thilander: un libro che riproduce in rilievo le bandiere di quasi tutti gli Stati del mondo; gli alfabeti in rilievo di diverse lingue; una raccolta di biologia e di anatomia contenente rappresentazioni in ril



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