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Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti ETS - APS

 

Corriere dei Ciechi

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Numero 9 del 2006

Titolo: ITALIA - I trabocchetti della città

Autore: Michele Novaga


Articolo:
“Ora sto un po' meglio anche se ci vorrà molto tempo prima che ritorni a camminare come prima. Ho difficoltà nei movimenti e non cammino se non con la stampella e l'aiuto di qualcuno", dichiara Marco De Pasquale a "Il Corriere dei Ciechi" dalla casa dei suoi genitori in provincia di Lecco assistito 24 ore su 24. Non vedente, attivo nella difesa dei diritti dei disabili e nella lotta per l'abbattimento delle barriere architettoniche di cui sono ricche le città italiane, il 28 giugno scorso a seguito di una caduta in un tombino di Milano, ha riportato la frattura della scapola in tre punti e la sospetta rottura del bacino. Un volo rocambolesco di due piani. "I soccorritori mi hanno detto che mi poteva andare molto peggio. E' un miracolo se alla fine mi sono rotto solo la scapola", aggiunge Marco.

Quel tombino non transennato

A Milano la città più europea d'Italia, definita da molti la locomotiva del paese, possono capitare vicende assurde come questa. "Stavo andando all'Inps dove lavoro come centralinista da dieci anni. Come ogni mattina, ero sceso alla fermata della metropolitana e mi stavo incamminando in via Melchiorre Gioia seguendo la pista ciclabile che, essendo liscia, è per noi non vedenti un ottimo cammino. All'angolo del cancello dell'Inps il bastone mi ha segnalato un gradino. Io pensavo che fosse il marciapiede e ho messo giù il piede". In realtà era un tombino transennato solo su due lati. Si saprà solo in seguito, da fonti della ditta che in quel tombino stava posando cavi telefonici, che quel giorno gli operai stavano tirando i cavi da un tombino all'altro lasciando incustodito solo per alcuni secondi quello dove Marco è precipitato. Una giustificazione che non regge e che non dissimula l'imprudenza compiuta da questi tecnici.
Marco di colpo si è trovato al secondo seminterrato dell'Inps dopo una caduta di oltre quattro metri. "Un volo tremendo. Mi sono fatto male, tanto che non riuscivo a respirare. Sono stati minuti d'inferno. Per fortuna qualcuno si è accorto del mio tonfo e ha chiamato i pompieri e poi l'ambulanza", aggiunge ancora Marco. Due interminabili ore nelle quali i soccorritori (otto vigili del fuoco e tre tra medici e infermieri) non riuscivano a trovare il modo per estrarlo dato che il corpo si era incastrato. "Mi hanno fatto una flebo e mi hanno dato della morfina. Poi grazie al fatto che ero riuscito a sedermi mi hanno tirato fuori. Ma hanno dovuto tagliarmi i vestiti e nel caos ho pure perso il mio inseparabile bastone". Per oltre tre settimane Marco è rimasto immobilizzato in un letto dell'Ospedale Niguarda dove i medici hanno dovuto eseguire parecchi controlli prima di scacciare la paura di un trauma alla spina dorsale. "Sono molto rammaricato principalmente per l'ignavia delle persone e per l'indifferenza totale", afferma Mario Censabella, presidente dell'Unione Italiana dei Ciechi di Milano commentando l'episodio. "La stessa indifferenza e mancanza di rispetto che fa in modo che gente abile utilizzi il pass della nonna morta per parcheggiare sulle strisce pedonali". Censabella cita gli episodi del passato (anche mortali) che hanno coinvolto dei non vedenti a Milano. "Quel cantiere doveva essere transennato non solo per evitare pericoli ai non vedenti, ma per la collettività. E se ci fosse caduto un anziano o peggio ancora un bambino?".

Preoccupazione tra i non vedenti

La vicenda di Marco ha creato sgomento e ha generato una forte inquietudine nei non vedenti che ogni giorno si muovono autonomamente per la giungla cittadina. Pali, panettoni di cemento, escrementi di cani, cantieri aperti non transennati, macchine e moto parcheggiate sui marciapiedi, terreni sconnessi e buche. E poi assenza di percorsi tattili, scivoli di marciapiedi, semafori sonori. Questo lo scenario che quotidianamente si trovano a dover affrontare i non vedenti che vivono a Milano. "Dal giorno dell'incidente di Marco, mi muovo per la città con molta più paura di prima", afferma Michele Pavan non vedente milanese amico di Marco. "Se penso a quanti pericoli devo affrontare ogni giorno per andare a lavorare, mi viene da piangere".
Proprio Michele Pavan è stato il protagonista di una puntata di "Handiamo! Culture Club", un programma sulla disabilità prodotto dai volontari dell'associazione Handiamo! Italia onlus e trasmesso su Oasi Tv, il canale sociale di Sky. Le telecamere hanno seguito Michele dal momento in cui esce di casa per recarsi al lavoro fino a quando ci fa ritorno di sera. Nel filmato si vede come sia complicato arrivare dal portone di casa alla fermata della metropolitana per via di macchine parcheggiate sulle strisce pedonali, massi e macerie lasciate incustodite e persino di bancarelle che, dice Michele, "a seconda del sole e delle condizioni meteorologiche vengono spostate ogni giorno e a volte ci sbatto contro". Ma le immagini mostrano anche come sia difficile orientarsi nei sotterranei della MM privi di percorsi tattili e soprattutto di avvisatori acustici che segnalino l'ar



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