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Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti ETS - APS

 

Tiflologia per l'Integrazione

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Numero 1 del 2001

Titolo: RECENSIONI

Autore: Redazionale


Articolo:
Il bambino con disabilità visiva
Da circa 25 anni nel nostro Paese è in atto la prassi dell’integrazione scolastica per i bambini non vedenti, ipovedenti e pluriminorati. Non è questa la sede per condurre una riflessione sul cammino percorso, né tanto meno sui risultati e sulle prospettive; qui è sufficiente indicare lo spazio che di fatto ha occupato la famiglia, sia nel dibattito tra gli addetti ai lavori, sia nell’organizzazione dei servizi; al di là delle enunciazioni contenute in norme di legge e in relazioni tecniche, va rilevato che essa ha ricevuto un’azione molto inferiore rispetto al peso che le spetta nel processo di integrazione del bambino.
Non importa dilungarsi troppo su questo punto, ma basterà riflettere sul fatto che in generale si parla del processo evolutivo del bambino, del suo cammino verso l’integrazione scolastica e sociale, dando per scontato che la famiglia non abbia bisogno a sua volta (e spesso in misura anche maggiore) di risposte competenti, tempestive e stabili nel tempo, in termini di aiuto, di servizi, di sostegno umano prima ancora che tecnico.
In sostanza le normative e la prassi di intervento il più delle volte rivolgono la loro attenzione ad una pianta che ha da crescere sana e forte, trascurando quasi totalmente di coltivare il terreno che la deve alimentare e sostenere.
Il primo merito dell’opera di M. Cay Holbrook, Ph. D. e dei suoi collaboratori è quello di porre al centro dell’attenzione proprio la famiglia, che appare subito come l’anello forse più delicato del sistema delle agenzie educative, ma paradossalmente anche la più importante, il terreno più fecondo, lo scenario entro il quale hanno luogo i primi apprendimenti del bambino, quelli che stanno a fondamento delle competenze, delle abilità, delle conquiste che potrà fare, nella scuola e nella vita.
La Holbrook ha inteso mettere a disposizione dei genitori l’esperienza pluriennale sua e dei suoi collaboratori; non solo, ma il team di specialisti ha voluto fare uno sforzo nella direzione della raccolta sistematica di notizie, di informazioni, di consigli, per consegnare ai genitori anche una testimonianza di impegno umano e civile, un libro che li accompagni nel loro cammino di crescita personale prima di tutto e poi anche nello svolgimento di quella opera delicatissima ed insostituibile che sono chiamati a svolgere nei confronti del figlio e, aggiungiamo noi, nei confronti della collettività, spesso distratta. Sì, perché la Holbrook mostra in tutta la sua portata da un lato la complessa problematica che riguarda anzitutto l’integrazione della famiglia, la sua crescita armonica in presenza del bambino con minorazione visiva o con plurihandicap; ella poi dà quelle indicazioni che fanno assumere alla famiglia stessa un ruolo attivo nella collettività di cui fa parte, un ruolo di educatore, di promotore di un modello di convivenza più rispettoso della diversità, ma soprattutto di un modello di relazione interpersonale che sappia valorizzare il positivo che è in ciascuno di noi.
La “Guida per genitori” è il frutto di un lavoro multidisciplinare, ben armonizzato e ben coordinato dalla professoressa Holbrook; però esso tutto è fuorché un manuale scientifico: il linguaggio e lo stile con cui è condotta testimoniano lo sforzo, ben riuscito, di comunicare concetti complessi e desunti dalla letteratura specializzata più aggiornata, a persone che non sono addette ai lavori, che in genere si trovano in una situazione di sofferenza e che hanno bisogno di termini in sintonia con il loro vivere quotidiano, con il loro sentire. La “Guida” si configura come un’opera di valore scientifico proprio perché riesce a coniugare l’esigenza della chiarezza con quella, altrettanto fondamentale, dell’efficacia del messaggio; sotto questo ultimo aspetto le testimonianze dei genitori da un lato ed un intero capitolo affidato ad un genitore che è anche un professionista nel settore (il capitolo sesto), contribuiscono a renderla un’opera viva, da cui anche chi lavora in questo campo, pur senza essere né genitore, né familiare del bambino con disabilità, può certamente trarre insegnamento.
La precisione e la meticolosità con cui vengono fornite informazioni, notizie, punti di riferimento, costituiscono un altro pregio dell’opera; ma forse l’aspetto che più di ogni altro merita una sottolineatura è lo spirito con cui gli autori si pongono di fronte ai loro interlocutori. Il genitore, la coppia genitoriale, il single, i componenti della famiglia, la famiglia allargata, restano per tutto il libro al centro dello scenario, e in ogni pagina si avverte la profonda tensione degli autori a stabilire una relazione di aiuto, per metterli in condizione di riprendere il ruolo di persona, con i loro interessi, i loro sentimenti, i loro problemi di ruolo, di coppia, e, certo, con uno o anche parecchi problemi in più rispetto alle altre famiglie. Le informazioni, i consigli, le notizie, hanno solo lo scopo di porsi come strumenti di questa crescita. La



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